Lavorare, ma potersi permettere di spendere sempre meno. È uno dei paradossi che descrivono meglio la situazione economica di molti italiani nel 2026 e che, ad oggi, non è solo una sensazione ma una condizione diffusa e supportata dai dati. Mettendo infatti a confronto i dati su lavoro e inflazione in Italia diffusi dall’Istat martedì 1° settembre, quello che emerge è una frattura tra la tenuta occupazionale e l’effettivo benessere delle famiglie.
Si tratta di due report diversi ma che, una volta analizzati congiuntamente, confermano questo cortocircuito economico.
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Più occupazione, ma non per tutti: le fasce di età ancora penalizzate
Presi singolarmente, i dati sul mercato del lavoro in Italia possono essere letti in chiave positiva. L’aumento di 307mila occupati in un anno è sicuramente un segnale incoraggiante per l’economia, così come la discesa della disoccupazione al 5,8%. Nello stesso periodo sono diminuite sia le persone in cerca di lavoro, dello 0,9%, sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, del 2,5%.
Rispetto a un anno fa ci sono più persone occupate e meno persone che cercano lavoro, ma già all’interno di questi numeri emerge una prima differenza importante, ovvero la crescita dell’occupazione non è uniforme per età. A luglio 2026 sono infatti:
- aumentati gli occupati tra i 25 e i 34 anni e tra gli over 50;
- diminuiti quelli tra i 15 e i 24 anni e tra i 35-49enni.
Dunque, in Italia sta creando l’occupazione, ma non significa che tutti i lavoratori stiano beneficiando nella stessa misura di questo miglioramento.
Aumenta il lavoro ma anche l’inflazione: di quanto sono cresciuti i prezzi
Se si passa ad osservare il report Istat sul costo della vita, proprio qui emerge il primo elemento di contrasto con l’andamento dell’occupazione. Abbiamo cioè due dati, ovvero:
- il numero degli occupati, cresciuto dell’1,3% su base annua;
- il livello generale dei prezzi ad agosto 2026, aumentato del 3,3% rispetto all’anno scorso e dello 0,5% rispetto al mese precedente.
Questo confronto, da solo, non consente di dire che gli italiani siano più poveri. Ma spiega perché l’aumento dell’occupazione non coincide necessariamente con un aumento equivalente del benessere economico. Se una persona trova lavoro o aumenta il proprio reddito, il risultato dipende infatti da quanto di quel reddito rimane disponibile dopo aver pagato beni e servizi. Uno stipendio garantito da solo non basta se è eroso dall’inflazione e perde il suo potere d’acquisto.
È vero, l’Italia non sta vivendo una situazione nella quale diminuiscono gli occupati e contemporaneamente aumentano i prezzi (quello sarebbe uno scenario decisamente più problematico). Tuttavia, nel Paese sta accadendo qualcosa di più complesso: l’occupazione cresce, ma cresce anche il costo della vita.
Perché gli italiani si stanno impoverendo
L’impoverimento delle famiglie italiane non passa solo attraverso la perdita del posto di lavoro – che resta stabile – ma è sicuramente spinto dal peso crescente del carrello della spesa e delle bollette. Ad agosto:
- i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati passando dal 3,4% al 4,3%. Questo significa che le famiglie spendono di più per le cose di tutti i giorni, come luce, gas e beni essenziali;
- i costi dei servizi energetici non regolamentati sono passati da una crescita annua dell’11,4% a una del 16,9%, mentre quelli degli energetici regolamentati sono saliti dal 14,8% al 18,8%.
Su base mensile, anche i servizi relativi ai trasporti hanno contribuito all’aumento dell’indice, con una variazione mensile dell’1,4%.
Quanti sono gli italiani a rischio povertà
A confermare questo scenario di vulnerabilità diffusa non sono soltanto le analisi statistiche. L’ultimo report nazionale della Caritas, infatti, descrive un disagio ormai cronicizzato e non più episodico. Da quello che è emerso, quest’anno:
- hanno chiesto aiuto oltre 282 mila persone;
- sono aumentati i cosiddetti working poor (i lavoratori poveri) tra i 35 e i 44 anni. Il 31,7% di chi ha chiesto aiuto aveva già un’occupazione che, comunque, non è stata uno scudo sufficiente contro l’indigenza.
Inoltre, secondo i dati pubblicati da Alleanza contro la Povertà, in Italia ci sono:
- circa 5,7 milioni di individui in condizione di povertà assoluta (pari a circa 2,2 milioni di famiglie, l’8,4% del totale) e 1,28 milioni di minori coinvolti;
- a questa platea si aggiungono quasi 11 milioni di persone a rischio di povertà, strette tra la crescita del carovita e dinamiche salariali che faticano a tenere il passo.
Quindi, gli italiani continuano formalmente a lavorare, ma il loro potere d’acquisto si assottiglia mese dopo mese, trasformando la gestione del bilancio familiare in un’attività sempre più complessa.