Cartier spinge Richemont, il lusso batte le attese: segnale per Moncler e Cucinelli

Il gruppo svizzero supera le stime grazie alla forza della gioielleria di alta gamma. Cartier e Van Cleef & Arpels riaccendono l’attenzione sul lusso europeo, mentre Piazza Affari guarda alle prossime semestrali di Moncler e Brunello Cucinelli.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

Il lusso europeo manda un segnale più forte del previsto al mercato. Richemont, il gruppo svizzero proprietario di Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier, ha chiuso il trimestre con ricavi per 6,33 miliardi di euro, sopra le attese degli analisti, che indicavano circa 5,90 miliardi. La crescita a cambi costanti è stata del 20%, un dato che arriva in una fase in cui il settore resta osservato speciale per l’effetto combinato di tassi elevati, consumi selettivi e domanda cinese meno lineare.

Il motore principale è la gioielleria, cresciuta del 24%. È un passaggio importante perché conferma la tenuta del cliente alto-spendente, meno esposto alla compressione del potere d’acquisto rispetto al consumatore aspirazionale. In altre parole, il lusso più alto di gamma continua a difendere volumi, prezzi e desiderabilità anche quando il contesto macroeconomico diventa più fragile.

Il dato di Richemont non riguarda soltanto il gruppo svizzero. È un indicatore di sentiment per tutto il comparto europeo del lusso, perché mostra dove la domanda resta più solida: gioielli, maison iconiche, prodotti ad alta riconoscibilità e marchi capaci di mantenere pricing power.

Gioielli e alta gamma, perché il dato conta

La crescita della divisione gioielleria è il cuore della trimestrale. Cartier e Van Cleef & Arpels non rappresentano solo due marchi di prestigio, ma un segmento del lusso che negli ultimi anni ha mostrato una maggiore capacità di resistere ai cicli economici. Il gioiello di alta gamma è insieme bene di consumo, simbolo di status e, in alcuni casi, acquisto percepito come più durevole rispetto alla moda stagionale.

Per questo il +24% della gioielleria pesa più del semplice dato sui ricavi. Dice che il lusso non è fermo, ma si sta muovendo in modo selettivo. I consumatori continuano a comprare, ma privilegiano categorie forti, marchi riconosciuti e prodotti con alto valore simbolico. È una dinamica che può premiare i gruppi più posizionati sulla fascia alta e mettere sotto pressione chi dipende da una domanda più volatile.

Anche gli orologi mostrano un segnale positivo, con la divisione specialist watchmakers in crescita dell’8%. Il dato è meno brillante rispetto alla gioielleria, ma contribuisce a rafforzare l’idea che il lusso europeo stia trovando sostegno nelle categorie più iconiche e meno esposte alle mode di breve periodo.

Americas e Asia-Pacifico spingono i conti

La geografia dei ricavi è un altro elemento da seguire. Le vendite nelle Americhe sono salite del 27%, mentre l’Asia-Pacifico, inclusa la Cina, ha registrato una crescita del 21%. Sono numeri importanti perché arrivano dopo mesi in cui il mercato ha guardato con cautela alla domanda cinese e alla capacità del lusso di compensare eventuali rallentamenti regionali.

Il dato americano conferma la forza del cliente statunitense di fascia alta. Nonostante tassi elevati e maggiore selettività nei consumi, la domanda per gioielli e maison di primo livello resta robusta. Per i gruppi del lusso questo è un segnale rilevante, perché gli Stati Uniti restano uno dei mercati più redditizi e più importanti per la crescita del settore.

L’Asia-Pacifico, invece, è il passaggio più delicato. Una crescita del 21% indica che la domanda non si è spenta, ma il mercato continuerà a distinguere tra ripresa reale, confronto statistico favorevole e capacità dei singoli marchi di attrarre clientela locale. Per gli investitori, la domanda asiatica resta il termometro principale del lusso europeo.

Il segnale per Moncler e Cucinelli

Per Piazza Affari il dato Richemont conta soprattutto come anticipazione di clima settoriale. Moncler e Brunello Cucinelli saranno osservate nelle prossime semestrali perché rappresentano due modelli diversi del lusso italiano: più legato all’abbigliamento tecnico e premium il primo, più concentrato sull’alto di gamma e sul lifestyle il secondo.

Il messaggio che arriva da Cartier è chiaro: il mercato premia i marchi capaci di difendere identità, prezzo e margini. Per Moncler e Cucinelli la domanda degli investitori sarà la stessa: quanto resta forte il cliente alto-spendente? Quanto pesa la Cina? Quanto regge l’America? E soprattutto, quanto pricing power resta in una fase di consumi più selettivi?

Il confronto non è automatico, perché gioielleria e moda rispondono a logiche diverse, ma Richemont offre una traccia utile: il lusso non è in difficoltà in modo uniforme. A fare la differenza sono posizionamento, qualità del marchio, esposizione geografica e capacità di trasformare desiderabilità in crescita dei ricavi.

Lusso selettivo, non lusso in crisi

La trimestrale di Richemont aiuta a leggere il settore con più precisione. Non siamo davanti a un lusso semplicemente in crisi o in ripresa generalizzata. Il quadro è più sfumato: la domanda resta forte dove il marchio è iconico, il prodotto è riconoscibile e il cliente è meno sensibile al ciclo economico.

Questo spiega perché la gioielleria possa correre più della moda e perché il mercato continui a guardare con attenzione ai gruppi capaci di presidiare la fascia più alta. Per gli investitori, la vera domanda non è se il lusso cresca ancora, ma quali segmenti siano in grado di crescere senza sacrificare margini e reputazione.

In questo senso Cartier diventa un segnale per tutto il comparto. La forza di Richemont mostra che il cliente globale del lusso esiste ancora, ma sceglie con più attenzione. Per Moncler, Cucinelli e gli altri protagonisti europei, le prossime semestrali dovranno dimostrare proprio questo: non solo vendere di più, ma continuare a vendere bene.

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