Borse in rosso e titoli di Stato sotto pressione dopo summit Trump-Xi

Come è andata la seduta odierna e cosa aspettarsi dalla prossima settimana

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Redazione

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L’ultima seduta della settimana si chiude in netto ribasso per Piazza Affari, che si allontana così dalla soglia psicologica dei 50.000 punti dopo che ieri ha quasi sfiorato il record storico di marzo 2000. L’andamento della piazza milanese è stato in linea con quello delle altre Borse europee, che arrivavano da una fase di iper-comprato. Il sentiment di mercato è tornato pessimista con gli sforzi per porre fine alla guerra in Medio Oriente che restano in una fase di stallo (e i timori che lo stretto di Hormuz rimanga bloccato oltre giugno) e dopo il summit tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping (nonostante l’incontro sia stato definito positivo da entrambe le parti, non sono stati raggiunti accordi concreti sui temi aperti, compreso quello commerciale).

La seduta odierna ha visto anche un’impostazione decisamente negativa per i titoli di Stato delle principali economie avanzate. La delusione sull’incontro tra Trump e Xi, dal quale i mercati probabilmente si aspettavano dei passi avanti verso la riapertura dello stretto di Hormuz, si traduce in aspettative di un’inflazione superiore ai target delle banche centrali per un periodo di tempo più lungo.

Sul fronte macroeconomico, l’inflazione italiana ha registrato un balzo ad aprile per l’accelerazione dei prezzi dell’energia legati alla guerra in Iran. Secondo la lettura finale fornita da Istat, che ha rivisto i dati preliminari leggermente al ribasso, i prezzi al consumo salgono dell’1,1% su mese e del 2,7% su anno dopo il +0,5% congiunturale e il +1,7% annuo di marzo (vs dati preliminari rispettivamente di +1,2% e +2,8%). Sempre in Italia, il debito pubblico ha segnato un nuovo record storico a marzo con un balzo di 20 miliardi rispetto al mese precedente (a 3.159 miliardi di euro di 3.139 miliardi). Nuovo massimo storico in febbraio anche per il controvalore dei titoli di Stato detenuti dagli investitori esteri mentre quello retail è poco mosso.

 

I principali indici

Tra le principali Borse europee vendite a piene mani su Francoforte, che soffre un decremento del 2,07%, pessima performance per Londra, che registra un ribasso dell’1,71%, e sessione nera per Parigi, che lascia sul tappeto una perdita dell’1,60%.

Milano, forte calo del FTSE MIB (-1,87%), che ha toccato 49.116 punti; sulla stessa linea, si abbattono le vendite sul FTSE Italia All-Share, che chiude la giornata a 51.719 punti, in forte calo dell’1,72%. In frazionale progresso il FTSE Italia Mid Cap (+0,29%); variazioni negative per il FTSE Italia Star (-0,74%).

 

I titoli italiani

In cima alla classifica dei titoli più importanti di Milano, troviamo Avio (+2,09%) e DiaSorin (+1,44%). I più forti ribassi, invece, si sono verificati su Buzzi, che ha archiviato la seduta a -4,25%. In perdita STMicroelectronics, che scende del 4,22%. Spicca la prestazione negativa di BPER Banca, che scende del 3,69%. Stellantis scende del 3,51%.

In cima alla classifica dei titoli a media capitalizzazione di Milano, Technoprobe (+32,32%), Carel Industries (+6,59%), Reply (+5,11%) e WIIT (+2,89%). Le peggiori performance, invece, si sono registrate su Ferragamo, che ha chiuso a -18,60%. Pesante Moltiply Group, che segna una discesa di ben -9,87 punti percentuali. Seduta negativa per Ferretti, che scende del 9,60%. Sensibili perdite per Interpump, in calo del 9,06%.

 

Il summit Trump-Xi

Sono emerse poche informazioni concrete sull’incontro tra Trump e Xi: il presidente statunitense ha elogiato calorosamente il suo incontro con il presidente cinese, ma il vertice ha prodotto scarsi risultati tangibili. Gli USA hanno affermato che la Cina acquisterà 200 aerei Boeing e maggiori quantità di prodotti agricoli e petroliferi americani, ma non sono state specificate altre cifre. Secondo Trump, non si è nemmeno parlato di dazi. La Cina non ha reso noti gli accordi concreti, ma le sue intenzioni sono state comunque chiare. Xi ha sottolineato l’importanza di Taiwan come fattore determinante per le relazioni tra Stati Uniti e Cina e ha messo in guardia Trump dalla “trappola di Tucidide”. Si tratta di una velata minaccia che si riferisce alla tendenza storica delle grandi potenze rivali a scivolare verso il conflitto.

 

I dati macroeconomici

Il dato più importante della settimana appena conclusa è stato quello dell’inflazione negli Stati Uniti, che ha superato le aspettative ad aprile, sia a livello generale (+3,8%; rispetto al +3,3% precedente) che a livello core (+2,8%; rispetto al +2,6% precedente). Anche la crescita dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti ad aprile ha superato nettamente le aspettative (+6%; rispetto al precedente +4%). Oltre ai prezzi della benzina, i dati sono stati trainati dai margini dei grossisti e dal settore delle tecnologie dell’informazione, come i semiconduttori e altri componenti. Finora, la spesa dei consumatori americani ha resistito agli aumenti dei prezzi, con una crescita delle vendite al dettaglio pari al 4,9% su base annua (rispetto al precedente +4,2%).

 

La settimana prossima

I dati più importanti della prossima settimana saranno gli indici PMI di maggio per l’Eurozona e gli Stati Uniti, che saranno pubblicati giovedì. Sebbene i dati primaverili siano stati distorti sia dalle tensioni nella catena di approvvigionamento sia dall’anticipo degli ordini per timore di carenze, gli indici forniranno comunque informazioni importanti sulla risposta dell’economia a un contesto in rapida evoluzione. Lunedì mattina saranno pubblicati i dati di aprile sulle vendite al dettaglio, la produzione industriale e la crescita degli investimenti in Cina. Sul fronte delle banche centrali, gli analisti si aspettano che la banca centrale cinese manterrà invariati i suoi due principali tassi di interesse sui prestiti, ovvero il tasso prime a un anno (LPR) al 3,0% e il tasso prime a cinque anni al 3,5%.

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