Rottamazione quinquies in scadenza il 30 aprile, cosa rientra e chi è escluso

La domanda per la rottamazione quinquies si presenta online entro il 30 aprile 2026 e blocca le nuove azioni di recupero

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il conto alla rovescia per la rottamazione quinquies è partito: la nuova definizione agevolata delle cartelle esattoriali introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ha una finestra temporale limitata. La domanda va infatti presentata entro il 30 aprile 2026.

La nuova edizione della sanatoria fiscale amplia ulteriormente la platea rispetto al passato, permettendo di regolarizzare debiti affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023 con un vantaggio non da poco, ovvero l’azzeramento di sanzioni e interessi.

Cosa rientra nella rottamazione quinquies

Non tutte le cartelle esattoriali possono essere incluse, tuttavia. La misura riguarda in particolare i debiti derivanti da omessi versamenti emersi dai controlli automatici e formali dell’Agenzia delle Entrate, oltre ai contributi previdenziali Inps purché non derivanti da accertamenti.

Rientrano anche alcune sanzioni amministrative, ma solo se elevate da amministrazioni statali, come nel caso delle multe gestite dalle Prefetture.

Restano fuori, ad esempio: le multe elevate dalla polizia locale, i tributi locali come Tari e bollo auto e i debiti derivanti da accertamenti fiscali. Anche per le multe incluse (cioè le multe statali) lo sconto non riguarda l’importo principale ma solo gli interessi.

Un elemento rilevante è la possibilità di recuperare anche posizioni già perse in passato: possono infatti essere inseriti nella domanda i carichi già oggetto di precedenti rottamazioni o del saldo e stralcio, a condizione che i benefici siano decaduti entro il 30 settembre 2025.

Quanto si paga

Il meccanismo della rottamazione quinquies punta tutto sulla riduzione del debito complessivo. In concreto, chi aderisce paga solo il capitale e alcune spese minori, mentre vengono completamente cancellati sanzioni, interessi di mora e aggio della riscossione.

Nel caso si scelga la rateizzazione, si applica comunque un interesse contenuto che è pari al 3% annuo a partire da agosto 2026.

Come fare domanda

L’adesione alla rottamazione quinquies è possibile esclusivamente online attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Non sono previste modalità alternative: tutto passa dal canale telematico e il termine resta fissato al 30 aprile 2026, come detto.

Una volta inviata la domanda, si attiva una sorta di protezione temporanea: l’ente di riscossione non avvierà nuove procedure esecutive e sospenderà quelle in corso, anche se restano validi eventuali fermi amministrativi o ipoteche già esistenti.

Entro il 30 giugno 2026 arriverà poi la comunicazione ufficiale con l’esito della richiesta. In quel documento saranno indicati l’importo totale dovuto, il calendario dei pagamenti e i moduli già pronti per versare.

Le rate e il pagamento unico

Il contribuente può scegliere tra due strade:

Il piano può arrivare fino a 54 rate bimestrali, distribuite su un arco massimo di nove anni. Le prime tre scadenze cadono già nel 2026, mentre il piano prosegue poi con cadenza regolare fino al 2035.

Nel caso di pagamento in un’unica soluzione basta non rispettare la scadenza per perdere tutto. Se invece si sceglie il piano rateale il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, fa decadere automaticamente dalla definizione agevolata. Esiste una minima tolleranza: è possibile saltare una rata intermedia.

Quando si è dichiarati decaduti il debito torna alle origini cioè comprensivo di sanzioni e interessi e riprendono le azioni di recupero come pignoramenti e fermi amministrativi.

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