Più lavoro ma meno soldi da spendere: quanto si stanno impoverendo gli italiani?

Occupazione record, redditi in affanno: perché gli italiani si sentono più poveri? Il rebus economico spiegato dai dati

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Lavorare, ma potersi permettere di spendere sempre meno. È uno dei paradossi che descrivono meglio la situazione economica di molti italiani nel 2026 e che, ad oggi, non è solo una sensazione ma una condizione diffusa e supportata dai dati. Mettendo infatti a confronto i dati su lavoro e inflazione in Italia diffusi dall’Istat martedì 1° settembre, quello che emerge è una frattura tra la tenuta occupazionale e l’effettivo benessere delle famiglie.

Si tratta di due report diversi ma che, una volta analizzati congiuntamente, confermano questo cortocircuito economico.

Più occupazione, ma non per tutti: le fasce di età ancora penalizzate

Presi singolarmente, i dati sul mercato del lavoro in Italia possono essere letti in chiave positiva. L’aumento di 307mila occupati in un anno è sicuramente un segnale incoraggiante per l’economia, così come la discesa della disoccupazione al 5,8%. Nello stesso periodo sono diminuite sia le persone in cerca di lavoro, dello 0,9%, sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, del 2,5%.

Rispetto a un anno fa ci sono più persone occupate e meno persone che cercano lavoro, ma già all’interno di questi numeri emerge una prima differenza importante, ovvero la crescita dell’occupazione non è uniforme per età. A luglio 2026 sono infatti:

Dunque, in Italia sta creando l’occupazione, ma non significa che tutti i lavoratori stiano beneficiando nella stessa misura di questo miglioramento.

Aumenta il lavoro ma anche l’inflazione: di quanto sono cresciuti i prezzi

Se si passa ad osservare il report Istat sul costo della vita, proprio qui emerge il primo elemento di contrasto con l’andamento  dell’occupazione. Abbiamo cioè due dati, ovvero:

Questo confronto, da solo, non consente di dire che gli italiani siano più poveri. Ma spiega perché l’aumento dell’occupazione non coincide necessariamente con un aumento equivalente del benessere economico. Se una persona trova lavoro o aumenta il proprio reddito, il risultato dipende infatti da quanto di quel reddito rimane disponibile dopo aver pagato beni e servizi. Uno stipendio garantito da solo non basta se è eroso dall’inflazione e perde il suo potere d’acquisto.

È vero, l’Italia non sta vivendo una situazione nella quale diminuiscono gli occupati e contemporaneamente aumentano i prezzi (quello sarebbe uno scenario decisamente più problematico). Tuttavia, nel Paese sta accadendo qualcosa di più complesso: l’occupazione cresce, ma cresce anche il costo della vita.

Perché gli italiani si stanno impoverendo

L’impoverimento delle famiglie italiane non passa solo attraverso la perdita del posto di lavoro – che resta stabile – ma è sicuramente spinto dal peso crescente del carrello della spesa e delle bollette. Ad agosto:

Su base mensile, anche i servizi relativi ai trasporti hanno contribuito all’aumento dell’indice, con una variazione mensile dell’1,4%.

Quanti sono gli italiani a rischio povertà

A confermare questo scenario di vulnerabilità diffusa non sono soltanto le analisi statistiche. L’ultimo report nazionale della Caritas, infatti, descrive un disagio ormai cronicizzato e non più episodico. Da quello che è emerso, quest’anno:

Inoltre, secondo i dati pubblicati da Alleanza contro la Povertà, in Italia ci sono:

Quindi, gli italiani continuano formalmente a lavorare, ma il loro potere d’acquisto si assottiglia mese dopo mese, trasformando la gestione del bilancio familiare in un’attività sempre più complessa.

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