Il drone russo in Romania spaventa l’Ue, cosa manca per attivare l’Articolo 4 della Nato

Il governo Meloni ha condannato Mosca, parlando di "atto gravissimo". Putin, da parte sua, ha detto che il drone potrebbe non essere russo. Non è la prima volta che accade, e non sarà l'ultima. Cosa c'è dietro "l'incidente"

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Altro giro, altro drone. Come già nel settembre 2025, la Russia testa la compattezza e i nervi dei Paesi membri della Nato con quelli che sembrano a tutti gli effetti “incidenti” plausibili durante una guerra. Nella notte tra 28 e 29 maggio, Mosca ha sferrato un raid su Odessa, non lontano dal confine tra Ucraina e Romania. Un drone ha finito col colpire un condominio di Galati, in territorio romeno, ferendo due persone e alimentando (ancora una volta) la preoccupazione degli Stati europei.

Il governo Meloni ha parlato di “atto gravissimo” da parte della Russia, mentre Bucarest ha fatto sapere che l’episodio “rientra nella categoria di eventi che giustificano il ricorso a strumenti” come l’Articolo 4 del Patto Atlantico. Ma tra il dire e il fare, ci sono di mezzo gli Stati Uniti.

Le reazioni di Italia e Stati Ue, cosa può fare l’Europa

Giorgia Meloni ha espresso “la più profonda vicinanza e solidarietà alle persone colpite, al governo e a tutto il popolo romeno”, ribadendo la posizione dell’Italia in merito alla guerra in Ucraina: condanna diplomatica e nulla più. O meglio, nulla che esca dal perimetro tattico disegnato dagli Usa. Il nostro Paese è infatti impegnato dal 2022 nell’invio di aiuti militari e umanitari, finora per oltre 3 miliardi di euro complessivi. Una somma inferiore a quella di altri Stati come la Germania, ma di certo importante anche per il bilancio statale.

Ecco, ciò che possono fare gli Stati Ue è tutto qui: supportare l’Ucraina e riarmarsi. Anche in questo caso, di concerto con gli Usa, che informano la strategia dell’intero continente. L’aumento della spesa per la Difesa oltre il 2% e il 3,5% del Pil risponde all’esigenza americana di condividere il peso della gestione del mondo con le proprie province, satelliti europei in primis. Un atto di deterrenza, una questione prettamente industriale e non bellica.

Ferma restando l’impossibilità pratica di creare un esercito comune europeo, in cui polacchi e francesi e tedeschi non potrebbero condividere gli stessi obiettivi, ogni fiamma di possibile escalation ricade sulle spalle della Nato. Che altro non è che il braccio armato di Washington in Europa. Decine di basi americane e decine di migliaia di soldati statunitensi sparsi nei vari Paesi Ue sono lì a ricordarcelo. Così come le annesse polemiche interne agli Stati.

In Italia, ad esempio, la Lega ha assunto posizioni più sfumate per quanto riguarda la condanna della Russia, puntando retoricamente alla promozione della pace. La Polonia, che in Mosca riconosce il proprio nemico esistenziale, ha invece riproposto l’intenzione di combattere l’Orso col fucile in mano. I Paesi sul fianco orientale della Nato sono naturalmente i più esposti alla minaccia russa, che tuttavia non si dovrebbe tramutare in invasione su suolo europeo. Eppure ancora una volta si è tornati a parlare del famigerato Articolo 4 della Nato e della possibilità di un conflitto aperto con la Russia.

Non è la prima volta che un drone russo “agita” la Nato

Così come la Russia aumenta la pressione sui satelliti europei degli Stati Uniti, così noialtri europei rispondiamo con l’opposta minaccia retorica: l’intervento militare congiunto attraverso la Nato. Ogniqualvolta accadono incidenti simili a quello di Galati, si invocano gli ormai celebri Articoli 4 e 5 del Patto Atlantico. Perché è già successo che vettori russi colpissero obiettivi in territorio Nato, checché ne dicano alcuni media che puntano su espressioni a effetto come “per la prima volta”.

Successe ad esempio nel settembre 2025, quando lo spazio aereo polacco fu violato da uno sciame di droni Gerbera di produzione russa, provenienti per la maggior parte dalla Bielorussia. Anche nelle settimane precedenti si era verificato un episodio simile: tra il 19 e il 20 agosto a Osiny, nel voivodato di Lublino, si registrò un’esplosione in un campo di granoturco. Nello stesso periodo un drone violò anche lo spazio aereo della stessa Romania, sorvegliato per quasi un’ora dai caccia F-16 di Bucarest.

Risultato? Parole e poco più. L’azione più pratica è consistita e consiste tutt’oggi nel mostrare i muscoli. All’epoca la Nato rispose infatti a Mosca con l’esercitazione Eastern Sentry, col chiaro intento di esaltare la propria deterrenza dell’Alleanza dall’Artico al Mar Nero passando per il Baltico. Una strategia evidente fin dall’ingresso di Svezia e Finlandia nel Patto Atlantico e proseguita con la costruzione proprio in Romania, a Costanza, della base Nato più grande dell’intero continente.

Cosa dice l’Articolo 4 della Nato e perché non sarà attivato

L’Articolo 4 del Patto Atlantico consente sulla carta a uno Stato membro di aprire un confronto ufficiale all’interno dell’Alleanza su eventuali pericoli per la propria sicurezza. Tradotto: se un Paese Nato viene attaccato, non scatta automaticamente alcuna risposta di mutuo soccorso. Si organizzano consultazioni in cui l’ultima parola spetta sempre e comunque al comando statunitense in Europa.

Ogni indizio lascia intendere che anche nel caso romeno non vedremo alcuna offensiva militare euro-americana contro la Russia. Soprattutto in un frangente in cui l’amministrazione Trump intende aprire a Mosca per staccarla dalla Cina. Come nei casi precedenti, toccherà alla Nato mostrare la propria forza di deterrenza attraverso qualche mossa scenografica, come esercitazioni o minacce.

Se impariamo a guardare alla Nato come sinonimo della presenza militare Usa sul continente, riusciamo a comprendere come il possibile intervento di italiani ed europei sarebbe di puro supporto alle forze americane. Come d’altronde è successo in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono. L’Articolo 4 e l’Articolo 5 furono appunto applicati solo in quell’occasione. L’Italia si offrì di unirsi alle operazioni in Medio Oriente, finendo per effettuare il consueto sostegno logistico.

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