Il gasolio ha superato i 2 euro al litro e la benzina si avvicina a quota 1,84 euro. I prezzi alla pompa continuano a salire e gli italiani attendono risposte concrete.
Il governo Meloni, però, sembra orientato a escludere il taglio delle accise e a puntare su un sistema di bonus rivolto alle fasce meno abbienti. Una scelta che divide: da un lato l’esecutivo, dall’altro le associazioni dei consumatori come il Codacons, che parlano apertamente di “strada sbagliata”.
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Cosa dicono i numeri
I dati parlano chiaro. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio sui prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), nella giornata di domenica 15 marzo 2026 il prezzo medio self service dei carburanti lungo la rete stradale nazionale è:
- 1,84 euro al litro per la benzina;
- 2,07 euro al litro per il gasolio.
Sulla rete autostradale i prezzi salgono ulteriormente:
- 1,93 euro per la benzina;
- 2,13 euro per il gasolio.
Rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran, la benzina costa in media 15,3 centesimi in più al litro, mentre il gasolio è aumentato addirittura di 32,3 centesimi. Tradotto in termini pratici, secondo il Codacons:
un pieno di diesel costa ad ogni automobilista la bellezza di 17,3 euro in più, ben 415 euro in più all’anno con una media di due pieni al mese.
Il governo: “Le accise mobili non bastano”
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato in un’intervista a Quotidiano Nazionale la posizione dell’esecutivo.
Per il momento è esclusa l’attivazione del meccanismo delle accise mobili. La motivazione è soprattutto economica e politica: il taglio voluto dall’allora premier Mario Draghi nel marzo 2022 “costò allo Stato circa un miliardo al mese e non raggiunse l’obiettivo di contenere l’inflazione”, poiché “l’inflazione continuò a crescere”. Continua Urso:
Quel taglio giunse quando la benzina sfondò il tetto dei 2,25 euro/litro: oggi è a 1,83 euro/litro, il gasolio poco sopra i 2, con un incremento in percentuale nettamente inferiore a quanto si registra in Germania, Francia e Spagna. Nessuno di questi Paesi ha deciso di tagliare le accise
La strada indicata dal governo è invece quella degli interventi compensativi mirati: un bonus benzina destinato ai redditi più bassi, probabilmente con una soglia Isee sotto i 15.000 euro, e misure specifiche per l’autotrasporto e le imprese. Urso ha auspicato che i provvedimenti possano essere approvati “già nel prossimo Consiglio dei ministri”.
Il Codacons attacca: “Numeri inesatti e palliativi inutili”
Ben diversa la lettura del Codacons, che definisce quella del governo una “strada sbagliata” e accusa il ministro Urso di fornire “numeri inesatti” a sostegno delle proprie tesi. Secondo l’associazione dei consumatori:
La riduzione della tassazione sui carburanti operata da Draghi nel marzo del 2022 portò infatti l’indice nazionale dell’inflazione a calare in modo immediato dello 0,5% (dal 6,5% al 6%) che, tradotto in soldoni e considerata la spesa per consumi delle famiglie italiane dell’anno 2022, equivale ad un risparmio da circa 4 miliardi di euro per la collettività dei consumatori.
Il Codacons ricorda inoltre che, senza i benefici diretti e indiretti di quel taglio, il tasso di inflazione in Italia sarebbe stato ancora più elevato. L’associazione critica apertamente la scelta del bonus, definendolo un “palliativo inutile che non risolve il problema”, perché riserverebbe gli aiuti solo a una parte della popolazione invece di intervenire sui prezzi per tutti.