La Procura di Torino ha chiuso una maxi inchiesta su un autentico racket delle giostre itineranti. Il cosiddetto “sistema La Cassa”, dal nome del Comune nell’area metropolitana di Torino, si basava su collaudi pilotati e mazzette da 50 a 600 euro per ottenere autorizzazioni false. In tutto sono 28 gli indagati, tra cui un ex responsabile della polizia municipale, il 52enne Claudio Asioli.
Le accuse ipotizzate sono di corruzione e falso ideologico e materiale in atti pubblici. Il giro illecito si avvaleva di intermediari e della connivenza di numerosi giostrai, facendo figurare come “a norma” circa 600 impianti in tutta Italia che in realtà sono risultati pericolosi per l’incolumità dei clienti. Gli inquirenti collegano infatti l’inchiesta anche alla morte di una donna e al ferimento di una ragazzina di 13 anni.
Il “sistema La Cassa” tra ex vigile, giostre e intermediari
Secondo l’accusa, esisteva dunque un sistema organizzato per facilitare l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie all’installazione delle attrazioni, con tanto di aggiramento delle verifiche previste dalla legge. In alcuni casi i permessi venivano prontamente falsificati. Oltre all’ex vigile Asioli, nel giro sarebbe stato coinvolto anche il 68enne Graziano Minero, nel ruolo di intermediario e tecnico incaricato di redigere la documentazione propedeutica.
Le indagini sono state svolte dai carabinieri anche attraverso una serie di intercettazioni che chiamerebbe in causa anche funzionari pubblici. Tra le ipotesi d’imputazione figurano infatti anche “falsi verbali della commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo”, realizzati specificando perfino “la falsa sottoscrizione di un appartenente al corpo dei vigili del fuoco, mai intervenuto”.
Verifiche e certificati falsi, come funzionava il sistema
Il cuore dell’inchiesta riguarda i controlli tecnici sulle giostre, obbligatori per garantire la sicurezza del pubblico. Attrazioni come “Volo di rondine”, “Twister”, “Pendolo frontale” e ruote panoramiche venivano autorizzate anche senza che nessun incaricato ufficiale si recasse mai sul posto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati redatti:
- verbali falsi delle commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo;
- documenti con firme apocrife, in alcuni casi attribuite a vigili del fuoco mai presenti;
- certificazioni rilasciate senza verifiche tecniche effettive.
Come riportato dal Corriere della Sera, in molti casi è stata saltata a piè pari “la verifica dell’idoneità della documentazione allegata all’istanza di registrazione e al controllo del regolare funzionamento” e addirittura il sopralluogo fisico “del regolare funzionamento” delle giostre. Andando anche oltre, e cioè concedendo “il falso certificato di assegnazione del codice identificativo” necessario.
Commissioni “fantasma” e giostre montate in autonomia
Uno degli aspetti più gravi emersi dalle indagini riguarda la presunta simulazione dei controlli. Gli inquirenti parlano di commissioni di vigilanza convocate solo formalmente, senza la presenza reale dei tecnici necessari come i vigili del fuoco.
In un episodio specifico, sarebbe stata addirittura organizzata la riunione “fittizia” della commissione di vigilanza del Comune di La Cassa, “senza interpellare i tecnici dei vigili del fuoco, in concomitanza di un’attrazione già installata”. Per dare una parvenza di regolarità e di routine, i soggetti coinvolti installavano in piazza un’altra attrazione, nel caso specifico la cosiddetta “Mixtreme-Percorso vita sospeso”.