Cos’è il bazooka commerciale Ue contro i nuovi dazi di Trump e cosa c’entra la Groenlandia

Il dossier Groenlandia e il braccio di ferro con Washington potrebbero indurre la Commissione europea a usare lo strumento anti-coercizione contro le tariffe americane

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

I nuovi (ennesimi) dazi minacciati dall’amministrazione Usa a danno degli Stati Ue per il dossier Groenlandia non riceveranno una pronta risposta pratica da parte di Bruxelles, almeno nell’immediato.

L’Unione Europea non utilizzerà cioè nel breve termine l’ormai proverbiale bazooka commerciale contro le tariffe doganali che Donald Trump adopera da un anno come leva negoziale con altri Paesi, inclusi satelliti come noi europei.

Perché Trump ha imposto nuovi dazi agli Stati Ue

Procediamo con ordine dall’inizio. Perché l’amministrazione Trump ha annunciato altri dazi contro i Paesi europei? La dichiarata volontà statunitense di acquistare la Groenlandia dal Regno di Danimarca si è scontrata col rifiuto di Copenaghen. Esattamente come accaduto in tutte le altre occasioni da metà Ottocento ai giorni nostri, con vari presidenti che hanno tentato il “colpo”.

Questo la dice lunga come gli interessi principali degli Stati Uniti siano strategici e geopolitici prima che economici, ma questa è un’altra storia. Per indurre i propri satelliti ad accettare nuove condizioni di politica estera, Washington utilizza il ricatto commerciale dei dazi. In questo caso, l’aumento delle tariffe è legato all’annuncio da parte di alcuni Stati Ue sul potenziale invio di militari europei in Groenlandia assieme ai danesi.

Botta e risposta più retorico che pratico, visto che le nazioni europee riunite nell’unione economica comunitaria restano incrollabili satelliti, più che alleati, degli Usa. La contesa è inoltre interna alla Nato, nel senso che i Paesi coinvolti appartengono tutti al Patto Atlantico, per quel che può contare oggigiorno.

La materia della risposta mercantile a Trump ricade dunque nell’esclusiva pertinenza della Commissione Ue. Anche se a gridare battaglia sono singoli Capi di Stato come Emmanuel Macron, che con la sua Francia tenta sempre di inserirsi in ogni vuoto politico lasciato dagli Usa in terra europea.

Cos’è il bazooka commerciale che l’Ue può usare contro i dazi Usa

Quello che a livello mediatico è stato definito “bazooka commerciale” (trade bazooka) altro non è che lo strumento anti-coercizione (Aci) pensato per difendere il mercato unico europeo da pressioni di Paesi terzi. Un meccanismo aggiornato e utilizzato negli scorsi anni, ad esempio, per schermare la Lituania dalla penetrazione economica cinese. All’epoca con grande soddisfazione statunitense, oggi decisamente meno.

Da regolamento, per coercizione si intende qualunque pratica commerciale che voglia “impedire o ottenere la cessazione, la modifica o l’adozione di un determinato atto da parte dell’Unione o di uno Stato membro”. L’elenco include, oltre ai dazi, anche ad esempio vincoli alle esportazioni e restrizioni d’accesso al mercato.

Per legge è l’Unione Europea, e non i singoli Stati, a proteggere fattivamente il mercato unico comunitario. Bruxelles può in tal senso avviare contenziosi, imporre dazi di risposta o attivare pratiche di difesa commerciale e anti-coercizione.

Come funziona lo strumento anti-coercizione Ue

Il meccanismo anti-coercizione prende il via con l’ok della Commissione Ue, la quale può procedere d’ufficio o su richiesta di uno Stato membro. A quel punto i documenti affermando che “deve agire con sollecitudine“.

Le commissioni comunitarie valutano la cosa dal punto di vista legale e, se c’è luce verde sulla necessità di difendersi da una coercizione, la proposta viene inviata agli Stati membri. Per azionare l’Aci, serve la maggioranza qualificata dei Paesi Ue, i quali devono agire con altrettanta “sollecitudine”.

Come sempre, c’è almeno un grosso “ma”. Il più grande è che finora il “trade bazooka” non è mai stato attivato. Come ogni altro dossier comune, come l’impraticabile difesa comune europea, è dunque necessario un accordo tra molti Paesi europei. E in tempi brevi, per giunta.

Il vero significato dei dazi americani

In sintesi: un impero, soprattutto se è la prima potenza del mondo, deve evitare di sbilanciare la bilancia commerciale verso l’export se vuole mantenere l’egemonia. Quando Donald Trump minaccia dazi, dunque, va preso sempre con le dovute misure. Se poi consideriamo che è tutto da dimostrare il suo presunto potere di rendere operative le tariffe minacciate, evitando il necessario consenso di Congresso e apparati, il cerchio si chiude.

Detto questo, i dazi americani non sono tutti uguali e si differenziano a seconda del bersaglio. Alla Cina, ad esempio, le imposte mercantili servono a impedire che il surplus commerciale venga utilizzato per rinforzare esercito e tecnologia.

I dazi contro noi europei sono invece usati come pura “punizione” o “spinta al contributo” alla causa comune dell’egemone. Esattamente come per il riarmo, in questo momento gli americani sono stanchi di operare nel mondo e ci chiedono di sobbarcarci l’onere materiale della difesa del continente e dell’Occidente.

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