Secondo i dati sulla popolazione italiana residente all’estero, pubblicati da Istat il 3 settembre 2026, nel 2025 gli italiani rimpatriati risultano essere circa 56mila, in calo del 3,4% rispetto all’anno precedente e decisamente di un numero minore rispetto a chi invece ha deciso di lasciare il Paese.
Al 31 dicembre scorso, infatti, i residenti fuori dai confini nazionali erano 6 milioni e 604mila, circa 183mila in più rispetto all’inizio dell’anno, con un incremento del 2,8%.
Nella maggior parte dei casi sono soprattutto i giovani ad andarsene, spinti dalla voglia di trovare stabilità economica e fare carriera. A spingere il rientro, invece, sono cause che hanno a che fare non solo con il lavoro, ma anche con affetti e legami familiari.
Indice
La classifica delle regioni preferite dai rimpatriati
Dei 56mila rimpatri monitorati nel 2025:
- quasi la metà, precisamente il 47,8%, ha avuto come destinazione una regione del Nord Italia;
- un altro 20% dei rientri si è diretto verso il Centro;
- il restante 32,2% ha riguardato il Mezzogiorno.
Nella classifica delle regioni con maggior numero di rientri:
- al primo posto c’è la Lombardia, che nel 2025 ha accolto il 18,4% del totale dei rimpatri;
- al secondo posto della graduatoria compare la Sicilia, che raccoglie il 10,1% dei rimpatri. La regione non è soltanto una delle principali aree da cui gli italiani continuano a partire, ma è anche una delle destinazioni più importanti per coloro che scelgono di rientrare;
- al terzo posto si trova il Lazio, con l’8,7% dei rimpatri;
- a seguire c’è invece il Piemonte, che raggiunge l’8,4%.
| Posizione | Regione | Quota sul totale dei rimpatri |
| 1 | Lombardia | 18,4% |
| 2 | Sicilia | 10,1% |
| 3 | Lazio | 8,7% |
| 4 | Piemonte | 8,4% |
Come dimostra la distribuzione geografica, le motivazioni che possono spingere una persona a tornare in Italia sono diverse. Se per Lombardia e Lazio possono entrare in gioco elementi come lavoro e opportunità professionali, nel caso della Sicilia il legame familiare, il ritorno nella regione di origine, il costo della vita e la possibilità di riavvicinarsi alla propria comunità dopo anni trascorsi all’estero sono tra le cause principali.
Da dove provengono gli italiani che tornano?
Come riportano i dati Istat, oltre un terzo dei rimpatri registrati nel 2025 proviene da soli tre Paesi (che insieme rappresentano il 36,3% dei rientri), ovvero:
- Germania;
- Regno Unito;
- Svizzera.
Seguono:
- gli Stati Uniti, dai quali arriva il 6,6% dei rimpatri;
- Francia, con il 6,5%;
- il Brasile, con il 6%.
L’Europa continua a essere l’area verso cui si concentra la maggior parte degli espatri. Nel 2025, infatti, il 75,5% degli italiani espatriati, pari a circa 82mila persone, ha scelto un altro Paese europeo:
- Spagna e Germania hanno registrato circa 13mila espatri ciascuna;
- la Svizzera a seguire si è posizionata con 12mila;
- il Regno Unito si è conquistato il terzo posto con 11mila;
- la Francia infine ha chiuso con 9mila.
Questi stessi Paesi compaiono anche tra quelli da cui provengono più persone che successivamente decidono di rientrare. Non è casuale, ma il segnale di una mobilità che non necessariamente rappresenta una scelta definitiva. Per una parte degli italiani, trasferirsi all’estero può essere una fase della propria vita professionale e personale, destinata a concludersi con il ritorno.
Chi parte e chi rientra
Nel 2025 l’età media degli italiani che hanno scelto di espatriare è stata di 34 anni, mentre quella dei rimpatriati è salita a 36,8 anni. Le partenze sono maggiormente concentrate nelle fasce più giovani:
- oltre un terzo degli espatriati, il 36,2%, ha tra 25 e 34 anni;
- un ulteriore 13,2% ha tra 18 e 24 anni.
Il profilo dei rimpatriati è invece più eterogeneo:
- gli over 50 rappresentano il 26% dei rimpatri;
- la fascia tra 25 e 34 anni rappresenta il 24% dei rientri;
- subito dopo ci sono gli italiani tra 35 e 49 anni, pari al 23,2%.
Il ritorno in alcuni casi ha coinvolto sia il lavoratore emigrato che il suo intero nucleo familiare. Infatti, i minori rappresentano il 17,9% dei rimpatri, contro il 12,4% degli espatri.
La vera novità che emerge dai numeri, dunque, è che a differenza del passato la partenza non è più definitiva. Sempre più spesso la mobilità internazionale può assumere la forma di un percorso articolato. Si parte per studiare, trovare un lavoro, costruire una carriera o sperimentare un diverso modello di vita e, dopo alcuni anni, si torna.