Banca d’Italia, il dietro le quinte della stabilità: cosa fa l’Istituto tra clima, credito e digitale

La Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità 2025 mostra come Banca d’Italia abbia operato in un anno segnato da crescita debole, rischi geopolitici, transizione climatica, innovazione digitale e nuove vulnerabilità finanziarie.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation e tecnologie emergenti

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

Se le Considerazioni finali del Governatore raccontano l’Italia che deve tornare a crescere, la Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità racconta la Banca d’Italia che deve accompagnare quella transizione. Non è un documento laterale, né un semplice bilancio di attività. È la fotografia di un’Istituzione che nel 2025 ha dovuto presidiare stabilità finanziaria, vigilanza, pagamenti, sostenibilità, innovazione e fiducia dentro un mondo più instabile, più digitale e più esposto ai rischi climatici.

La Relazione annuale fotografa l’economia italiana e internazionale. Le Considerazioni finali ne offrono la lettura strategica. La Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità mostra, invece, il “come”: come l’Istituto organizza le proprie funzioni, come vigila sugli intermediari, come gestisce infrastrutture di pagamento, come educa i cittadini, come riduce il proprio impatto ambientale, come misura il proprio ruolo pubblico.

Non solo Relazione annuale: cosa aggiunge il documento sulla gestione e sostenibilità

Le Considerazioni finali del 2026 hanno descritto un’Italia che ha retto meglio del previsto agli shock degli ultimi anni, ma che ora deve affrontare crescita debole, produttività insufficiente, transizione energetica, intelligenza artificiale, capitale umano, instabilità geopolitica e rischi finanziari. La Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità porta queste parole dentro il funzionamento concreto dell’Istituto: moneta, sistema finanziario, ricerca e statistiche, servizi per lo Stato, sostenibilità ambientale e sociale, condotta aziendale.

Se il Governatore indica la traiettoria del Paese, questa Relazione racconta la macchina istituzionale che deve contribuire a renderla percorribile.

La Banca d’Italia come infrastruttura invisibile dell’economia

Banca d’Italia è spesso percepita dal grande pubblico solo nei momenti più visibili: tassi, banche, crisi, inflazione, banconote, mutui. La Relazione mostra, invece, un’istituzione molto più estesa, che opera come infrastruttura invisibile dell’economia quotidiana.

Nel 2025 l’Istituto ha prodotto 502 milioni di banconote in euro, ha gestito infrastrutture di pagamento dell’Eurosistema, ha contribuito ai lavori sull’euro digitale, ha partecipato alla sorveglianza dei mercati e dei sistemi di pagamento, ha seguito innovazione fintech, cyber risk e resilienza operativa. Nei servizi per lo Stato ha eseguito 53 milioni di operazioni di incasso e pagamento per conto delle Amministrazioni statali e 110 milioni per altri enti pubblici, curando inoltre per il MEF il collocamento di titoli di Stato per 544 miliardi di euro.

Sono numeri che raccontano una dimensione poco visibile: la fiducia economica non nasce da sola. Ha bisogno di sistemi che funzionano, pagamenti che arrivano, banche vigilate, dati credibili, banconote sicure, infrastrutture resilienti, statistiche accessibili, procedure pubbliche efficienti.

Una banca centrale non produce soltanto moneta, vigilanza o analisi. Produce fiducia e la fiducia è una delle infrastrutture più preziose dell’economia.

Dalla crescita debole alla stabilità: il ponte con le Considerazioni finali

Nelle Considerazioni finali, Banca d’Italia ha riconosciuto la capacità di tenuta dell’economia italiana, ma ha anche chiarito che la resilienza non basta più. Il Pil italiano è cresciuto poco nel 2025, mentre produttività, demografia, energia, capitale umano e innovazione restano i nodi decisivi per trasformare la capacità di resistere in capacità di crescere.

La Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità va letta in questo contesto. Non racconta un’Istituzione separata dal Paese, ma un’Istituzione che deve misurarsi con le stesse sfide indicate all’Italia: competenze, tecnologia, efficienza organizzativa, sostenibilità, sicurezza informatica, qualità dell’azione pubblica.

Per questo il documento ha un valore politico-istituzionale, pur restando tecnico. Mostra che le sfide poste al Paese valgono anche per le sue istituzioni: innovare, formare, misurare, rendere conto, ridurre vulnerabilità.

Sostenibilità: non un capitolo green, ma una questione di stabilità finanziaria

Il punto più importante della Relazione è che la sostenibilità non viene trattata come un allegato ambientale. Per una banca centrale, la sostenibilità riguarda la stabilità.

