Inchiesta Tav Napoli-Bari, scattano gli arresti: corruzione, caporalato e calcestruzzo scadente

La Guardia di Finanza ipotizza un sistema di corruzione e caporalato attorno alla Tav Napoli-Bari: 20 le misure cautelari, 10 ai domiciliari

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

La Guardia di Finanza di Napoli ipotizza un vero e proprio sistema di corruzione e sfruttamento del lavoro, nato intorno a una delle grandi opere del Paese. Si parla della Tav Napoli-Bari, con le indagini che hanno portato alla notifica di 20 misure cautelari personali.

Forti dubbi sulla regolarità dei lavori per la linea ferroviaria ad Alta Velocità, con dieci delle persone coinvolte finite agli arresti domiciliari. I reati contestati, a vario titolo, sono: corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Di seguito quanto è emerso dall’inchiesta, ricordando però che si tratta di accuse ancora da verificare e che per gli indagati vale la presunzione d’innocenza.

L’inchiesta Tav e le 20 misure cautelari

Come detto, al centro dell’indagine ci sono i lavori per la Tav Napoli-Bari. Parliamo di una delle infrastrutture strategiche del Sud Italia che, secondo la Guardia di Finanza, avrebbe attirato soggetti pronti a dare precedenza ai propri interessi.

Sono state eseguite 20 misure cautelari personali nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali, dieci dei quali sottoposti agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, il quadro che emerge è quello di un sistema ormai ben collaudato, in grado di pilotare l’assegnazione e condizionare la gestione delle commesse pubbliche legate all’opera.

Favori e regali

Al centro dell’ipotesi accusatoria c’è un intreccio molto fitto di rapporti corruttivi. I pubblici ufficiali coinvolti avrebbero agevolato alcune imprese nell’ottenimento delle commesse e nell’esecuzione dei lavori. In cambio, sostengono gli inquirenti, avrebbero ricevuto:

Un dettaglio, in particolare, ha colpito l’attenzione. Alcune delle presunte mazzette sarebbero state nascoste in panettoni regalati a Natale, così da mascherare lo scambio di denaro.

Il caporalato nei cantieri

Di fianco alla corruzione, ma non meno importante, l’inchiesta fa emergere un altro fronte. Si tratta dello sfruttamento della manodopera. Nel corso delle indagini, infatti, sono stati individuati lavoratori extracomunitari, principalmente di origine egiziana, impiegati in maniera irregolare nei cantieri.

Le condizioni descritte dagli investigatori sono molto pesanti, con turni di lavoro che arrivavano fino a 20 ore. Un caso di caporalato che, in caso di conferme ufficiali, si sommerebbe alla gravità del sistema corruttivo ipotizzato e alla mole di accuse formalizzate.

I sequestri e il rischio sicurezza

Su richiesta del pubblico ministero Henry John Woodcock, il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione. È qui che emerge l’aspetto ritenuto più grave. Stando agli inquirenti, infatti, una parte del profitto ottenuto sarebbe legata all’impiego di calcestruzzo di scarsa qualità posato in una tratta dell’opera.

Una circostanza che il gip ha definito di “straordinaria gravità”. Un punto che sposta di colpo l’attenzione dal piano economico a quello della sicurezza di un’infrastruttura destinata a servire milioni di persone.

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