Forte ondata di ottimismo sui mercati globali dopo che le indiscrezioni su un’intesa imminente tra Stati Uniti e Iran hanno innescato un repentino ridimensionamento del premio per il rischio geopolitico incorporato nei prezzi del greggio. Il barile è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, riportando un sospiro di sollievo agli investitori dopo settimane di volatilità legate al conflitto in Medio Oriente.
Un accordo fra Washington e Teheran è vicino
Secondo Axios, Washington e Teheran sarebbero vicine alla finalizzazione di un memorandum d’intesa per porre fine al conflitto e avviare un più ampio negoziato sul programma nucleare iraniano. L’accordo prevedrebbe una graduale rimozione delle restrizioni sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz, una moratoria iraniana sull’arricchimento dell’uranio, l’allentamento delle sanzioni statunitensi e lo sblocco di miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Una fonte pakistana coinvolta negli sforzi diplomatici ha confermato a Reuters che le due parti sarebbero “molto vicine” alla finalizzazione dell’intesa.
Determinante anche il ruolo di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha dichiarato che la Cina sostiene la prosecuzione degli sforzi politici e diplomatici delle parti per giungere a un cessate il fuoco pieno e duraturo tra Stati Uniti e Iran, mantenendo la stabilità nel Golfo. “L’attuale situazione è in una fase critica”, ha sottolineato Guo, indicando come priorità impellente quella di scongiurare in ogni modo una ripresa dei combattimenti. Trump stesso ha riconosciuto pubblicamente il contributo della leadership cinese nel persuadere Teheran ad accettare il piano che costituisce la base dei colloqui.
I contenuti dell’accordo
L’accordo, mediato da Pakistan e Cina, prevede una sospensione di due settimane delle ostilità a fronte dell’apertura sicura dello Stretto di Hormuz, dal quale transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato l’accettazione di Teheran, dichiarando che il transito sicuro nello Stretto sarà possibile per due settimane in coordinamento con le forze armate iraniane. Per gli operatori, l’attenzione si sposta ora sulla sostenibilità dell’intesa: una sua tenuta nel medio periodo aprirebbe spazio a un riassorbimento del premio inflazionistico legato all’energia, con riflessi potenzialmente accomodanti sulle aspettative di politica monetaria.
L’immediata e marcata correzione del greggio
Il WTI ha fatto un importante passo indietro, scambiando intorno a 91,71 dollari (-10,3%), mentre il Brent è sceso a 99,65 dollari (-9,3%). La correzione ha innescato un’ondata di acquisti sui mercati azionari.
Il movimento si è propagato a tutte le asset class. I futures americani sull’S&P 500 e sul Dow Jones mostrano un rialzo frazionale e quelli sul Nasdaq 100 sono in vantaggio di circa mezzo punto, a circa un’ora e mezza dall’avvio di Wall Street. In Europa l’indice Stoxx 600 mette a segno un rialzo superiore all’1%, mentre i rendimenti dei Treasury decennali e trentennali statunitensi sono scesi ai minimi da circa una settimana. A Piazza Affari il FTSE MIB si muove in rialzo (+0,84% a 48.968 punti), mentre l’EUR/USD guadagna lo 0,80% portandosi sopra quota 1,178, riflesso dell’indebolimento del dollaro come bene rifugio.
Cautela vie e espressa dagli analisti
Goldman Sachs ha avvertito che le scorte petrolifere globali si stanno avvicinando ai livelli più bassi degli ultimi otto anni, segnale che il mercato fisico resta strutturalmente teso al di là della fase distensiva.
Gli analisti di ING – Ewa Manthey e Warren Patterson – hanno ricordato come l’incertezza intorno allo Stretto di Hormuz rimanga al centro dell’attenzione, con il rischio che le ostilità possano riaccendersi.