In Italia abbiamo il parco auto più vecchio d’Europa, ma anche uno dei più numerosi. Infatti siamo il paese europeo con la maggiore densità di automobili: 701 vetture ogni 1000 abitanti. Con 41 milioni 700.000 mezzi, dei quali una buona parte ha più di vent’anni, ci si aspetterebbe che attività come autoriparazioni, carrozzerie, autofficine, gommisti ed elettrauto siano piuttosto numerosi.
Eppure non è così, anzi è il contrario. Il centro studi CGIA di Mestre ha infatti fotografato una realtà paradossale. Gli autoriparatori, soprattutto quelli indipendenti, continuano a diminuire. Tra le cause sono segnalati i costi di gestione, come bollette e costi di smaltimento. In alcune regioni, il calo degli autoriparatori in 10 anni si scontra con l’aumento dell’età media del parco auto.
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In Italia tante auto ma vecchie
L’ufficio studi CGIA, l’associazione artigiani e piccole imprese Mestre, ha pubblicato un report nel quale mostra un controsenso del nostro stivale: tante auto vecchie, ma sempre meno autoriparatori.
Andiamo con ordine. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: 7 ogni 10 persone. I numeri sono 701 vetture ogni 1000 abitanti e il numero sta continuando a crescere dagli anni 2000 a oggi. Il parco auto ha superato ormai quota 41 milioni 300.000 mezzi, con l’ultimo decennio che ha fatto registrare +4.200.000 vetture. Un aumento complessivo del ben 11,5% che ci racconta l’altra faccia di questo fenomeno.
Molte automobili sono però vecchie: 1 su 4 ha più di vent’anni. E se in generale le auto hanno bisogno di manutenzione, è ancor più vero con una buona parte del parco auto vecchio. Il 24,3% ha più di vent’anni e quindi ha bisogno di maggiore manutenzione e controlli. In Europa fa peggio dell’Italia solo la Spagna, mentre fanno meglio Francia e Germania.
I dati nel dettaglio:
- in Spagna il 25,6% delle auto ha più di vent’anni;
- in Francia il 12,5% delle auto ha più di vent’anni;
- in Germania il 10% delle auto ha più di vent’anni.
La crisi delle autofficine
Ci si aspetterebbe quindi una florida attività degli autoriparatori. Con tante auto bisognose di manutenzione, le attività di carrozzeria, le autofficine, i gommisti, gli elettrauto e tutti gli artigiani che ruotano intorno al veicolo dovrebbero essere quantomeno stabili, se non in crescita.
Invece il fenomeno fotografato dal centro studi è l’opposto, con una diminuzione in particolar modo degli autoriparatori indipendenti. Nel 2024 le attività erano poco più di 75.200, mentre solo 10 anni prima erano 83.700.
In circa 10 anni sono scomparse, quindi chiuse, circa 8.400 attività (-10%).
Dove ci sono meno autoriparatori:
- Abruzzo -16,2%;
- Puglia -15,9%;
- Marche -15,6%.
Solo il Piemonte ha registrato una variazione positiva del +2%, ovvero 140 attività aperte.
Quali sono le cause?
Da quanto indagato dal centro studi, ovvero prendendo in considerazione le chiusure delle attività in larga parte a gestione familiare, dietro a questa crisi ci sono una serie di fattori economici, tecnologici e sociali.
Più che di una crisi temporanea, viene definita una “trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale”.
A fare la parte del leone sono i costi di gestione che nel tempo sono aumentati. Pesano:
- affitti;
- bollette;
- smaltimento rifiuti speciali;
- assicurazioni;
- normative ambientali;
- sicurezza sul lavoro, che richiede investimenti continui.
Le attività che ci rimettono sono soprattutto quelle a gestione familiare che vedono i margini di guadagno sempre più ridotti. Riescono a prosperare i centri di manutenzione e riparazione legati alle case automobilistiche, alle assicurazioni o alle reti ufficiali di vendita.
Ci sono anche altri fattori, come il fatto che i clienti cercano prezzi sempre più bassi o acquistano pezzi online. Infine c’è il fattore tecnologia. Le auto più moderne necessitano di strumenti più costosi ma anche di formazione del personale. Non basta più l’esperienza meccanica tradizionale e qui compare il problema generazionale. I giovani che mostrano interesse verso i mestieri manuali e artigiani preferiscono percorsi in attività più grandi e stabili. Si tratta di un numero comunque ridotto rispetto a chi sceglie strade alternative, seppur collegate al mondo dell’automotive.