Vaccinazioni nei bambini, stanno calando le coperture: cosa dicono i numeri in Europa e come va in Italia

Dopo decenni di progressi, le coperture vaccinali infantili mostrano segnali di rallentamento o diminuzione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea

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Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si parla di medicina e di sanità pubblica, più che considerare un’istantanea di un particolare momento occorre guardare le tendenze nel tempo per comprendere davvero costa sta accadendo. Questa regola è ancor più valida se si parla di protezione dalle malattie infettive tramite vaccinazioni in età pediatrica. Solo osservando i trend nel tempo si può avere la percezione di quanto davvero sta avvenendo.

Purtroppo, la risposta che viene dai dati non è confortante, almeno stando ad una ricerca che ha analizzato oltre quarant’anni di dati nei 27 Paesi dell’Unione europea. Dopo decenni di progressi, le coperture vaccinali infantili mostrano segnali di rallentamento o diminuzione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Lo studio è stato pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, realizzato da un gruppo di ricercatori italiani con un importante contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Un’indagine unica

Lo studio, intitolato Trends in childhood vaccination coverage in the European Union, 1980–2024: an ecological time-series study, porta la firma di Leonardo Villani, Luigi Russo, Francesco Andrea Causio, Cosimo Savoia, Roberta Pastorino, Chiara De Waure, Walter Ricciardi e Stefania Boccia. Il lavoro offre una delle analisi più ampie finora condotte sull’evoluzione delle vaccinazioni pediatriche nell’Unione europea. Soprattutto i risultati dello studio costituiscono anche un riferimento per il lavoro dell’Osservatorio sulla Salute Bene Comune, diretto da Walter Ricciardi, impegnato a promuovere una visione della salute come responsabilità condivisa e patrimonio collettivo.

L’Osservatorio contribuisce a portare le evidenze scientifiche nel dibattito pubblico e istituzionale, favorendo il confronto tra ricerca, decisori, professionisti sanitari e società civile, con particolare attenzione alla prevenzione, all’equità di accesso e alla fiducia dei cittadini. I ricercatori hanno esaminato i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’UNICEF relativi ai 27 Stati membri, osservando l’andamento delle coperture dal 1980 al 2024 per sette vaccinazioni o cicli vaccinali: difterite, tetano e pertosse; epatite B; Haemophilus influenzae di tipo b; pneumococco; poliomielite; morbillo e rosolia.

La tendenza preoccupa

L’analisi conferma i grandi risultati ottenuti in oltre quarant’anni dalle politiche vaccinali europee, ma segnala un recente cambiamento di direzione. In 16 dei 27 Paesi dell’Unione europea sono state infatti rilevate tendenze in diminuzione per almeno quattro dei sette indicatori considerati. I cali più diffusi riguardano le vaccinazioni contro lo Haemophilus influenzae di tipo b e la poliomielite, entrambe in diminuzione in 20 Paesi. Seguono l’epatite B, con una tendenza negativa in 18 Stati, e la vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse, in calo in 17.

Molte delle inversioni di tendenza sono iniziate tra il 2019 e il 2022, periodo coincidente con la pandemia e con le conseguenti difficoltà nell’erogazione ordinaria dei servizi vaccinali. Gli autori precisano, tuttavia, che la ricerca descrive l’andamento delle coperture e non permette di stabilire un rapporto causale diretto. Alle interruzioni dei servizi possono essersi aggiunti diversi fattori, tra cui barriere di accesso, disuguaglianze sociali, difficoltà comunicative, disinformazione e riduzione della fiducia nei vaccini.

“Il messaggio principale non è che la vaccinazione infantile in Europa sia improvvisamente crollata, ma che in molti Paesi la tendenza è cambiata. Stiamo osservando segnali di allerta recenti che si sovrappongono a decenni di importanti conquiste di salute pubblica. È fondamentale che gli elevati livelli di copertura raggiunti non inducano a sottovalutare il problema”

sottolinea Leonardo Villani.

La situazione nelle varie nazioni

La situazione europea rimane eterogenea. In molti Paesi le coperture assolute continuano a superare il 90%, ma soltanto Lussemburgo e Portogallo raggiungono almeno il 95% per tutti e sette gli indicatori analizzati. Anche in territori caratterizzati da valori nazionali elevati, una riduzione progressiva può creare sacche locali di popolazione non protetta e aumentare il rischio di nuovi focolai. L’Italia presenta un quadro relativamente più favorevole rispetto ad altri Stati europei, con un andamento recente positivo per almeno la metà delle vaccinazioni considerate. Il dato, tuttavia, non deve ridurre l’attenzione verso le differenze territoriali e verso la necessità di mantenere alte e omogenee le coperture.

“Il valore di questo studio risiede nella capacità di leggere congiuntamente oltre quarant’anni di dati e di individuare precocemente i cambiamenti in atto. Le medie nazionali, da sole, non sono sufficienti: è necessario riconoscere le disuguaglianze territoriali e sociali che possono lasciare senza adeguata protezione specifiche comunità. Le politiche vaccinali dovranno essere sempre più mirate, accessibili e fondate su sistemi di monitoraggio tempestivi e affidabili”.

segnala Stefania Boccia, professoressa di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La ricerca italiana pubblicata da The Lancet Regional Health – Europe mette a disposizione delle istituzioni una solida base scientifica per rafforzare la sorveglianza, individuare tempestivamente le aree di vulnerabilità e programmare interventi mirati. In questo percorso, l’Osservatorio sulla Salute Bene Comune può svolgere una funzione di raccordo e sensibilizzazione, sostenendo politiche vaccinali fondate sulle evidenze, accessibili nei territori e capaci di contrastare disuguaglianze e disinformazione.

“Questa ricerca dimostra che non possiamo considerare irreversibili i risultati raggiunti grazie alle vaccinazioni. Quando le coperture iniziano a diminuire, anche partendo da livelli elevati, si creano progressivamente le condizioni per il ritorno di malattie che pensavamo di avere posto sotto controllo. Il compito dell’Osservatorio è contribuire a trasformare questi segnali in consapevolezza e iniziativa pubblica, rafforzando il dialogo tra scienza e istituzioni. Occorre intervenire subito sui servizi territoriali, sulla sorveglianza e su una comunicazione scientifica autorevole, trasparente e comprensibile”

commenta Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Osservatorio sulla Salute Bene Comune.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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