Ex Ilva, Flacks annuncia l’acquisizione entro marzo: “no” dei sindacati

La società statunitense è pronta a consegnare ai commissari di Adi piano industriale e garanzie entro giovedì prossimo. Intanto le sigle chiedono al governo di nazionalizzare l'impianto di Taranto

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

L’acquisizione dell’ex Ilva da parte di Flacks Group potrebbe essere formalizzata entro il 12 marzo. La società statunitense del finanziere Michael Flacks ha annunciato l’accelerazione dell’operazione, con consegna ai commissari di Acciaierie d’Italia entro giovedì prossimo del piano industriale e di garanzie sulla disponibilità dei fondi.

La proposta aveva già scatenato forti critiche da parte dei sindacati, che avevano chiesto un piano alternativo al governo basato su un intervento diretto di nazionalizzazione dello strategico complesso siderurgico.

Michael Flacks rassicura: “Firma entro marzo”

Il fondo d’investimento americano che fa capo a Michael Flacks rassicura sul fatto che presenterà tutta la documentazione necessaria in meno di una settimana. “Non c’è nulla che non si possa aggiustare”, ha dichiarato il finanziere. Dimostrando di non temere la sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato la sospensione dell’area a caldo dell’ex Ilva a partire dal 24 agosto.

La richiesta arriva dai commissari straordinari di Adi e dal governo Meloni, che vogliono chiarimenti su diversi aspetti della proposta di acquisizione. In particolare, Palazzo Chigi punta a verificare l’effettiva disponibilità delle risorse finanziarie e la presenza di partner industriali in grado di garantire un progetto credibile di rilancio.

Oltre al piano industriale revisionato, la documentazione preparata da Flacks Group comprenderà “prove della regolare situazione dell’entità dell’acquirente, una lettera di impegno di capitale e altri elementi che dimostrano la disponibilità di asset significativi“. In caso di approvazione da parte dei commissari di Adi, il gruppo prevede di firmare un accordo di acquisizione vincolante entro fine marzo.

Il gruppo americano sarebbe inoltre in trattativa con importanti partner industriali già attivi in Italia (forse Danieli e Jindal Steel) per rafforzare l’operazione. Tuttavia, le quote ipotizzate finora sarebbero considerate troppo limitate dai commissari, che chiedono un coinvolgimento più consistente degli investitori.

Piano industriale ex Ilva, in gioco 10mila posti di lavoro

La posta in gioco nella trattativa non riguarda solo il destino dell’impianto siderurgico, ma anche l’occupazione. L’intera filiera produttiva legata all’ex Ilva coinvolge oltre 10mila lavoratori, tra dipendenti diretti e indotto industriale.

Per questo motivo i sindacati hanno chiesto un piano industriale dettagliato che garantisca continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati. Nel dibattito pubblico è emersa anche la necessità di modernizzare gli impianti e curare l’aspetto della sicurezza, tornato tragicamente centrale dopo le morti di due operai a Taranto.

Si chiede inoltre di accelerare il processo di decarbonizzazione della produzione siderurgica, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e rendere il sito di Taranto più sostenibile nel lungo periodo.

Sindacati e imprese chiedono un piano alternativo per l’ex Ilva

Nonostante la trattativa con il gruppo Flacks prosegua, sindacati e associazioni industriali chiedono al governo di preparare un’alternativa. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, l’ipotesi di un intervento diretto dello Stato nella proprietà dell’azienda resta sul tavolo come soluzione privilegiata nel caso in cui la vendita non vada a buon fine.

L’obiettivo è quello di salvaguardare un settore considerato strategico per l’economia nazionale. L’acciaio prodotto dall’ex Ilva è infatti fondamentale per numerosi comparti industriali, dall’automotive alla cantieristica, fino alla meccanica e alle infrastrutture.

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