I rischi climatici possono colpire bilanci bancari, valore degli immobili, credito alle imprese, assicurazioni, catene di fornitura, infrastrutture, prezzi dell’energia e inflazione. I rischi di transizione possono modificare la redditività di interi settori. Gli shock energetici possono comprimere redditi, margini aziendali e competitività. La finanza deve misurare tutto questo, non per moda ESG, ma perché ciò che non viene misurato può diventare vulnerabilità sistemica.

La Relazione spiega che la Banca agisce su più piani: come autorità monetaria, come supervisore, come investitore, come istituto di ricerca e come promotore della cultura finanziaria e della sostenibilità. Nel 2025 è proseguito il dialogo con banche significative, banche meno significative e intermediari non bancari sui rischi climatici e ambientali; le misure assunte dalle banche significative per integrare questi rischi negli stress test e nei processi interni di valutazione patrimoniale sono state giudicate positivamente.

La sostenibilità, per una banca centrale, non è una dichiarazione di principio. È una categoria della stabilità.

Clima, energia e geopolitica: la sostenibilità come sicurezza economica

Il legame tra sostenibilità e geopolitica è oggi più evidente di quanto fosse pochi anni fa. Le Considerazioni finali hanno richiamato un mondo più instabile, segnato da conflitti, shock energetici, frammentazione commerciale e rischi sull’inflazione. In questo quadro, energia e clima non sono temi separati dalla politica economica. Sono parte della sicurezza economica.

La Relazione conferma questa lettura. Gli studi della Banca sui temi dell’energia e del cambiamento climatico sono entrati nei filoni tradizionali di analisi economica, proprio per valutare le ricadute su sistemi produttivi, società e stabilità finanziaria. Sul piano internazionale, l’Istituto coopera in sedi come G20, G7, Network for Greening the Financial System, Financial Stability Board e Comitato di Basilea.

La transizione climatica, dunque, non è solo una traiettoria ambientale. È una questione di competitività, credito, investimenti, sicurezza delle infrastrutture e capacità delle imprese di reggere shock futuri.

Innovazione, pagamenti e digitale: la fiducia si sposta nelle infrastrutture

Nel 2025 la fiducia non passa più soltanto dalla solidità delle banche, ma anche dalla continuità dei pagamenti, dalla sicurezza digitale, dalla capacità delle infrastrutture finanziarie di restare operative e dalla protezione dei cittadini da frodi, interruzioni e nuove vulnerabilità tecnologiche.

La Relazione dedica ampio spazio ai sistemi di pagamento. Nell’ambito dei servizi TARGET è cresciuto il numero delle transazioni regolate, soprattutto dei pagamenti istantanei gestiti tramite TIPS, il cui volume è più che raddoppiato. È stato avviato il nuovo sistema di gestione delle garanzie per le operazioni di credito dell’Eurosistema, mentre la Banca ha continuato a lavorare ai progetti Pontes e Appia, destinati a collegare infrastrutture finanziarie tradizionali e piattaforme basate su tecnologie a registro distribuito.

Sul fronte dell’euro digitale, alla fine di ottobre 2025 è stata avviata una nuova fase del progetto. La Banca d’Italia partecipa sia come membro dell’Eurosistema sia attraverso l’Alliance for the Digital Euro, insieme ad altre banche centrali nazionali.

La banca centrale del 2025 non presidia solo moneta e credito. Presidia anche infrastrutture digitali, sicurezza informatica, pagamenti istantanei e moneta pubblica nell’era digitale.

Vigilanza, banche e risparmiatori: il presidio della stabilità

La parte sulla vigilanza mostra la dimensione concreta della stabilità finanziaria. Nel 2025 la Banca d’Italia ha svolto oltre 11.200 azioni di vigilanza conoscitiva e correttiva sulle banche e quasi 4.300 sugli intermediari non bancari. Ha partecipato a 25 ispezioni presso banche significative italiane, ha svolto 22 ispezioni presso banche meno significative e 43 su soggetti finanziari non bancari.

Le priorità sono rivelatrici: rischio di credito, liquidità, tasso di interesse, rischio informatico, esternalizzazione dei servizi IT, adeguatezza patrimoniale, modelli di business, rischio climatico, finanza sostenibile e governance.

Accanto alla vigilanza prudenziale c’è il presidio antiriciclaggio: 356 intermediari sottoposti al ciclo annuale AML/CFT, 552 interventi, 38 ispezioni e 3 indagini tematiche. La dimensione geopolitica entra anche qui: antiriciclaggio, criptoattività, sanzioni e misure restrittive sono ormai parte della sicurezza finanziaria.

Per famiglie e risparmiatori, la vigilanza non è un concetto astratto. Significa banche più solide, comportamenti più corretti, credito più trasparente, strumenti di tutela più efficaci.

