Gli Houthi, gruppo armato yemenita sostenuto dall’Iran, sta avanzando nel sudovest del Paese e ha conquistato l’isola di Perim, nello stretto di Bab-el-Mandeb. La formazione ha quindi iniziato a impedire il passaggio delle navi dell’Arabia Saudita, che sostiene il governo yemenita rivale degli Houthi, nello stretto.
Il risultato è stato un aumento sensibile del prezzo del petrolio, con i carburanti che sono tornati a crescere di costo nonostante la decisione del governo di prolungare gli sconti sulle accise. L’Italia è particolarmente esposta a queste tensioni internazionali, perché non ha più raffinerie per produrre benzina e diesel e perché le tasse sui carburanti sono più alte che in altri Paesi.
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Petrolio oltre i 100 dollari per colpa degli Houthi
Gli Houthi hanno preso il controllo dello stretto di Bab-el-Mandeb. Una controffensiva delle forze governative yemenite, che avrebbe dovuto respingere il gruppo sostenuto dall’Iran e allontanarle dal sud del Paese, è collassata a un livello tale da permettere agli Houthi di arrivare fino al golfo di Aden e conquistare l’isola di Perim, al centro dello stretto.
Si può quindi supporre che gli Houthi controllino ora il passaggio da cui transita il 10% del commercio navale mondiale. Il prezzo del petrolio è immediatamente salito oltre i 100 dollari al barile.
L’Arabia Saudita costretta a bloccare l’oleodotto
Lo stretto di Bab-el-Mandeb era diventato, soprattutto per l’Arabia Saudita, un’alternativa a quello di Hormuz, da mesi chiuso a causa della guerra tra Iran e Stati Uniti. Riad può infatti sfruttare il suo oleodotto East-West, che porta il petrolio dai pozzi sul Golfo Persico al porto di Yanbu. Da Bab-el-Mandeb nel 2025 passavano 5 milioni di barili di petrolio al giorno, dal Mar Rosso verso l’Asia. Nel secondo trimestre del 2026 ne sono passati 8,1 milioni ogni giorno.
L’avanzata degli Houthi potrebbe però aver già compromesso questa alternativa. L’Arabia Saudita è il principale nemico degli Houthi ed è la ragione per cui esiste ancora un governo yemenita diverso da quello degli alleati dell’Iran. Il gruppo ha imposto un embargo alle navi saudite di passaggio a Bab-el-Mandeb e ha iniziato ad attaccare l’oleodotto East-West, costringendo Riad a chiuderlo.
Come siamo arrivati al gasolio a 3 euro
La situazione in Yemen sta avendo un effetto diretto sui prezzi del carburante in Italia. A fine agosto, in autostrada, il prezzo del gasolio ad alte prestazioni aveva addirittura superato i 3 euro al litro. Ma il problema non è solo il petrolio. Il Golfo Persico infatti è altrettanto importante per i carburanti già raffinati.
Negli ultimi anni, in Italia, sono state chiuse diverse raffinerie, che producevano benzina e diesel dal petrolio greggio. Impianti inquinanti, riconvertiti spesso ad altri usi. Una decisione che ha costretto il nostro Paese a importare prodotto finito. Secondo una ricerca della Bce, a influire sul prezzo della benzina e del diesel è stato proprio il margine di raffinazione, il costo maggiore pagato per i carburanti rispetto al petrolio greggio. In particolare, l’Italia ha dovuto scontare margini:
- di 0,35 euro al litro sul diesel;
- di 0,23 euro al litro sulla benzina.
Le tasse espongono l’Italia a prezzi più alti
Sui carburanti, il nostro Paese ha inoltre un altro problema: le tasse. La fiscalità, tra Iva e accise pesa per circa il 43% del prezzo di benzina e diesel, ben oltre la media europea del 39,7%. Per questa ragione è relativamente semplice per i carburanti raggiungere prezzi molto alti, anche di 2,5 euro al litro, quando arrivano aumenti del prezzo della materia prima.