Decreto Bollette, gli ostacoli per l’intesa: proteste da produttori e Lombardia

Il Governo Meloni accelera sul provvedimento energia. Scontro con la Lombardia sugli impianti idroelettrici e dubbi sulle nuove regole Ets

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Ultimi ritocchi al decreto Bollette per poterlo approvare nel Consiglio dei ministri di mercoledì 18 febbraio. Diversi i nodi da sciogliere come le risposte ai produttori di energia (criticano la struttura della bozza del decreto) e alla Regione Lombardia. Temi già discussi nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni e i due vicepremier hanno avuto un confronto sul provvedimento. Il focus è in particolare sugli articoli 3 e 5 del decreto, quelli che hanno scatenato le critiche.

Decreto bollette: 3 miliardi di sgravi a famiglie e imprese

Sulla carta, la bozza del decreto Bollette garantisce un aumento degli sgravi a famiglie e imprese, che passa da 2,5 a 3 miliardi di euro.

Per raggiungere questo obiettivo è stata pensata una serie di misure che vanno a toccare i margini dei produttori di energia rinnovabile. Questi infatti hanno guadagni molto elevati, vendendo al megawattora a un prezzo legato all’elettricità da fonti fossili, che ha un costo di produzione maggiore.

L’associazione Energia Futura e la Regione Lombardia premono per un confronto diretto con il Governo. L’associazione non ha ancora ricevuto risposta, mentre il caso Lombardia ha il favore della presenza in riunione di esponenti leghisti, che portano sul tavolo i motivi dello scontro.

Il caso Lombardia

In particolare, è la Lombardia la Regione che sta protestando contro il decreto Bollette e questo perché nel territorio si concentrano molti impianti idroelettrici. Tra l’altro, questi hanno da poco trovato un accordo per prorogare un contratto di vendita di elettricità a prezzo scontato alle industrie energivore locali.

L’articolo 3 diventa così un ostacolo, perché introduce l’obbligo per gli impianti di energia rinnovabile di vendere l’elettricità attraverso contratti regolati con il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) a prezzi amministrati.

Questi prezzi però non sono abbastanza remunerativi e rischiano di mandare in crisi i produttori, che per questo si dicono contrari al decreto bollette così come scritto. La critica è ancora più forte perché lo considerano “un vero e proprio esproprio che manda all’aria investimenti programmati”.

Le regole Ets

C’è poi un altro punto che ostacola il decreto bollette: l’articolo 5. Questo dovrebbe portare a scomputare i costi degli Ets dal costo finale dell’energia per chi produce elettricità con il gas.

Gli Ets (Emission Trading System) sono una “tassa” che le centrali a gas pagano per compensare le emissioni di CO₂ e oggi valgono circa 30 euro su 120 del valore del megawattora.

Scomputando questi costi calerebbe il prezzo dell’energia all’ingrosso. Da una parte chi paga gli Ets è rimborsato attraverso una voce in bolletta, mentre i produttori idroelettrici vedono calare il prezzo a cui vendono senza ricevere ristori. Altro problema è che le regole Ets sono gestite a livello europeo.

Forza Italia, in particolare, ha dichiarato di voler convincere la Commissione a una modifica di tali regole per assicurarsi che il meccanismo studiato nel decreto non faccia finire l’Italia in una procedura d’infrazione per aiuti di Stato.

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