Alberto Trentini e Mario Burlò liberati in Venezuela, quando torneranno

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che due prigionieri italiani in Venezuela sono stati liberati: si tratta di Alberto Trentini e di Mario Burlò

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Matteo Runchi

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Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati dalle prigioni venezuelane in cui erano rinchiusi. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ringraziando la presidente ad interim del Paese Delcy Rodriguez. Soddisfatta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e le famiglie, in particolare quella del cooperante che da più di 400 giorni si batteva pubblicamente per la sua liberazione.

La liberazione è la conseguenza delle pressioni statunitensi sul Venezuela, in particolare della cattura del presidente Maduro e dell’accordo stretto con Rodriguez dal Dipartimento di Stato americano. La strategia della “diplomazia degli ostaggi” potrebbe essersi conclusa nel Paese.

Liberati Trentini e Burlò

Nella prima mattina del 12 gennaio, attorno alle 5 ora italiana, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che il Venezuela aveva scarcerato il cooperante Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlò, entrambi detenuti nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo, alla periferia dei Caracas.

I due sono stati portati all’ambasciata italiana in Venezuela e hanno potuto chiamare le famiglie. In un’intervista a La Repubblica, l’ambasciatore italiano in Venezuela Giovanni De Vito ha raccontato che i due non si aspettavano di uscire. Trentini e Burlò hanno raccontato di essere stati portati all’ambasciata da due guardie e di non essere stati incappucciati.

Hanno definito la detenzione come “dura” ma hanno dichiarato di stare bene e di non aver subito torture. All’arrivo in ambasciata hanno chiesto comunque alcuni farmaci che non erano stati loro concessi durante la detenzione.

La reazione di Meloni e delle famiglie

Tra i primi a commentare la notizia c’è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha dichiarato:

Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato.

Anche la famiglia di Trentini, che da più di un anno si batteva per la liberazione del cooperante, ha subito rilasciato un comunicato che esprime la loro soddisfazione:

Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci.

Il costo della diplomazia degli ostaggi

Il comunicato di Meloni sottolinea che per raggiungere questo obiettivo, il governo ha sfruttato numerosi canali. In primis la diplomazia diretta con Caracas, dove gli equilibri di potere sono cambiati dalla cattura di Maduro.

È stato però fondamentale l’aiuto degli Stati Uniti, più volte chiesto da Tajani, che sarebbe rimasto in contatto con il Dipartimento di Stato degli Usa durante gli ultimi giorni.

Anche il Vaticano potrebbe aver avuto un ruolo nelle trattative.

La liberazione degli ostaggi italiani e di molti altri stranieri dalle carceri venezuelane potrebbe segnare la fine della strategia della “diplomazia degli ostaggi” nel Paese. Utilizzata soprattutto da regimi autoritari come Russia, Iran e appunto Venezuela. Una tattica che ricorda quella dei rapimenti delle organizzazioni criminali.

Gli Stati in questione arrestano sistematicamente e senza una motivazione precisa i cittadini stranieri che si trovano sul loro territorio, per costringere i governi degli Stati di provenienza a fare concessioni che riducano il loro isolamento internazionale.

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