In Europa si torna a pagare in contanti, i veri antagonisti dell’Euro Digitale

L'ultima indagine della Bce mostra che la moneta fisica è ben lontana dall'essere un'abitudine soppressa, anzi, è ancora la più accettata

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

A distanza di qualche anno dalle restrizioni pandemiche che sembravano aver spinto la transizione verso una società emancipata dal contante per evitare il contagio tramite la cartamoneta, il quadro dipinto dall’ultimo rapporto della Banca Centrale Europea sul comportamento delle imprese delinea uno scenario inaspettato.

Il contante non solo resiste, ma torna ad aumentare la propria presenza nei punti vendita fisici dell’Eurozona. Contemporaneamente, si assiste a una profonda trasformazione dei pagamenti elettronici. L’adozione dei classici POS bancari e delle carte di credito cresce a rilento, mentre esplodono le soluzioni alternative ai circuiti finanziari tradizionali, come Satispay e PayPal, a dimostrazione di come consumatori ed esercenti siano alla ricerca di strumenti più leggeri, immediati e con commissioni meno soffocanti.

I Paesi dell’Eurozona più affezionati ai contanti

L’indagine della BCE condotta su un campione di oltre 8.000 imprese mostra come il 92% dei punti vendita fisici nell’area euro continui ad accettare banconote e monete. Se l’accettazione delle carte di credito o debito registra un timido incremento dall’87% all’88%, ad azionare il turbo sono i pagamenti via smartphone e wallet mobile, la cui presenza è quasi raddoppiata passando dal 36% al 68%.

Dal punto di vista settoriale, il contante tocca la cima del 93% nel commercio al dettaglio, nei bar, nei ristoranti e negli hotel, mentre scende all’84% nel comparto di arte, spettacolo e intrattenimento, dove biglietterie digitali e sistemi automatizzati hanno preso più rapidamente il sopravvento.

La disponibilità ad incassare moneta fisica varia però sensibilmente all’interno dei confini comunitari:

Perché l’Europa diffida del digitale

Nel dibattito nostrano la resistenza verso il POS viene quasi sempre liquidata come un rifiuto legato alle commissioni bancarie e alle logiche di controllo fiscale. Sbirciando oltreconfine, tuttavia, si scopre che le ragioni di questa diffidenza affondano in motivazioni molto diverse, quasi tutte di natura culturale, psicologica o strategica.

In Germania e Austria, per esempio, si crede molto nella protezione dei dati personali. Nelle economie di lingua tedesca l’anonimato finanziario è percepito come un diritto fondamentale, e l’idea che banche o istituzioni possano tracciare ogni singola spesa crea una forte avversione diffusa. A questo si aggiunge la convinzione psicologica che maneggiare banconote fisiche aiuti a mantenere un controllo reale ed effettivo sui propri risparmi.

Un secondo elemento chiave riguarda la tenuta della rete in caso di blackout. Gli attacchi informatici e i continui guasti ai sistemi di pagamento elettronici hanno riacceso i riflettori sulla resilienza operativa, riaffermando il contante come l’unica infrastruttura di pagamento in grado di funzionare sempre offline, priva di rischi di blocco informatico.

Infine pesa la memoria delle recenti crisi bancarie. Nelle aree dell’Europa orientale e meridionale che hanno vissuto sulla propria pelle periodi di restrizione o congelamento dei crediti, detenere denaro contante rappresenta ancora una tutela psicologica immediata contro l’instabilità del sistema creditizio.

Quale futuro per l’Euro Digitale?

Il paradosso registrato dalla BCE, che vede convivere un rialzo del contante con il boom delle piattaforme di pagamento alternative, manda un segnale chiarissimo a Francoforte in vista del debutto dell’Euro Digitale.

Per evitare che la nuova valuta dematerializzata finisca per essere respinta da utenti e mercati, la BCE dovrà tenere in considerazione diversi fattori cruciali:

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