La crisi dell’auto, dal crollo delle elettriche alla decisione choc di Volkswagen

La concorrenza cinese ed una crisi profonda e strutturale stanno pesantemente penalizzando il settore e l'andamento in borsa dei titoli dell'auto che mostrano performance pessime in Europa

Pubblicato: 3 Settembre 2024 09:51

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Redazione

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L’intero comparto automobilistico europeo si conferma ancora una volta in sofferenza, con una produzione in calo del 22% rispetto al 2019, che evidenzia una crisi profonda che mina la competitività dell’intero settore. A colpire l’automotive, in particolare la contrazione del mercato delle auto elettriche in Europa.

Una crisi aggravata dalle recenti mosse di grandi case automobilistiche come Volkswagen che sta valutando, per la prima volta nella sua storia, la chiusura di stabilimenti in Germania e la sospensione della “garanzia del lavoro” per circa 110mila dipendenti. Un piano di austerità, annunciato dal Ceo, Oliver Blume, che mira a un taglio profondo dei costi e che potrebbe causare notevoli sconvolgimenti tra i lavoratori.

La crisi si sta riflettendo anche sui corsi azionari, che penalizzano fortemente il comparto automotive, a tutt’oggi il peggiore sulle borse del Vecchio Continente. Stellantis mostra una performance da inizio anno del -29,4% a fronte di un indice FTSE MIB in rialzo del 13%. Non va troppo meglio per Volkswagen a Francoforte, dove accumula una perdita di oltre il 13% da inizio anno. Giù anche la connazionale BMW (-18%), mentre tengono meglio le auto di fascia alta come la Mercedes (-1,7%).

Le immatricolazioni in Italia e in Europa

Ad agosto, il mercato italiano delle autovetture ha registrato una contrazione significativa con 69.121 nuove immatricolazioni, in calo del 13,4% rispetto allo stesso mese del 2023. Questo risultato segna un’inversione di tendenza rispetto alla crescita dei mesi precedenti, portata dagli incentivi governativi che ora sembrano aver esaurito il loro effetto. Il confronto con i livelli pre-crisi del 2019 è ancora più drammatico, con una riduzione del 22,5%.

L’effetto positivo degli incentivi, che aveva spinto le immatricolazioni a crescere del 15% a giugno e del 4,7% a luglio, è ormai svanito. Anche il bilancio complessivo dei primi otto mesi dell’anno, con un aumento del 3,8% rispetto al 2023, non riesce a colmare il divario con i livelli pre-crisi, registrando ancora un calo del 18,5% rispetto al 2019. Questo evidenzia una crisi strutturale del mercato, con livelli di immatricolazioni insufficienti per garantire il ricambio delle auto più vecchie e un conseguente aumento dell’età media del parco circolante.

Il mercato delle auto elettriche non decolla: dopo un picco all’8,3% grazie agli incentivi di giugno, la quota di veicoli elettrici è scesa al 3,7% in agosto, lontano dagli standard europei. Questo sottolinea le difficoltà della transizione energetica nel settore, nonostante le politiche incentivanti.

Le nuove immatricolazioni di auto nell’UE hanno registrato un modesto aumento (+0,2%) con risultati contrastanti nei quattro principali mercati della regione: Italia (+4,7%) e Spagna (+3,4%) hanno registrato guadagni moderati, mentre hanno perso terreno i mercati francese (-2,3%) e tedesco (-2,1%).

Per contro, il mercato delle auto usate continua a mantenere buoni livelli di salute, a conferma delle difficoltà nel settore delle auto nuove. Secondo l’82% dei concessionari intervistati dal Centro Studi Promotor, il mercato delle auto usate rimarrà stabile o aumenterà nei prossimi mesi.

Il crollo di Stellantis

Stellantis, uno dei giganti mondiali dell’automobile, sta affrontando difficoltà serie, sia in Europa che in Italia. Il gruppo guidato dall’AD, Carlos Tavares, ha fatto peggio dell’intero mercato europeo che ha visto le vendite calare del 24,3%. Ad agosto, in Francia, il colosso francoitaliano ha registrato una contrazione delle immatricolazioni pari al -31,7%, con 22.600 veicoli immatricolati. La quota di mercato di Stellantis è così scesa al 26,3%, 2,9 punti in meno rispetto all’anno precedente.

Quanto alle immatricolazioni di auto, sono state 17.132, il 32,4% in meno dello stesso mese del 2023. La quota di mercato è scesa dal 31,8% al 24,8%. Negli otto mesi il gruppo ha immatricolato 335.883, in calo del 2,1% sull’analogo periodo dell’anno scorso, con la quota in calo al 31% contro il 32,9%.

La decisione choc di Volkswagen

Sulla scia del rallentamento della domanda di veicoli elettrici e del nervosismo dei consumatori europei, che stanno pesando sui produttori di automobili, Volkswagen ha annunciato una decisione che ha sconvolto gli investitori: la chiusura di stabilimenti in Germania, nel tentativo di ottenere tagli più profondi ai costi, infliggendo un altro duro colpo al governo del cancelliere Olaf Scholz.

Qualsiasi chiusura rappresenterebbe la prima in Germania durante gli 87 anni di storia dell’azienda.

“Il contesto economico è diventato ancora più difficile e nuovi attori stanno investendo in Europa”, ha spiegato l’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume. “La Germania, come sede aziendale, sta perdendo terreno in termini di competitività”, ha aggiunto Blume. Di conseguenza, l’azienda “deve ora agire con decisione”.

A rischio il patto sindacale sui posti di lavoro

Tra le potenziali misure, potrebbe anche essere messo in discussione il patto di salvaguardia dei posti di lavoro fino al 2029 siglato con i sindacati. Le ipotesi sarebbero concentrate su un grande impianto di produzione di veicoli e una fabbrica di componenti.

La casa automobilistica tedesca si trova così costretta a porre fine al suo accordo di protezione dell’occupazione, un programma di sicurezza del lavoro in vigore dal 1994, al fine di garantire “gli adeguamenti strutturali urgentemente necessari per una maggiore competitività’ nel breve termine”.

“La situazione è estremamente tesa e non può essere risolta con semplici misure di riduzione dei costi”, ha dichiarato Thomas Schafer, CEO del marchio VW. “Per questo motivo vogliamo avviare quanto prima un confronto con i rappresentanti dei lavoratori per esplorare le possibilità di una ristrutturazione sostenibile del marchio”.

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