All’apertura dei mercati finanziari lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi si è attestato al 89 punti base. Un aumento rispetto all’apertura di venerdì, ma un calo rassicurante rispetto alla chiusura, quando il differenziale aveva superato dopo mesi i 90 punti base.
Questi movimenti, però, non dipendono tanto dai Btp ma più da un picco di interesse degli investitori per i Bund tedeschi, che sono ancora considerati tra i titoli di Stato più sicuri al mondo tra quelli dei grandi Paesi.
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Perché lo spread ha sfondato i 90 punti, per poi rientrare
Il dato dello spread dell’apertura di lunedì 21 settembre ha due aspetti da considerare. È più alto dell’apertura di venerdì, quando il differenziale era a 87 punti base. Ma è drasticamente più basso della chiusura della scorsa settimana, quando aveva superato la soglia psicologica dei 90 punti, arrivando a 92.
Un dato in aumento, quindi, ma positivo viste le prospettive con cui lo spread aveva chiuso la settimana. L’Italia e la sua economia, però, hanno poco a che fare con quello che è successo sui mercati finanziari prima e dopo il week end.
Un interesse inaspettato per i Bund tedeschi
Nel pomeriggio di venerdì 18 settembre si è verificata quella che l’agenzia Radiocor ha definito una forte flight-to-quality, una corsa alla qualità, da parte degli investitori. Diversi miliardi di euro si sono riversati sui Bund tedeschi, considerati il titolo di Stato più sicuro dell’Eurozona, e tra i più sicuri al mondo.
Questo ha causato un calo dei rendimenti dei Bund, un aumento di quelli degli altri Paesi europei e di conseguenza un improvviso allargamento dello spread. Non c’è però un vero dato economico sottostante, se non le paure legate alle conseguenze della crisi petrolifera causata dagli Houthi. È del fine settimana la notizia che Aramco, la compagnia saudita che gestisce l’estrazione e l’esportazione di greggio, non rispetterà alcune consegne promesse alle raffinerie europee a ottobre.
I dati veri stanno arrivando
Per quanto riguarda l’Italia, la data cruciale sarà quella di domani 22 settembre. In mattinata, l’Istat pubblicherà i conti economici definitivi del 2025, che determineranno se l’Italia è riuscita o meno a ottenere un rapporto deficit/Pil del 3%. Si tratta di una metrica fondamentale, perché decide se il nostro Paese rimarrà in procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Nel caso in cui fosse così, le risorse disponibili per la Manovra finanziaria del 2027, da approvare entro fine anno, sarebbero molto più limitate. I dati preliminari dell’Istat indicavano un rapporto deficit/Pil del 3,1%.
Come stanno andando gli altri spread europei
La Spagna è riuscita a mantenere stabile, come accade da mesi, lo spread con la Germania. I Bonos sono arrivati a 47 punti base dai Bund nonostante la corsa degli investitori ai titoli tedeschi.
| Titoli di Stato | Rendimenti | Spread |
|---|---|---|
| Bund tedeschi | 3,48% | – |
| Btp italiani | 4,37% | 89 |
| Oat francesi | 4,51% | 103 |
| Bonos spagnoli | 3,95% | 47 |
Ha invece sofferto molto la Francia. Gli Oat, da tempo tra i titoli più deboli nei grandi Paesi europei, hanno superato la soglia psicologica dei 100 punti base, arrivando a 103.
Le prossime aste dei titoli di Stato
Questa settimana ricominceranno anche le aste dei titoli di Stato, che si concluderanno martedì 29 settembre. Le date da segnarsi sono:
- il 24 settembre, con l’asta dei Btp Short e dei Btp€i;
- il 25 settembre, con l’asta dei Bot;
- il 29 settembre, con l’asta dei titoli a medio e lungo termine.