Il ruolo internazionale: Bankitalia dentro Eurosistema e nuovo ordine globale

La Relazione conferma che Banca d’Italia non opera più soltanto dentro un perimetro nazionale. È parte dell’Eurosistema, partecipa alla definizione della politica monetaria, contribuisce alle infrastrutture dei pagamenti europei, collabora nei comitati internazionali su stabilità finanziaria, sostenibilità, regolazione bancaria, innovazione e rischi climatici.

Nel 2025 l’Istituto ha fornito 546 contributi alle decisioni dei comitati dell’Eurosistema e 808 in altre sedi di coordinamento sovranazionale. La cooperazione tecnica a favore dei Paesi emergenti ha incluso 116 iniziative con oltre 900 esperti da 62 Paesi, soprattutto Balcani occidentali e Africa.

Nel mondo frammentato descritto dalle Considerazioni finali, questi numeri hanno un significato politico. Le istituzioni tecniche diventano presidi di cooperazione. Quando commercio, finanza, tecnologia ed energia diventano strumenti di competizione geopolitica, il lavoro delle banche centrali contribuisce a mantenere aperti canali di coordinamento, standard comuni e fiducia tra sistemi.

Cosa cambia per famiglie, imprese e risparmiatori

Per le famiglie questa Relazione significa pagamenti più sicuri, servizi online più accessibili, tutela nei rapporti con intermediari, educazione finanziaria, controllo dei dati in Centrale dei rischi e Centrale di allarme interbancaria. Nel 2025 sono state presentate oltre 994.000 richieste di accesso alla Centrale dei rischi e 74.271 alla CAI.

Per le imprese significa banche vigilate, attenzione ai rischi climatici, sistemi di pagamento efficienti, infrastrutture finanziarie più evolute, ricerca economica e stabilità del credito. Per gli intermediari, significa una vigilanza sempre più attenta a capitale, liquidità, governance, cyber risk, tecnologia, antiriciclaggio e sostenibilità.

Per i risparmiatori significa, soprattutto, un presidio di fiducia. In una fase in cui innovazione, mercati e geopolitica aumentano la complessità delle scelte finanziarie, la presenza di un’istituzione che misura, vigila, informa e corregge comportamenti scorretti diventa parte della protezione del risparmio.

Investimenti sostenibili e impronta ambientale: la sostenibilità come gestione del rischio

La Relazione chiarisce, inoltre, che per Banca d’Italia la sostenibilità non è solo rendicontazione ambientale. È anche gestione del rischio, del patrimonio e della continuità operativa. Come investitore, l’Istituto ha integrato i criteri di sostenibilità nei portafogli finanziari non connessi alla politica monetaria, in coerenza con la propria Carta degli investimenti sostenibili. Le metodologie adottate e i risultati conseguiti sono approfonditi nel Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici, che rappresenta il naturale passaggio successivo: dalla sostenibilità come principio alla sostenibilità come criterio di allocazione finanziaria.

Bankitalia tra le prime banche centrali con un Piano di transizione climatica

Banca d’Italia è tra le prime banche centrali dell’Eurosistema ad aver adottato un Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Pubblicato all’inizio del 2026, il Piano punta al net zero entro il 2050 e prevede due obiettivi intermedi al 2035: ridurre del 67% le emissioni dirette e quelle legate al consumo di energia e del 40% le emissioni indirette lungo la catena del valore.

Il punto più rilevante è che il Piano non riguarda solo le emissioni. Serve anche a ridurre l’esposizione della struttura dei costi agli shock su petrolio e gas e a rafforzare la resilienza delle infrastrutture dell’Istituto agli effetti del cambiamento climatico. In questa prospettiva, la sostenibilità diventa una forma di prudenza istituzionale: protegge funzioni essenziali, risorse, infrastrutture e capacità di agire nel lungo periodo.

Dalla rendicontazione alla prova degli investimenti

La sostenibilità non viene più trattata come un linguaggio separato dalla finanza. Entra nella gestione dei rischi, nella qualità delle infrastrutture, nella solidità degli intermediari, nella protezione del risparmio e nella capacità delle istituzioni di rendere conto delle proprie scelte. In questo senso, la sostenibilità non è solo un obiettivo ambientale: è una disciplina della responsabilità pubblica.

Se questa Relazione mostra come Banca d’Italia interpreta la sostenibilità nelle proprie funzioni istituzionali e nella propria macchina interna, il passaggio successivo riguarda il modo in cui quei principi entrano nelle decisioni di investimento.

Per una banca centrale, questo passaggio ha un valore particolare: non significa trasformare la politica monetaria in politica industriale, né sostituirsi ai governi nelle scelte climatiche. Significa, piuttosto, riconoscere che anche la gestione finanziaria deve misurarsi con rischi che incidono sul valore degli attivi, sulla resilienza degli intermediari e sulla stabilità di lungo periodo.

La chiave è tutta in questa evoluzione: dalla sostenibilità come dovere di trasparenza alla sostenibilità come criterio di gestione.

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