Si avvicina il momento in cui l’architettura dell’Euro digitale dovrà essere messa alla prova. Nel frattempo non mancano aggiustamenti di tiro per quanto riguarda i protocolli di utilizzo. La Banca d’Italia ha proposto l’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti: una presa di posizione netta che non solo tutela la piccola distribuzione, ma evita di rendere la nuova moneta invisa a quelle fasce di contribuenti che tradizionalmente la accoglierebbero con diffidenza.
La linea di Via Nazionale stabilisce che la digitalizzazione non può avvenire a spese dei margini degli esercenti, specialmente per le transazioni di importo minimo. Si tratta di una battaglia sostenuta con forza da Fipe-Confcommercio, che chiede di trasformare questa indicazione in una norma vincolante proprio mentre le istituzioni comunitarie definiscono il quadro legale dell’Euro Digitale.
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L’Unione Europea di fronte al nodo delle commissioni zero
Il richiamo di Via Nazionale si inserisce direttamente nel cantiere normativo aperto a Bruxelles. Il Parlamento europeo e il Consiglio stanno vagliando il regolamento che accompagnerà il debutto della nuova moneta pubblica dematerializzata, con l’obiettivo di evitare il paradosso del Pos, in cui l’obbligo di accettazione digitale si traduce in un’erosione dei ricavi sugli scontrini più piccoli, come quelli del pane e del caffè.
All’interno del dibattito si stanno delineando due direttrici fondamentali
- la fissazione di un tetto massimo stringente sulle commissioni interbancarie relative alle transazioni di basso valore, con la previsione di una franchigia totale per le cifre inferiori a 10 o 15 euro;
- la garanzia di un’infrastruttura d’incasso fornita agli esercenti a condizioni di quasi gratuità, azzerando i costi fissi di gestione che oggi gravano sui terminali tradizionali.
In quali Stati i commercianti stanno protestando
L’insofferenza per i costi dovuti agli intermediari finanziari non rappresenta un’esclusiva italiana, proprio come il ritorno di fiamma per il contante. Pure in altri Paesi membri della Comunità Europea la rete del piccolo dettaglio sta presentando esposti e sollecitando le rispettive autorità garanti per porre un freno allo strapotere dei circuiti di credito.
In Francia e in Spagna i rappresentanti del commercio di vicinato denunciano una sproporzione insostenibile tra l’entità delle transazioni e le commissioni applicate, invocando un’armonizzazione europea dei tassi d’incasso.
In Germania, dove la rete commerciale frena sull’abbandono del contante, le associazioni di categoria sottolineano come l’assenza di tutele sui costi di gestione rischi di stritolare la micro-impresa a vantaggio della Grande distribuzione.
Quale futuro e quale scopo per l’Euro Digitale
L’Euro digitale nasce con l’ambizione di rappresentare una vera e propria banconota elettronica emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, pensata per affiancare la cartamoneta senza sostituirla. Per come è stata concepito, avrà chiaramente lo stesso valore nominale e la medesima certezza di saldo del contante fisico.
L’infrastruttura non vorrebbe rappresentare l’ennesimo filtro burocratico, ma punta all’obiettivo strategico di rendere l’Unione Europea autonoma dai grandi circuiti internazionali attraverso una piattaforma pubblica di pagamento indipendente.
Attualmente l’Euro digitale si trova nella fase di sviluppo tecnico, che prevede l’integrazione dei sistemi della nuova moneta con le architetture già esistenti. Dal prossimo anno entrerà in funzione la fase di test sul campo, a seguito del completamento dell’iter legislativo tra le istituzioni europee.