Accordi definitivi sui dazi, apertura Ue ma con riserva: quali industrie italiane perdono

Le clausole di salvaguardia restano in vigore fino al 2029: agroalimentare, moda, automotive e farmaceutica i comparti italiani più esposti

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Arriva il via libera definitivo dell’Unione europea all’accordo sui dazi con gli Stati Uniti, chiudendo un negoziato lungo più di un anno e formalizzato tra il 2025 e il 2026 all’interno del quadro di cooperazione transatlantica. L’intesa, già approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, dà attuazione agli impegni tariffari condivisi con Washington e punta a stabilizzare i rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.

Il pacchetto legislativo interviene su una delle aree più sensibili dello scambio tra Ue e Usa: la politica dei dazi su beni industriali e agroalimentari. Le nuove regole entreranno in vigore dopo l’approvazione formale delle istituzioni europee e resteranno applicabili fino alla fine del decennio.

Cosa prevede nel dettaglio l’accordo sui dazi Ue-Usa

L’intesa si basa su un principio di apertura progressiva e controllata del commercio transatlantico.

Sul fronte europeo, il punto centrale è la riduzione o eliminazione dei dazi su una vasta gamma di merci industriali statunitensi, con un accesso più agevolato al mercato Ue anche per prodotti agricoli e ittici provenienti dagli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la prevedibilità degli scambi e ridurre il rischio di nuove tensioni tariffarie.

Gli Stati Uniti, invece, mantengono un approccio più selettivo. Conservano strumenti di protezione su settori considerati strategici come acciaio, automotive e alcune filiere tecnologiche, concedendo piuttosto riduzioni mirate e sospensioni temporanee dei dazi esistenti.

Elemento centrale dell’accordo sono le clausole di salvaguardia previste dall’Ue, secondo le concessioni:

Un accordo forse economicamente sbilanciato per l’Europa

L’intesa ha prodotto un compromesso non equilibrato. L’Unione europea apre in modo significativo il proprio mercato ai prodotti statunitensi, soprattutto industriali e agroalimentari, mentre gli Stati Uniti mantengono un livello di protezione più elevato. Ne deriva una dinamica asimmetrica: maggiore liberalizzazione in ingresso nell’Ue, apertura più limitata verso l’export europeo.

In termini pratici, Bruxelles punta soprattutto a garantire stabilità e continuità ai flussi commerciali, evitando escalation tariffarie che potrebbero danneggiare le economie europee più orientate all’esportazione. Washington, al contrario, utilizza l’accordo anche come leva negoziale, preservando margini di protezione interna.

Il risultato è un equilibrio definito funzionale ma non simmetrico: riduce l’incertezza, ma lascia aperto il tema della diversa capacità di tutela dei rispettivi mercati.

I settori produttivi italiani più esposti ai dazi statunitensi

Per l’Italia, gli effetti dell’accordo si concentrano soprattutto sui comparti più esposti all’export verso gli Stati Uniti.

Il primo è l’agroalimentare, pilastro del Made in Italy. Vino, formaggi, olio d’oliva e pasta rappresentano alcune delle principali voci dell’export italiano sul mercato americano. In questo settore, eventuali barriere tariffarie o non tariffarie possono incidere direttamente sulla competitività dei prodotti, con effetti immediati sulle esportazioni.

Segue il comparto moda, uno dei più rappresentativi dell’industria italiana. Il mercato statunitense è tra i principali sbocchi extraeuropei per abbigliamento, pelletteria e accessori. In questo caso, anche piccoli aumenti dei costi legati ai dazi possono riflettersi sulla domanda finale.

Il settore automotive è esposto soprattutto in modo indiretto. L’Italia è parte integrante delle catene di fornitura europee, in particolare attraverso la componentistica, e risente quindi delle dinamiche tariffarie che colpiscono l’intero comparto europeo nei rapporti con gli Stati Uniti.

Infine, la farmaceutica, che rappresenta però un caso particolare. È meno vulnerabile ai dazi in senso stretto, ma più esposta a dinamiche regolatorie e di accesso al mercato, rimanendo comunque un settore strategico per l’export nazionale verso gli Usa.

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