La prossima Legge di bilancio potrebbe cambiare le trattenute su stipendi e pensioni. Per capire se resteranno più soldi sul conto, però, bisogna partire dal reddito sul quale si pagano le tasse, che per un dipendente è diverso dalla retribuzione lorda indicata nel contratto. E leggere con attenzione le soglie degli annunci politici, perché un taglio dell’Irpef «fino a 60mila euro» non significa un risparmio per tutti quelli che guadagnano meno di quella cifra.
Quanto cambierebbe, quindi, rispetto alle tasse pagate oggi? Le simulazioni partono da 20mila euro di imponibile annuo e confrontano l’imposta attuale con quella ipotizzata per il 2027, indicando il risparmio annuale e il suo equivalente mensile.
Quanto si risparmierebbe ai diversi redditi
Attualmente, l’Irpef prevede il 23% fino a 28mila euro, il 33% dai 28mila fino a 50mila euro, il 43% sulla quota che supera 50mila euro. La seconda aliquota è già scesa dal 35% al 33% con la precedente legge di bilancio.
L’ipotesi per il 2027 sul quale sta lavorando il Mef manterrebbe il 33% anche sui successivi 10.000 euro. Su quella fascia il prelievo scenderebbe di 10 punti percentuali, dal 43% al 33%.
Facciamo due conti. La tabella confronta l’Irpef lorda, prima delle detrazioni, calcolata con le aliquote attuali e con l’ipotetico ampliamento dello scaglione. Non rappresenta il totale delle trattenute su stipendio o pensione.
| Reddito imponibile annuo | Irpef lorda attuale | Ipotesi 2027 | Risparmio annuo | Media 12 mesi |
| 20.000 € | 4.600 € | 4.600 € | 0 € | 0 € |
| 28.000 € | 6.440 € | 6.440 € | 0 € | 0 € |
| 35.000 € | 8.750 € | 8.750 € | 0 € | 0 € |
| 40.000 € | 10.400 € | 10.400 € | 0 € | 0 € |
| 50.000 € | 13.700 € | 13.700 € | 0 € | 0 € |
| 52.000 € | 14.560 € | 14.360 € | 200 € | 16,67 € |
| 55.000 € | 15.850 € | 15.350 € | 500 € | 41,67 € |
| 60.000 € | 18.000 € | 17.000 € | 1.000 € | 83,33 € |
| 70.000 € | 22.300 € | 21.300 € | 1.000 € | 83,33 € |
Elaborazione sulle aliquote attuali e sull’ipotesi del 33% fino a 60mila euro. Si assumono invariati gli altri elementi del sistema fiscale. Le medie mensili sono equivalenze aritmetiche, non previsioni dei singoli cedolini.
Chi supera 60mila euro conserverebbe il beneficio massimo teorico di mille euro, salvo eventuali limiti o correttivi introdotti dalla legge. Questo accadrebbe perché anche un contribuente con 70.000 euro di imponibile possiede la quota fra 50.000 e 60.000 euro sulla quale diminuirebbe l’imposta.
Perché il 33% non si applica a tutto il reddito
L’Irpef funziona per scaglioni, quindi superare una soglia significa applicare l’aliquota successiva soltanto alla parte eccedente. Prendiamo un imponibile di 55.000 euro dove il totale dell’imposta lorda è di 15.850, ma così composta:
- 6.440 euro sui primi 28.000;
- 7.260 euro sulla fascia successiva fino a 50.000;
- 2.150 euro sugli ultimi 5.000.
Con la modifica ipotizzata, l’imposta sugli ultimi 5mila euro scenderebbe da 2.150 a 1.650 euro. Il risparmio sarebbe di 500 euro, ottenuto moltiplicando 5.000 euro per i 10 punti di riduzione. Non si calcolerebbe applicando lo sconto all’intero reddito.
Quale cifra controllare in busta paga e nella pensione
Per confrontarsi con la tabella bisogna cercare il reddito imponibile fiscale annuo. La retribuzione annua lorda indicata nel contratto non coincide normalmente con questo valore, perché dal lordo del dipendente vengono sottratti i contributi previdenziali obbligatori a suo carico.
Una Ral di 55.000 euro, quindi, non basta per attribuirsi i 500 euro di risparmio della simulazione. Occorre verificare l’imponibile fiscale risultante dai cedolini e, a consuntivo, dalla Certificazione unica.
Per i pensionati, la CU dell’ente previdenziale permette di individuare il reddito pensionistico fiscalmente rilevante. Chi riceve più pensioni o possiede altri redditi deve considerare il quadro complessivo dei redditi soggetti all’Irpef ordinaria: guardare soltanto un assegno può portare a individuare lo scaglione sbagliato.
Dipendenti e pensionati, quanto cambierebbe il netto
A parità di imponibile, la riduzione dell’imposta lorda sarebbe uguale. Le detrazioni per lavoro dipendente e pensione seguono però regole diverse; quindi, non basta conoscere l’aliquota per ricostruire il netto completo. Le rispettive detrazioni ordinarie per tipologia di reddito si azzerano a 50mila euro.
Un dipendente con 55.000 euro di imponibile, senza altri redditi e a parità di tutte le altre condizioni fiscali, avrebbe dunque 500 euro annui di minore Irpef. Sono circa 38,46 euro su tredici mensilità, oppure 35,71 euro su quattordici.
Un pensionato con 60.000 euro di imponibile annuo, nelle stesse condizioni semplificate, risparmierebbe mille euro, equivalenti a 76,92 euro per tredici mensilità.
La distribuzione effettiva nei cedolini dipenderebbe dalla decorrenza della norma e dai tempi di applicazione. Addizionali regionali e comunali, altre detrazioni e conguagli continuerebbero a incidere sull’accredito.
Chi resterebbe escluso e quando arriverebbero i soldi
Da questa estensione non deriverebbe un nuovo vantaggio per chi ha un imponibile fino a 50.000 euro. Resterebbero quindi esclusi anche molti lavoratori e pensionati già interessati dal precedente taglio dal 35% al 33%. L’INPS ha applicato quella riduzione sulle pensioni da marzo 2026, riconoscendo anche gli arretrati di gennaio e febbraio.
Il beneficio non riguarderebbe direttamente i redditi tassati con un’imposta sostitutiva, come quelli dell’attività in regime forfettario.
L’invio del Documento programmatico di bilancio, comunicato dal MEF il 15 ottobre, è un passaggio della preparazione della manovra, non rende operative nuove aliquote. Per sapere quanto arriverà davvero serviranno la norma approvata, la sua decorrenza e gli eventuali correttivi. Se l’estensione non entrasse nella legge, il risparmio aggiuntivo mostrato nelle simulazioni sarebbe pari a zero.