Rivalutazione delle criptovalute entro il 1° dicembre, a chi conviene davvero

La rivalutazione delle criptovalute permette di aggiornare il prezzo degli asset in portafoglio al 1° gennaio, pagando plusvalenze più basse

Pubblicato:

Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

Ancora pochi giorni per poter aderire alla rivalutazione delle criptovalute: la deadline è fissata al 1° dicembre 2025. L’opportunità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, che permette di rideterminare il valore fiscale delle cripto-attività in portafoglio al 1° gennaio 2025 versando un’imposta al 18%.

Siamo davanti a un importante strumento di pianificazione fiscale, che permette di risparmiare un po’ sulle imposte, dato che l’aliquota sulle plusvalenze aumenterà al 33% a partire dal prossimo anno e dal 2025 è stata eliminata la soglia di non imponibilità di 2.000 euro.

Cos’è la rivalutazione delle criptovalute

La rivalutazione delle criptovalute ha uno scopo ben preciso: riconoscere ufficialmente il nuovo valore di mercato (al 1° gennaio 2025) degli asset in portafoglio, sostituendo il prezzo di acquisto originario. Il contribuente, in questo modo, versa oggi il 18% di imposte su questo valore, ma va a ridurre drasticamente il carico fiscale nel momento in cui dovesse maturare, in futuro, delle plusvalenze.

Lo strumento serve ai risparmiatori e agli investitori che, nel corso del tempo, hanno acquistato dei Bitcoin o altre criptovalute a un prezzo molto basso e prevedano di venderle nel breve-medio termine.

Aggiornando il prezzo degli asset in portafoglio le plusvalenze generate saranno più basse, permettendo di ridurre le imposte che si dovranno versare nel momento della vendita.

Perché la rivalutazione è strategica

In questi ultimi anni il contesto normativo entro il quale i risparmiatori si devono muovere per gestire le criptovalute è cambiato radicalmente. La Legge n. 207 del 30 dicembre 2024 ha introdotto due importanti novità che andranno a modificare radicalmente la fiscalità sulle criptovalute:

Ma come funziona la rivalutazione delle criptovalute?

A fornirci alcune indicazioni sul suo funzionamento è l’articolo 1, comma 26 della Legge n. 207/2024, il quale stabilisce che è possibile assumere il valore nominale degli asset in portafoglio al 1° gennaio 2025, purché venga assoggettato all’imposta sostitutiva del 18%.

L’escamotage previsto dalla legge permette di far ripartire da zero il valore delle criptovalute, azzerando le plusvalenze che sono state accumulate nel corso degli anni precedenti.

Si va a pagare immediatamente un’imposta ridotta e si riesce a evitare il versamento del 33% dell’importo ottenuto dalla differenza tra il prezzo di vendita futuro e il costo di acquisto storico.

Come funziona la rivalutazione delle criptovalute

Sostanzialmente sono 4 i passaggi operativi nei quali si articola la rivalutazione delle criptovalute, che devono essere seguiti con molto scrupolo.

Determinare il valore delle criptovalute

Il primo passo è determinare il valore normale delle cripto-attività al 1° gennaio 2025.

A fornire alcuni chiarimenti sulla procedura che è necessario seguire è la circolare n. 30/e del 27 ottobre 2023 dell’Agenzia delle Entrate, attraverso la quale è stato spiegato che il valore deve essere rilevato dalla piattaforma exchange nella quale sono state acquistate le criptovalute.

Nel caso in cui non sia possibile rivelarlo dalla piattaforma originaria è possibile farlo attraverso un exchange equivalente dove siano negoziate le stesse cripto-attività. In alternativa è possibile fare riferimento a dei siti specializzati nella rilevazione dei valori di mercato, come possono essere CoinMarketCap o CoinGecko.

Calcolare l’imposta sostitutiva

Il secondo passaggio è il calcolo dell’imposta sostitutiva, andando ad applicare l’aliquota del 18% al valore totale che è stato determinato.

È bene prestare la massima attenzione a questa operazione: l’opzione deve essere applicata a tutte le unità di una singola criptovaluta detenuta. Facciamo un esempio. Se si possiedono 50 Bitcoin e si decide di rivalutarli, il calcolo deve essere effettuato su tutti e 50, non è possibile selezionarne solo una parte.

È possibile, però, decidere di rivalutare solo i Bitcoin e non gli Ethereum (o viceversa, ovviamente): una volta scelta una tipologia, la rivalutazione deve essere effettuata per l’intero ammontare posseduto.

Versare l’imposta sostitutiva

Il terzo passaggio è il versamento dell’imposta attraverso il Modello F24.

L’operazione deve essere effettuata utilizzando il codice tributo 1717, denominato Imposta sostitutiva sul valore delle cripto-attività rideterminato al valore normale, che deve essere inserito nella sezione Erario.

Nel campo anno di riferimento deve essere indicato il 2025 nel formato AAAA. La scadenza per effettuare il versamento, da effettuare in un’unica soluzione, è il 1° dicembre 2025. La scadenza sarebbe stata il 30 novembre, ma cadendo di domenica ha fatto slittare il tutto di una giornata.

Se si sceglie il pagamento dilazionato, il versamento deve essere effettuato in tre rate di pari importo:

Per il pagamento rateale è necessario applicare gli interessi del 3% annuo sulle rate successive alla prima. Anche questi vanno versati tramite un Modello F24.

La dichiarazione dei redditi

Il quarto passaggio è compilare la dichiarazione dei redditi 2026, che si riferisce al periodo d’imposta 2025, dove sarà necessario indicare l’operazione di rivalutazione.

Nella documentazione devono essere indicati gli investimenti detenuti all’estero, inclusi wallet ed exchange utilizzando il quadro RW. L’imposta sostitutiva versata per la rivalutazione nel quadro RT.

Ricordiamo che il quadro RW assolve ad una funzione molto importante di monitoraggio fiscale. Il quadro RT, sezione XI, registra l’operazione di affrancamento con l’indicazione del valore rivalutato e dell’imposta versata.

Conviene davvero rivalutare?

La rivalutazione non è vantaggiosa per tutti: è necessario valutare con attenzione la propria posizione finanziaria e prendere in considerazione una serie di fattori.

È conveniente laddove le criptovalute siano state comprate a un prezzo molto basso alcuni anni fa e quando il loro valore attuale è significativamente superiore al costo storico. In questo caso si deve versare un 18% su un valore certo oggi invece di un 33% su una plusvalenza – che, almeno potenzialmente, potrebbe essere molto più alta un domani.

Potrebbe essere conveniente se si prevede di vendere nell’arco di due massimo tre anni. Il beneficio fiscale si concretizzerà al momento della vendita, calcolando la differenza tra il prezzo di vendita e quello rivalutato, invece che quello originario.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963