Google, maxi multa Ue da 890 milioni: Trump minaccia l’Europa

La Commissione Europea sanziona Alphabet per clausole commerciali che violano il Digital Market Act

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Trump dice Dazi, l’Ue risponde multa. La tensione commerciale e tecnologica tra le due sponde dell’Atlantico si fa sempre più alta. La Commissione Europea ha inflitto una maxi multa da 890 milioni di euro ad Alphabet, la società madre di Google, per violazione del Digital Markets Act.

E così salgono a due le sanzioni per violazioni di leggi di mercato e sulla concorrenza. Il tycoon non l’ha presa benissimo e ha accusato Bruxelles di trattare le aziende americane come se fossero un salvadanaio. Non si farà attendere una reazione da parte del Presidente degli Stati Uniti.

Perché la Commissione Europea ha multato Google di nuovo

La sanzione complessiva è motivata da due motivazioni distinte:

Se Mountain View non corregge questo suo operato entro 60 giorni, oltre alle multe succitate sarà costretta a subire sanzioni periodiche in grado di raggiungere fino al 5% del fatturato globale. Considerando che ne deve già pagare una da 4 miliardi, pagare o non pagare non è una semplice alternativa, ma un vero e proprio dilemma amletico.

La replica di Google

Secondo la rappresentanza della multinazionale americana, un’applicazione troppo rigida del Digital Market Act finirebbe per danneggiare gli utenti stessi, in quanto non si tratterebbe di concorrenza leale ma di

un peggioramento del prodotto imposto a favore di un ristretto gruppo di concorrenti mossi da interessi propri, a scapito delle imprese e dei consumatori europei.

Trump minaccia nuovi dazi

La reazione di Washington non si è fatta attendere. Già qualche tempo fa Trump aveva minacciato l’Ue con ulteriori dazi qualora non fossero state lasciate in pace le big tech. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha denunciato un approccio “sempre più aggressivo e discriminatorio” dell’Ue nei confronti del settore tecnologico americano. Tanto da poter mettere a rischio l’accordo di Turnberry.

Secondo Washington, limitare così tanto Google nello stabilire le condizioni di utilizzo della sua piattaforma sarebbe un vero e proprio furto di tecnologia e di proprietà intellettuale.

L’Unione Europea non può continuare a usare le nostre aziende tecnologiche come un salvadanaio per far cassa. Se Bruxelles persiste con queste sanzioni, risponderemo con dazi commisurati.

Donald Trump ha annunciato  l’intenzione di avviare un’indagine ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, lo strumento normativo utilizzato per applicare tariffe doganali esplicitamente ritorsive.

Uno scontro che va oltre la tecnologia

Il prosieguo del contenzioso giuridico tra Google e l’Ue alimenta l’incertezza dei rapporti internazionali anche in Occidente del mondo. La Commissione Europea più che mai determinata a far rispettare le regole del mercato unico digitale, scontrandosi frontalmente con la politica economica protezionistica dell’attuale amministrazione americana, decisa a proteggere i propri giganti tecnologici a qualsiasi costo.

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