Facebook giù a Wall Street per il processo a Zuckerberg: sanzione da 200 miliardi

Colano a picco i titoli di Borsa per Meta a causa del dibattimento giudiziario sulla tutela dei giovani utenti sui social network.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Se da un lato Trump minaccia la Corte di Giustizia europea per infastidire le big tech americane, Meta sta iniziando a subire gli effetti di una vera e propria guerra interna. Il colosso di Menlo Park guidato da Mark Zuckerberg ha registrato una flessione pesante sui listini di Wall Street, lasciando sul terreno il 3,53% del proprio valore azionario e scivolando a quota 548,89 dollari per azione.

La scossa finanziaria è scattata in concomitanza con l’inizio delle arringhe nel maxi-processo avviato in California, una battaglia legale di portata storica legata all’accusa di aver deliberatamente progettato piattaforme capaci di generare dipendenza patologica tra i minori.

I precedenti e le condanne già incassate da Meta nel 2026

Il procedimento che si apre a Oakland non rappresenta un fulmine a ciel sereno, ma il capitolo di un’offensiva giudiziaria che vede la multinazionale già gravata dal peso di precedenti condanne. A inizio agosto, il tribunale statale del New Mexico ha inflitto al gruppo una sanzione da 567 milioni di dollari per i danni cagionati alla salute mentale degli adolescenti, somma che si è andata ad aggiungere ai 375 milioni stabiliti in primavera per le violazioni delle norme commerciali e la mancata protezione dei giovani dai predatori online.

A questo esborso finanziario che sfiora il miliardo di dollari si è affiancata la pronuncia della Corte di Los Angeles, che ha riconosciuto le responsabilità dirette del gruppo nel provocare stati depressivi in una giovane utente. Un quadro di sistematiche omissioni e violazioni che rischia di trasformare ogni nuova aula di tribunale in un effetto domino economico e reputazionale.

I numeri del tonfo azionario e le richieste dei Procuratori

A spaventare i mercati è proprio la portata finanziaria del nuovo filone giudiziario condotto a Oakland, dove una coalizione guidata da 29 Procuratori Generali statali ha unito le forze per denunciare le storture degli algoritmi di Facebook e Instagram. Sebbene nelle ultime ore la stima teorica di risarcimento da 1.400 miliardi sia stata ridimensionata dall’accusa a una richiesta attorno ai 200 miliardi di dollari, ispirata allo storico accordo con le multinazionali del tabacco del 1998, l’impatto sui bilanci societari si preannuncia pesante:

Le accuse di dipendenza e le violazioni sul pubblico giovane

Al centro delle oltre sette settimane di dibattimento previste nell’aula federale figurano le accuse sull’architettura stessa dei prodotti digitali. I magistrati contestano a Meta di aver coscientemente ignorato i report interni sui rischi per la salute mentale degli adolescenti pur di massimizzare il coinvolgimento e la monetizzazione.

L’impianto accusatorio mette al centro l’impiego dello scroll infinito e delle notifiche intrusive, veri e propri ganci psicologici studiati per incentivare la fruizione compulsiva, uniti allo sfruttamento dei dati personali dei minori di 13 anni senza alcun consenso genitoriale. Per fare chiarezza su queste condotte, il tribunale chiamerà a deporre direttamente Mark Zuckerberg e il responsabile di Instagram Adam Mosseri.

È davvero crisi nera per Meta?

Al di là dell’enorme penale pecuniaria, la minaccia più concreta per la stabilità finanziaria di Meta risiede nell’eventualità che la magistratura imponga drastici vincoli strutturali. L’obbligo di disattivare di default le notifiche push, eliminare il conteggio dei mi piace per gli under 18 o riscrivere gli algoritmi che alimentano il feed dei teenager rischierebbe di depotenziare la capacità di profilazione del gruppo.

In un momento storico in cui la holding sta sostenendo investimenti colossali sul fronte dell’intelligenza artificiale e dei server, l’imposizione di nuovi paletti normativi sui mercati chiave potrebbe abbassare la marginalità pubblicitaria per i prossimi trimestri, limitando le prospettive di crescita e allontanando gli investitori.

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