Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Kevin Warsh nel Board of Governors della Federal Reserve, primo passo formale del processo che, salvo sorprese, lo porterà alla guida della banca centrale americana al posto di Jerome Powell. La Camera alta ha approvato la nomina con 51 voti favorevoli e 45 contrari, su base sostanzialmente partitica, mentre il solo democratico John Fetterman, della Pennsylvania, ha votato con i repubblicani. Il voto per la presidenza è atteso mercoledì, due giorni prima della scadenza del mandato di Powell, fissata al 15 maggio.
La transizione si concretizza in un contesto di politica monetaria particolarmente delicato. Il mandato dei governatori dura 14 anni, mentre quello del chair è di quattro. Con il voto di Warsh termina anche il breve incarico di Stephen Miran, anch’egli nominato da Trump, che aveva preso il posto di Adriana Kugler dopo le dimissioni dell’agosto 2025. Powell ha scelto di restare nel Board per un periodo indeterminato, in rottura con la prassi che vuole il chair uscente abbandonare l’istituzione.
L’inflazione complica il quadro
I dati pubblicati ieri dal Bureau of Labor Statistics hanno mostrato un’accelerazione superiore alle attese del carovita. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,6% mensile in aprile, portando il dato tendenziale al 3,8%, massimo da maggio 2023. L’inflazione core, depurata da alimentari ed energia, è salita dello 0,4% su base mensile e del 2,8% su base annua, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Federal Reserve. I costi energetici hanno registrato un balzo del 17,9% annuo, il rialzo più consistente da settembre 2022, trainati dalla benzina (+28,4%) e dal gasolio da riscaldamento (+54,3%), in un contesto segnato dallo shock petrolifero innescato dal conflitto con l’Iran.
Reazioni dei mercati
La pubblicazione del dato ha penalizzato il sentiment sugli asset di rischio. I mercati azionari hanno virato in territorio negativo e i rendimenti dei Treasury sono saliti, mentre gli operatori hanno portato a circa il 30% le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno, secondo i dati del CME. Nella seduta di martedì, il Nasdaq 100 ha chiuso in calo dello 0,87%, mentre il Dow Jones Industrial Average ha registrato un marginale rialzo (+0,11%) e l’S&P 500 ha ceduto lo 0,16%. Sul mercato valutario, il cambio euro/dollaro tratta in area 1,1725, in calo dello 0,10% sulla scia del rafforzamento del dollaro post-CPI. Stabile l’oro spot attorno ai 4.713 dollari l’oncia.
La view degli analisti
“Dato che l’inflazione si sta muovendo nella direzione sbagliata e il mercato del lavoro tiene, è molto improbabile che la Fed possa ridurre i tassi nel breve periodo”, ha osservato Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management, secondo cui non è escluso un riprezzamento al rialzo del costo del denaro entro fine anno. Sul versante istituzionale, l’economista capo di Deutsche Bank per gli Stati Uniti, Matthew Luzzetti, ha sottolineato come Warsh sia stato “altamente critico” sulla comunicazione della Fed, in particolare sulla forward guidance.
La linea Warsh
Il futuro presidente arriva con una postura nota. In numerosi interventi pubblici Warsh ha invocato un “regime change” alla Fed e ha sostenuto che il tasso di riferimento possa essere più basso; tuttavia i mercati si attendono che il FOMC mantenga i tassi fermi, scontando anzi probabilità non trascurabili di un rialzo. In audizione, Warsh ha ribadito di non aver concluso “alcun accordo” con il presidente sui tassi e di considerare prioritaria la difesa dell’indipendenza della banca centrale. Durante il suo precedente mandato come governatore, tra il 2006 e il 2011, si era costruito una reputazione di falco anti-inflazione. Il prossimo appuntamento operativo è la riunione del FOMC del 16-17 giugno, primo banco di prova per la nuova leadership.