Ex Principe Andrea, il patrimonio reale: conti che non tornano e milioni in prestito

Andrea aveva un tenore di vita estremo, difficilmente giustificabile solo con il suo appannaggio reale. Ecco come avrebbe ottenuto i soldi

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Alla fine lo scandalo Epstein è costato carissimo all’ormai ex principe Andrea, prima l’uscita di scena dalla vita pubblica e il progressivo isolamento a corte.

Poi l’arresto con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, in relazione alla presunta condivisione di informazioni riservate con Jeffrey Epstein durante la sua attività di emissario commerciale del governo britannico.

L’appannaggio reale

Per anni Andrea ha vissuto come un miliardario senza esserlo davvero, fra residenze principesche, auto di lusso, collezioni di orologi di lusso, viaggi in jet privati, frequentazioni con oligarchi e uomini d’affari internazionali: tutto mentre i suoi redditi ufficiali erano già allora insufficienti a giustificare quello stile di vita.

Anche in considerazione del suo appannaggio reale, stimato attorno a 1 milione di sterline annue, come ha reso noto il biografo di corte Robert Hardman. Dopo lo scandalo Epstein, l’appannaggio è stato progressivamente ritirato su decisione del sovrano, lasciando l’ex duca di York senza una rendita stabile paragonabile al tenore di vita mantenuto per decenni.

Il caso Virginia Giuffre

Il vero punto di rottura arriva con l’accordo extragiudiziale del 2022 con Virginia Giuffre, grande accusatrice di Epstein. Per evitare il processo civile negli Stati Uniti, ad Andrea servono circa 12 milioni di sterline. Non li ha. Li chiede e li ottiene dalla famiglia: una quota rilevante proviene dal patrimonio privato della defunta Elisabetta II, un’altra dal lascito del Principe Filippo, e una parte dall’allora principe di Galles, oggi Carlo III. Si tratta di somme messe a disposizione per finanziare l’accordo, non di un’erogazione libera a beneficio personale di Andrea.

Oggi, privato dell’appannaggio reale e isolato a corte, emerge una domanda fondamentale: pur avendo avuto accesso a milioni per coprire emergenze legali, come ha fatto Andrea a sostenere nel tempo un’esistenza segnata da un lusso estremo?

Il caso più visibile è quello della Royal Lodge: 30 stanze, costi di manutenzione spaventosi, affitto annuo nell’ordine delle centinaia di migliaia di sterline, ristrutturazioni obbligatorie. Andrea ha abitato per oltre vent’anni in questo immobile formalmente della Corona. Con il ritiro dei finanziamenti reali, la residenza è diventata un peso. Carlo III ha così proposto al fratello il trasferimento in una dimora più piccola, Frogmore Cottage.

C’è poi il capitolo svizzero: lo chalet di Verbier, acquistato per oltre 20 milioni, è stato rivenduto dopo una causa per insolvenza con la venditrice. Tra ipoteche e debiti, l’operazione ha prodotto un margine minimo o nullo. Quei proventi erano stati indicati come la possibile fonte per restituire parte dei prestiti familiari.

Andrea è uno che ama il lusso, come è noto: ha avuto una Bentley personalizzata da 220.000 sterline, Range Rover ibride, Rolex, un Apple Watch in oro da 12.000 sterline, eccetera. Il lusso non era solo consumo, ma status. Andrea ha continuato a esibire simboli di potere economico anche quando il potere reale non c’era più.

I prestiti

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, nel tempo sarebbero emersi prestiti da parte di banchieri e finanziatori vicini agli ambienti conservatori britannici. Il modello funzionava grosso modo così:

La pensione della Marina

Oggi i suoi incassi derivano quasi esclusivamente dalla pensione della Marina, meno di 25.000 sterline l’anno.

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