E’ stato uno dei mesi più positivi degli ultimi anni in termini di performance relativa, grazie al senso di svolta che si è creato nel mercato giapponese dopo la distorsione causata dal cosiddetto “Value” nel periodo 2021-2023. Lo sottolinea Richard Kaye, Portfolio Manager del fondo Comgest Growth Japan di Comgest.
Giappone, il rally continua
Fast Retailing, la società madre di Uniqlo, ha nuovamente registrato risultati finanziari impeccabili, grazie all’espansione dei propri negozi monomarca in nuovi mercati urbani negli Stati Uniti, in Europa e in Cina – in quest’ultimo caso nonostante un contesto economico incerto – tutti fattori che hanno sostenuto la crescita. I semiconduttori – nelle diverse nicchie indispensabili della catena di approvvigionamento globale – hanno registrato ottime performance sia in termini di prezzo delle azioni che di utili. Disco, attiva nel settore del taglio dei wafer per semiconduttori, ha mantenuto una crescita del valore delle spedizioni a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Il contesto più ampio rimane altrettanto favorevole, come confermano la crescita della domanda e della capacità osservata nei recenti annunci di Intel e TSMC.
Tech e semiconduttori trainano il mercato
NEC era stata vista come una vittima della disintermediazione causata dall’intelligenza artificiale nel proprio business software. Il titolo ha registrato una ripresa e l’ultima pubblicazione dei risultati finanziari mostra un quadro di crescita immutato per tutte le attività, sia per l’esercizio appena concluso che per quello in corso.
L’indice Nikkei, dopo essersi ripreso solo di recente dai suoi «30 anni perduti», come li definiscono i giapponesi, ha continuato a raggiungere livelli record sempre più elevati, superando quota 60.000 il 27 aprile. Attualmente è sostenuto in gran parte da Fast Retailing e dai titoli tecnologici e riteniamo che le ragioni di investimento per entrambi rimangano valide, come illustrato sopra.
La view di Comgest
La crisi in Medio Oriente grava sul Giappone – conclude l’esperto – nella misura in cui i suoi partner commerciali, come la Corea o Taiwan, dispongono di minori risorse energetiche; tuttavia, come altrove, ciò non ha provocato un forte aumento dell’inflazione né un rialzo dei titoli legati alle materie prime – almeno non ancora – certamente se paragonato all’inizio della guerra in Ucraina. Piuttosto, i prezzi delle azioni delle società della filiera tecnologica sembrano aver beneficiato del timore di una carenza, che ha aggravato il quadro di forte domanda preesistente, non solo da parte dei data center ma anche per la sostituzione di prodotti elettronici di consumo. Riteniamo che l’esposizione a società nazionali più difensive e stabili nel portafoglio possa controbilanciare questa esposizione al settore tecnologico.