Colpo milionario alla Lilli Petroli: rubati capolavori di Manzù e Picasso: quanto valgono

Furto di opere d’arte a Oricola: rubati quadri e sculture attribuiti a Picasso e Manzù. La stima sul valore del colpo alla Lilli Petroli

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Un furto di opere d’arte dal valore stimato tra 4 e 5 milioni di euro è stato messo a segno a Oricola, nella Marsica, in provincia dell’Aquila. I ladri hanno portato via quadri, sculture e bassorilievi attribuiti ad artisti come Pablo Picasso e Giacomo Manzù, custoditi nella sede amministrativa della Lilli Petroli. Le opere appartengono all’imprenditore e collezionista Mauro Lilli, figura nota nel settore della distribuzione di carburanti in Abruzzo. Il bottino, per valore economico e rilevanza artistica, potrebbe essere destinato a circuiti clandestini internazionali del traffico d’arte.

Un colpo da 4-5 milioni di euro

Il valore delle opere rubate è stimato tra 4 e 5 milioni di euro. Si tratta di una cifra rilevante non solo per il danno patrimoniale subito dal collezionista, ma anche per il tipo di beni trafugati. Quadri e sculture di artisti riconosciuti a livello internazionale hanno infatti un mercato molto particolare, composto da aste, collezionisti privati, gallerie e circuiti specializzati.

Proprio la notorietà delle opere può però rendere difficile la rivendita sul mercato regolare. Pezzi attribuiti a Picasso e Manzù sono facilmente identificabili, soprattutto se registrati e documentati. Per questo gli investigatori valutano anche l’ipotesi che il bottino possa essere destinato all’estero o a canali clandestini. Il furto assume quindi una dimensione economica e culturale insieme: da un lato il valore milionario delle opere, dall’altro la sottrazione di beni artistici difficili da sostituire.

Le opere rubate: la Ballerina di Manzù e i bassorilievi attribuiti a Picasso

Tra i pezzi trafugati ci sarebbe “La Ballerina” di Giacomo Manzù, una scultura in bronzo considerata un pezzo unico. L’opera avrebbe un peso di circa dieci quintali, un elemento che rende la sua movimentazione particolarmente complessa. Per portarla via sarebbero state necessarie più persone e attrezzature adeguate. Oltre alla scultura, sarebbero state rubate altre opere dello stesso Manzù e alcuni bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso.

Secondo quanto emerso, i lavori erano stati acquistati nel corso degli anni da Mauro Lilli attraverso aste o collezioni private. La presenza di opere di questo livello spiega la stima economica molto alta del furto. Il valore di mercato, tuttavia, può dipendere da diversi fattori: attribuzione, provenienza, stato di conservazione, documentazione e tracciabilità.

Perché le opere potrebbero finire all’estero

Gli investigatori ritengono improbabile che opere così riconoscibili possano essere rivendute facilmente sul mercato italiano. Quadri, sculture e bassorilievi attribuiti a nomi come Picasso e Manzù attirano l’attenzione di gallerie, case d’asta, esperti e collezionisti. Una vendita ufficiale richiederebbe documentazione e verifiche sulla provenienza.

Per questo una delle ipotesi è che il bottino sia destinato ai circuiti clandestini internazionali. In questi canali, le opere possono essere usate come beni di scambio, garanzia patrimoniale o merce da piazzare nel tempo fuori dai controlli ordinari. Il traffico illecito di opere d’arte è considerato un settore ad alto valore economico. La tracciabilità dei beni rubati e la cooperazione tra autorità nazionali e internazionali diventano quindi decisive per aumentare le possibilità di recupero.

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