Il Pil italiano torna a crescere, il +0,7% supera le attese del Governo

Pil a +0,7% nel 2025 grazie al rimbalzo del quarto trimestre, sopra le stime ma con un 2026 più incerto. Ma per l'Unc la crescita non basta

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Il 2025 si chiude per l’economia italiana con un segno positivo e una crescita superiore alle attese. Secondo i dati Istat, il Prodotto Interno Lordo italiano è aumentato dello 0,7% nell’intero anno, battendo la stima del governo, che nel Documento programmatico di finanza era a +0,5%.

Il rimbalzo del quarto trimestre

La spinta decisiva arriva dagli ultimi tre mesi dell’anno. Nel quarto trimestre, il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto al periodo luglio-settembre, accelerando rispetto allo 0,1% del periodo precedente e superando le attese degli analisti, che prevedevano un +0,2%. In termini tendenziali, il confronto con gli ultimi tre mesi del 2024 mostra un incremento dello 0,8%.

L’Istat sottolinea come la crescita congiunturale sia stata sostenuta da un aumento del valore aggiunto in tutti i principali comparti economici. In particolare, i settori che hanno mostrato una dinamica più vivace sono stati l’agricoltura e l’industria.

Dal punto di vista della domanda, il quadro è misto ma con un chiaro protagonista: la domanda interna. Il trimestre ha infatti evidenziato un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte), segno di una ripresa dei consumi e degli investimenti interni. Al contrario, la componente estera netta (differenza tra esportazioni e importazioni) ha dato un apporto negativo, frenando parzialmente la corsa del Pil.

I dati sono corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. Nel 2025, infatti, si sono contate tre giornate lavorative in meno rispetto al 2024, un elemento che gli statistici hanno già depurato dai numeri presentati.

La prospettiva per il 2026: una “crescita acquisita” più contenuta

Guardando al nuovo anno, l’Istat fornisce anche la cosiddetta “variazione acquisita” del Pil per il 2026. Si tratta della crescita che si registrerebbe se in tutti i trimestri del 2026 la variazione del Pil fosse pari a zero. Questo indicatore, una sorta di eredità statistica lasciata dal 2025, si attesta allo 0,3%.

Una stima che, per il momento, si colloca al di sotto dell’obiettivo di governo per il 2026, fissato al +0,7%. Il divario evidenzia la sfida che attende l’economia italiana: capitalizzare questo rimbalzo e trovare nuovi slanci per mantenere questa traiettoria. Il tutto in un contesto internazionale ancora ricco di incertezze.

Il risultato italiano è comunque modesto rispetto ad altri paesi europei: Francia e Spagna sono salite dello 0,9 e del 2,8%, mentre la Germania è cresciuta appena dello 0,2%.

Unc: “Pil, un rialzo misero”

Nonostante l’andamento superiore alle attese degli analisti, l’Unione Nazionale Consumatori (UNC) parla di “un rialzo misero” del Pil. Afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori:

Meglio +0,3% che il +0,2% del terzo trimestre, ma non è che aumentando di 0,1 punti a trimestre andremo molto lontano” , commentando i dati Istat sul Pil. Una situazione dalla quale si sarebbe potuti uscire con una manovra coraggiosa e soprattutto concentrata a rilanciare la capacità di spesa del ceto medio, del 60% meno abbiente della popolazione. L’opposto di quello che si è fatto, visto che l’85,2% delle risorse necessarie al taglio dell’Irpef sono andate al 40% più benestante, come se chi guadagna 200 mila euro avesse bisogno di 440 euro in più per andare a fare la spesa.

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