Giustizia “sessista” e lenta: Strasburgo condanna l’Italia a risarcire Audrey Ubeda

Sessismo e lentezza giuridica sono costati 60.000 euro all'Italia, ma i costi del funzionamento della giustizia italiana sono molto più alti

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

La Corte europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per il caso di Audrey Ubeda, cittadina francese che aveva denunciato violenze domestiche e abusi, censurando non solo il contenuto sessista e stereotipato di una richiesta di archiviazione, ma anche la lentezza con cui il sistema giudiziario ha risposto alla sua vicenda.

Strasburgo ha disposto un risarcimento complessivo di 60.000 euro per la famiglia Ubeda. La pronuncia, però, va oltre il singolo caso e rimette al centro il nodo strutturale dei ritardi della giustizia italiana.

Il caso Audrey Ubeda

Era il 2021 quando Audrey denunciava l’ex compagno per maltrattamenti, violenza sessuale e minacce. Nello stesso anno la procura aveva chiesto l’archiviazione, sostenendo che fosse normale per un uomo dover vincere “un po’ di resistenza” della donna in un rapporto sessuale e derubricando la minaccia con coltello a uno “scherzo di cattivo gusto”. Il gip respinse la richiesta d’archiviazione e ordina nuove indagini.

Parallelamente, si è aperto il procedimento davanti al tribunale per i minorenni. Ci sono voluti più di tre tre anni per arrivare alla revoca della responsabilità genitoriale del padre. Un tempo giudicato troppo lungo dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Quanto è lenta l’Italia rispetto all’Europa

Per le cause civili e commerciali contenziose in primo grado, il dato italiano resta fra i peggiori dell’Unione. Secondo l’Eu Justice Scoreboard 2025, il disposition time (tempo di definizione di un procedimento giudiziario) italiano è di circa 500 giorni per una causa civile o commerciale di primo grado, contro i 307 giorni della Francia, 281 della Spagna e i 215 della Germania. Per quanto riguarda il tempo complessivo di una causa civile, la media europea è di 591. L’Italia quadruplica questa durata con i suoi 2200 giorni.

Per quanto riguarda i procedimenti penali, le cose vanno sicuramente meglio rispetto a quelli civili, ma comunque non abbastanza. La media europea per raggiungere il procedimento di primo grado è di 149 giorni, per l’Italia siamo intorno ai 300.

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Per quanto riguarda i processi civili, l’obiettivo europeo assegnato all’Italia era di una riduzione del 40% della durata dei procedimenti entro il 2026 rispetto ai livelli di partenza; nel penale, l’obiettivo era del 25%.

Qualcosa si è mosso. Secondo il Rule of Law Report 2025 e lo Scoreboard 2025, l’Italia ha registrato una diminuzione dei disposition times e una riduzione dell’arretrato, in particolare nelle procedure civili. Se la durata di un processo civile di primo grado scende da oltre 520 a circa 500 giorni il segnale è positivo; ma resta comunque un tempo quasi doppio rispetto alla Germania e molto più alto di Francia e Spagna.

Quanto costa una giustizia lenta

Una giustizia lenta costa direttamente allo Stato, alle imprese e agli investimenti e, come nel caso di Audrey, alle famiglie e alle vittime, quando la protezione arriva tardi.

Secondo i dati richiamati nel focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulla giustizia civile, una procedura standard per la risoluzione di una controversia commerciale, che arrivava a durare 1.120 giorni, ha un costo pari al 21% del valore della controversia.

Il Fondo monetario internazionale, ha calcolato che portare l’efficienza della giustizia civile italiana al livello della mediana europea potrebbe aumentare il Pil di circa 1 punto percentuale nel medio periodo.

Uno studio della Banca d’Italia ha mostrato che tribunali più lenti producono meno credito alle imprese e condizioni di finanziamento peggiori. C’è una correlazione indiscutibile tra efficienza giudiziaria e credito alle imprese: dove le procedure concorsuali e giudiziarie sono più lunghe, le banche tendono a praticare condizioni meno favorevoli alle aziende, proprio perché il recupero del credito è più incerto e costoso.

Il costo dei risarcimenti per violazione di termini ragionevoli, le condanne internazionali, spese legali e i costi di un sistema congestionato ricadono direttamente sullo Stato. Nel caso Audrey la cifra è stata di 60.000 euro, ma è solo una goccia.

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