“Grazie a tutti. Non ci vedremo la prossima volta”. Con queste parole scherzose Jerome Powell, Presidente uscente della Federal Reserve ha salutato i giornalisti presenti alla conferenza stampa seguita alla due giorni del FOMC, in vista della scadenza del suo mandato il prossimo 15 maggio. Powell a dire il vero non lascerà il Board di politica monetaria, ma resterà al suo interno, almeno sino a quando non sarà conclusa l’indagine legale a suo carico. Nel frattempo, il timone passerà a Kevin Warsh, suo successore: proprio ieri la Commissione bancaria del senato ha approvato la sua elezione.
La Federal Reserve, intanto, atteso ha lasciato fermi i tassi d’interesse in una forchetta fra il 3,50% ed il 3,75%. Una decisione che non ha sorpreso nessuno, in considerazione del difficile quadro macroeconomico dopo l’inizio della guerra in Iran. Un quadro caratterizzato da un’inflazione piuttosto elevata, per effetto dell’impennata del petrolio che ieri si è spinto nuovamente attorno ai 120 dollari al barile, e un mercato del lavoro che non cresce più come in passato.
Un FOMC fortemente diviso
La decisione di tenere i tassi fermi è stata approvata con una maggioranza di 8-4, il maggior numero di dissensi dal 1992. Tre membri – Beth Hammack (Fed di Cleveland), Neel Kashkari (Fed di Minneapolis) e Lorie Logan (Fed di Dallas) – hanno sostenuto il mantenimento dei tassi, ma si sono opposti all’inserimento nel comunicato di un “bias all’allentamento”, che suggeriva possibili futuri tagli dei tassi. Il governatore Stephen Miran ha invece votato contro la decisione, chiedendo un taglio di 25 punti base.
L’inflazione è eccessivamente elevata
“L’inflazione è elevata, in parte a riflesso dei recenti incrementi nei prezzi globali dell’energia”, si legge nello statement con cui il FOMC ha annunciato, motivandole, le decisioni di politica monetaria. D’altro canto, “gli sviluppi Medioriente – sottolinea la Fed – stanno contribuendo a un elevato livello di incertezza rispetto alle prospettive economiche”.
Il Board – si conferma – “ripone attenzione ai rischi su entrambi i versanti del suo mandato duale”, vale a dire un tasso di inflazione attorno al 2% e la piena occupazione, concetto quest’ultimo non numericamente esplicitato, che quindi si presta a più interpretazioni.
Powell conferma: situazione difficile
Il Presidente Powell in conferenza stampa ha confermato che la Fed si trova a fronteggiare una “situazione inusualmente difficile”, ma ha precisato che in questa riunione “nessuno ha parlato di rialzi” dei tassi di interesse. Il numero uno della Fed ha lasciato la porta aperta a qualsiasi azione, spiegando “se dovremo alzare lo faremo senz’altro e lo segnaleremo. Se dovremo tagliare lo faremo senz’altro”.
Powell resterà nel Board come governatore
Come previsto, Jerome Powell non uscirà subito dal FOMC, ma resterà al suo interno come governatore dopo la scadenza del suo mandato da Presidente. La conferma arriva dallo stesso Powell, che ha confermato quanto già anticipato in precedenza e cioè che rimarrà fin quando non sarà conclusa l’inchiesta penale a suo carico e l’indagine che il Dipartimento di Giustizia sta conducendo in merito alla faccenda della ristrutturazione della sede della Fed. “Resto per via delle azioni che sono state prese, precedentemente prevedevo di andarmene”, ha detto Powell, spiegando che questa indagine “è una azione senza precedenti” che potrebbe “mettere a rischio la capacità di condurre la politica monetaria senza prendere in considerazione fattori politici” e quindi la stessa indipendenza della Fed.