Le commissioni sui pagamenti digitali non pesano allo stesso modo su tutte le attività. I piccoli negozi possono arrivare a pagare costi tre o quattro volte superiori rispetto alle grandi imprese, che hanno più forza contrattuale e volumi molto maggiori.
A evidenziarlo è un nuovo studio pubblicato dalla Banca d’Italia, dedicato ai possibili limiti alle commissioni del futuro euro digitale. La ricerca non introduce nuovi obblighi e non riduce immediatamente le tariffe dei POS, ma indica quale modello potrebbe tutelare meglio commercianti, professionisti e piccole imprese.
La soluzione considerata più efficace è un tetto uniforme calcolato a livello europeo, semplice da controllare e difficile da condizionare da parte dei singoli operatori. Per i pagamenti di importo ridotto viene, inoltre, valutata una possibilità particolarmente rilevante: azzerare la commissione a carico dell’esercente.
Quanto pagano commercianti e negozianti
Quando un cliente paga con carta o portafoglio digitale, il commerciante sostiene generalmente una Merchant Service Charge, cioè la commissione riconosciuta all’intermediario che gestisce l’operazione.
Il costo effettivo può dipendere da diversi elementi:
- valore e numero delle transazioni
- circuito utilizzato
- pagamento fisico oppure online
- componente fissa e percentuale della tariffa
- condizioni contrattuali negoziate dall’esercente.
Secondo una stima della Banca centrale europea richiamata nello studio, per i circuiti internazionali gli esercenti europei sostengono una commissione media ponderata di circa lo 0,50% per transazione. Il dato non rappresenta, però, una tariffa valida per tutti.
I piccoli commercianti possono pagare fino a tre o quattro volte le commissioni riconosciute dalle grandi imprese. Queste ultime distribuiscono i costi fissi su milioni di operazioni e possono confrontare più offerte o minacciare di cambiare fornitore. Un bar, un’edicola o un piccolo negozio possiedono, invece, un potere negoziale molto più limitato.
Perché i micropagamenti costano di più
Il problema diventa più evidente per gli acquisti di valore ridotto. Se il contratto comprende una componente fissa per ogni operazione, questa incide in misura molto maggiore sul pagamento di un caffè rispetto a una spesa da 100 euro.
Per esempio, una commissione ipotetica di 10 centesimi rappresenta il 2% di una transazione da 5 euro, ma appena lo 0,1% di un acquisto da 100 euro. È proprio questo meccanismo a rendere i piccoli pagamenti più onerosi per bar, tabaccherie, edicole e negozi di prossimità.
Negli ultimi anni sono già state avviate iniziative per ottenere commissioni più basse sui pagamenti inferiori a 30 euro. Lo studio apre, però, uno scenario differente, legato all’introduzione dell’euro digitale e alla possibilità di stabilire una regola comune nell’intera area euro.
La proposta per abbassare le commissioni
Il documento confronta due possibili sistemi per definire il limite alle commissioni applicate agli esercenti.
Il primo prevederebbe un tetto personalizzato, basato sulle condizioni già applicate a ogni singolo commerciante per strumenti di pagamento comparabili. Secondo gli autori, questo metodo sarebbe complesso da verificare e rischierebbe di conservare le disparità esistenti: chi oggi paga di più potrebbe continuare a essere meno protetto.
Il secondo sistema prevede, invece, un tetto unico di mercato, calcolato sulla media ponderata delle commissioni applicate nell’area euro. Il parametro sarebbe stabilito centralmente dalle autorità e dovrebbe essere pubblico, trasparente e uguale per tutti.
Per verificare la correttezza della tariffa, il commerciante dovrebbe, quindi, confrontare soltanto due numeri: la commissione applicata dal proprio intermediario e il limite europeo ufficiale.
Un tetto generale avvantaggerebbe soprattutto le attività che oggi hanno meno capacità di negoziare. Le grandi aziende potrebbero, comunque, ottenere condizioni migliori: il limite rappresenterebbe una tariffa massima, non un prezzo obbligatorio.
Quale tetto alle commissioni potrebbe funzionare
| Modello proposto | Come funzionerebbe | Vantaggi | Criticità |
|---|---|---|---|
| Tetto per singolo esercente | Calcolato sulle condizioni già applicate a ogni commerciante | Tiene conto del contratto individuale | Difficile da verificare e può conservare le disparità |
| Tetto unico europeo | Basato sulla media delle commissioni applicate nell’area euro | Pubblico, uniforme e più semplice da controllare | Deve essere calibrato sulle differenze tra i mercati |
| Zero commissioni sui piccoli pagamenti | Nessun costo sotto una soglia prestabilita | Aiuta soprattutto negozi di prossimità e attività con molti micropagamenti | Soglia e modalità non sono ancora definite |
Pagamenti senza commissioni sotto una certa soglia
La proposta con maggiore impatto pratico riguarda i micropagamenti. Lo studio considera un’esenzione mirata che porterebbe a zero la commissione sull’euro digitale per le operazioni inferiori a una determinata soglia.
La soglia non è stata ancora definita. Non è, quindi, possibile affermare che le commissioni spariranno sotto 5, 10 o 30 euro. L’ipotesi dovrà, inoltre, essere accompagnata da regole capaci di impedire che il costo venga trasferito su canoni, servizi accessori o altre voci contrattuali.
Secondo l’analisi, il criterio sarebbe comunque semplice da applicare: il valore della transazione è direttamente verificabile e non può essere modificato dall’intermediario incaricato di gestire il pagamento.
Cosa cambierebbe per consumatori e imprese
Per il cliente il pagamento in euro digitale dovrebbe funzionare in maniera simile a un pagamento elettronico, ma utilizzando moneta emessa direttamente dalla banca centrale. Il nuovo strumento affiancherebbe il contante e il denaro depositato sui conti, senza sostituirli.
Il vantaggio diretto delle commissioni ridotte riguarderebbe gli esercenti, non il consumatore. Costi di accettazione più bassi potrebbero, però, rendere meno onerosi i micropagamenti e ridurre le resistenze verso l’utilizzo di strumenti digitali anche per importi minimi.
L’euro digitale potrebbe, inoltre, offrire alle piccole imprese un’alternativa ai grandi circuiti internazionali, rafforzandone il potere contrattuale. Nel 2022 questi circuiti gestivano circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro, mentre tredici Paesi dipendevano interamente da operatori internazionali.
Le commissioni POS non cambiano subito
Lo studio non è un provvedimento operativo e le opinioni espresse dagli autori non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale della Banca d’Italia. Il documento contribuisce al confronto europeo sulle regole del futuro euro digitale.
Non è stato, quindi, deciso un nuovo limite alle commissioni POS e non è ancora prevista una data per l’azzeramento dei costi sui piccoli pagamenti. Anche l’importo massimo dell’eventuale commissione dovrà essere stabilito dalle istituzioni europee.
La direzione indicata è, però, chiara: una tariffa uniforme e facilmente verificabile proteggerebbe meglio i piccoli commercianti rispetto a limiti costruiti sui singoli contratti. L’esenzione per gli importi ridotti potrebbe diventare il cambiamento più visibile per negozianti e consumatori, ma soltanto dopo l’approvazione definitiva delle regole sull’euro digitale.