Stretto di Hormuz tra le mine, petroliera cinese sfida il blocco: gli aggiornamenti

Una nave cinese ha forzato il blocco dello Stretto di Hormuz imposto dagli Usa. Intanto il passaggio è minato e la navigazione è rischiosa

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Mentre continua il braccio di ferro fra Iran e Stati Uniti, una petroliera cinese è transitata nello Stretto di Hormuz.

Secondo i dati di tracciamento marittimo, la nave Rich Starry, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha completato il passaggio verso il Golfo dell’Oman, nonostante il blocco annunciato da Washington. Alla partita geopolitica, dunque, si aggiunge anche la sfida cinese.

Petrolio iraniano verso la Cina

La tenuta delle forniture di petrolio per la Cina è garantita da un sistema di scorte e navi già in movimento. Secondo le società di monitoraggio, circa 38 milioni di barili di greggio iraniano si trovano su petroliere nei mari asiatici, con una concentrazione significativa al largo della costa cinese.

Nella provincia dello Shandong, cuore delle raffinerie indipendenti, i livelli di stoccaggio sono prossimi ai massimi annuali. Questo consente alla Cina di assorbire eventuali shock nel breve periodo, anche in caso di interruzione prolungata dello stretto.

Teheran si rivolge all’Onu

La reazione iraniana si muove anche sul piano diplomatico: il rappresentante di Teheran alle Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha denunciato formalmente il blocco imposto da Trump come una violazione del diritto internazionale marittimo.

Nella lettera inviata al segretario generale Antonio Guterres, l’Iran attribuisce agli Stati Uniti la responsabilità di una escalation che mette a rischio la stabilità regionale. Teheran chiede inoltre ai Paesi del Golfo tra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti di non sostenere le operazioni americane.

Falliscono i negoziati di pace in Medio Oriente

Il contesto è aggravato dallo stallo nei colloqui tra Washington e Teheran. L’offerta iraniana di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio è stata respinta dall’amministrazione guidata da Donald Trump, che chiedeva impegni più lunghi.

Nel frattempo, il Pakistan si è offerto di ospitare nuovi negoziati a Islamabad, ma senza garanzie sulla partecipazione delle parti.

Navi da guerra e minacce nello Stretto di Hormuz

Secondo fonti statunitensi, oltre 15 unità navali sono impegnate nel controllo dello stretto. Washington ha chiarito che qualsiasi imbarcazione sospettata di pagare pedaggi all’Iran potrebbe essere fermata.

Teheran avverte che un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe far schizzare ulteriormente i prezzi energetici in tutto il mondo.

Mine e rischio sicurezza nello Stretto di Hormuz

Uno degli elementi più delicati riguarda le mine navali posizionate dall’Iran. Secondo fonti americane, Teheran avrebbe disseminato ordigni di vario tipo (galleggianti, ancorati, magnetici e di fondo) spesso senza una mappatura precisa.

La geografia dello Stretto di Hormuz, con fondali relativamente bassi e rotte obbligate, rende lo sminamento complesso e potenzialmente lungo. Anche una riapertura parziale richiederebbe corridoi sicuri protetti da operazioni militari.

La proposta di Xi Jinping

Il presidente cinese Xi Jinping ha avanzato un piano in quattro punti per la stabilità regionale, durante un incontro con il principe emiratino Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. La proposta punta su sovranità, diritto internazionale e cooperazione tra sicurezza e sviluppo. Pechino, nei fatti, rivendica un ruolo come player in questa crisi.

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