Negoziati tra Usa e Iran, le tappe verso l’intesa di Evian: il ruolo dell’Ue e dell’Italia

Dopo mesi di tensioni militari, Washington e Teheran scelgono il pragmatismo: cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Stati Uniti e Iran hanno finalmente avviato un percorso negoziale dopo mesi di tensioni militari nel Medio Oriente. L’intesa preliminare, raggiunta il 15 giugno 2026, apre una fase di cessate il fuoco e la prospettiva di un accordo.

Il processo è ancora in uno stato embrionale, ma il calendario degli appuntamenti geopolitici sembra essere già pronto, al fine di arrivare a un’intesa definitiva prima della fine dell’estate.

I 14 punti del Memorandum del 19 giugno

L’accordo prevede la sospensione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, decisione centrale per la stabilizzazione dei mercati energetici internazionali.

A partire da questa intesa, le parti hanno avviato un percorso che dovrebbe essere formalizzato venerdì 19 giugno, data indicata per la firma di un memorandum politico.

Secondo ricostruzioni diplomatiche, il memorandum dovrebbe articolarsi sui seguenti elementi:

  1. cessate il fuoco verificabile tra Stati Uniti e Iran;
  2. graduale riapertura dello Stretto di Hormuz;
  3. avvio formale dei negoziati sul programma nucleare iraniano;
  4. definizione del quadro di ispezioni internazionali sotto supervisione Aiea;
  5. congelamento delle escalation militari durante la fase negoziale;
  6. sospensione di nuove misure volte a sanzionare Teheran;
  7. articolazione di un calendario negoziale di circa 60 giorni;
  8. attivazione di canali di comunicazione militare diretta tra le parti;
  9. attivazione di misure di protezione delle infrastrutture strategiche nel Golfo;
  10. rispetto del principio di non attacco alle installazioni energetiche e marittime;
  11. coordinamento con le Nazioni Unite e altri eventuali organismi internazionali;
  12. coinvolgimento facilitativo dell’Unione europea nella fase di attuazione del programma nucleare;
  13. meccanismo di revisione periodica dell’intesa negoziale;
  14. definizione di criteri per un eventuale alleggerimento graduale delle sanzioni economiche.

Il vertice internazionale a Evian

A settembre 2026 è previsto un vertice internazionale a Evian, in Francia, dove il dossier dovrebbe essere discusso a livello politico tra Stati Uniti, Iran e partner internazionali.

Non si tratta di una sede formale del negoziato bilaterale ma di un passaggio di confronto multilaterale utile a consolidare il quadro emerso nei mesi precedenti e a coinvolgere i principali attori internazionali, tra cui l’Unione europea.

Nessun rappresentante da Bruxelles prenderà parte alla fase iniziale dell’intesa ma ci si aspetta un ruolo chiave nella fase autunnale degli accordi, sulla base dell’esperienza maturata durante il Joint Comprehensive Plan of Action del 2015. Grazie a una credibilità maturata nel tempo, fungerà da supporto tecnico per le verifiche sulle nuove coordinate nucleari della Persia e della sicurezza nello Stretto.

Nel corso del G7, tuttavia, sono emerse divergenze di opinione sul possibile ruolo dell’Europa. Il Presidente Macron ha indicato la necessità di un coinvolgimento attivo dell’Ue nella fase di attuazione e nella sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, mentre Donald Trump ha descritto l’intesa come un’operazione non complessa, sottolineandone la natura bilaterale tra Washington e Teheran.

Qualora i negoziati abbiano prodotto una convergenza sufficiente, tra ottobre e novembre 2026 si potrebbe giungere alla fase conclusiva, con la firma di un accordo definitivo.

Il ruolo dell’Italia

L’Italia sta seguendo da vicino l’evoluzione del negoziato tra Stati Uniti e Iran, con particolare attenzione alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici globali.

La Presidente Meloni ha confermato la disponibilità a valutare un contributo alla sicurezza marittima nell’area, inclusa una possibile presenza navale, subordinata all’autorizzazione del Parlamento e a un quadro internazionale condiviso. L’eventuale impegno resterebbe legato a condizioni di stabilità e a un mandato multilaterale, nell’ambito del coordinamento con i partner europei e gli alleati Nato.

I contenuti possibili dell’accordo finale

L’accordo in costruzione avrebbe un impianto pragmatico e progressivo. Gli Usa sembrano voler garantire un graduale alleggerimento delle sanzioni verso l’Iran, subordinato allo stop del blocco navale a Hormuz.

Forse il nodo più importante riguarda il nucleare, dove non si può mettere in discussione l’arricchimento di uranio per uso bellico ma la percentuale che Washington concederebbe a Teheran. Per ora restano fuori da ogni discussione la relazione tra la Persia e i gruppi armati mediorientali e ogni rivendicazione sul fronte dei diritti umani a tutela dei prigionieri politici.

La posizione di Israele

Israele non ha semplicemente espresso forte contrarietà all’impostazione del negoziato, ma per tutta risposta ha inasprito gli attacchi al Sud del Libano. Con il tempo si vedrà quanto le posizioni di Tel Aviv condizioneranno i negoziati tra Usa e Iran.

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