Stretto di Hormuz, a rischio farmaci salvavita e risonanze: minacce alla sanità

Il blocco navale colpisce le forniture di terapie oncologiche e gas per le risonanze. L'Italia monitora le scorte per evitare rallentamenti

Pubblicato:

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Il blocco dello Stretto di Hormuz mette a rischio anche la sanità globale e lo fa minacciando la filiera farmaceutica e l’approvvigionamento di elio. In particolare, sono a rischio farmaci come paracetamolo e antibiotici, ma persino farmaci oncologici, perché i precursori sono petrolchimici e quindi passano proprio per quello stretto.

Per quanto, secondo le stime, il rischio di finire le scorte potrebbe essere intorno ai due mesi (la normativa Ue impone scorte da 2 a 6 mesi), le aziende farmaceutiche reagiscono alle minacce trovando percorsi alternativi allo stretto. Ci sono nuovi itinerari possibili, come l’incremento del trasporto aereo verso la Cina o il trasporto via terra, ma i costi di reindirizzamento potrebbero gravare sui consumatori. Infine c’è la questione elio. Gran parte dell’elio in circolazione, di utilizzo anche sanitario, viene dagli impianti del Qatar, sottoposti non solo ai bombardamenti iraniani, ma che non riescono a esportare per via del blocco dello stretto. La carenza di elio ha effetti sulla sanità globale, in particolar modo potrebbe ritardare la disponibilità delle risonanze magnetiche.

Cosa passa per lo stretto di Hormuz

Ormai conosciamo cosa passa per lo Stretto di Hormuz: lo vediamo alla pompa di benzina, sul costo delle bollette e persino sugli scaffali dei supermercati.

Il canale, non a caso, è considerato uno dei punti energetici chiave mondiali perché gestisce tra un quarto e un terzo delle spedizioni globali di petrolio e circa un quinto del gas naturale liquefatto. La sua chiusura ha provocato scosse nei mercati globali, aumentando i prezzi del gas del 70% e quelli del petrolio del 50%, con un aggravio che secondo i dati europei è di circa 13 miliardi di euro sull’importazione di combustibili fossili.

Petrolio e gas, quindi, ma non solo. Si parla di blocco dell’approvvigionamento dei fertilizzanti e di materie prime come l’elio.

La crisi del settore farmaceutico

Meno noto potrebbe essere invece l’impatto sull’approvvigionamento farmaceutico globale. La regione del Consiglio di cooperazione del Golfo è uno snodo cruciale per il transito dei prodotti farmaceutici, perché collega Africa, Asia, Europa e Stati Uniti.

Il Consiglio di cooperazione del Golfo vede il proprio settore farmaceutico in continua crescita, che Think Global Health stima in un valore di 23,7 miliardi di dollari.

Sono due le strade che percorrono i farmaci: le rotte marittime e quelle aeroportuali. Entrambe sono state bloccate o fortemente rallentate proprio dallo scoppio del conflitto. Un esempio è l’aeroporto cargo di Dubai, l’11º più grande al mondo e anche il più importante hub per la riesportazione dei prodotti farmaceutici. Qui arrivano, vengono stoccati e poi spediti in tutto il mondo circa 4 milioni di tonnellate di merci all’anno.

Quali sono i farmaci più a rischio?

Sempre secondo il Think Global Health i farmaci generici sono relativamente sicuri, perché hanno un numero di scorte di sicurezza elevato. Le catene di approvvigionamento più fragili sono le “catene del freddo” e le spedizioni di emergenza.

In questi rientrano:

La crisi dell’elio

Ancora meno noto è il ruolo fondamentale della regione per l’approvvigionamento globale di elio. Cosa c’entra l’elio con la sanità? L’elio è un elemento essenziale per il raffreddamento delle apparecchiature di risonanza magnetica e il Qatar è il secondo produttore mondiale di elio.

Il 18 marzo scorso, la città industriale di Ras Laffan è stata attaccata e la produzione è stata prima interrotta e poi rallentata. Questo non significa che l’elio non si trovi, ma che le riserve si ridurranno.

In tutto il mondo ci sono 50.000 macchine per la risonanza magnetica, con 5.000 nuovi dispositivi prodotti ogni anno e oltre 95 milioni di risonanze magnetiche eseguite annualmente. La crisi dell’elio potrebbe far aumentare i prezzi, non permettere le ricariche di elio dei macchinari e quindi rallentare diagnosi e cure.

E l’Italia?

Sulla situazione in Italia, Quotidiano Sanità ha interpellato Nicoletta Gandolfo, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica. Questa ha dichiarato:

La situazione è sicuramente seria, ma va letta con equilibrio: senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni.

La situazione italiana è sotto controllo, ma i margini sono “limitati”. Il sistema sanitario italiano, prosegue Gandolfo, presenta alcune caratteristiche che lo rendono più resiliente rispetto ad altri comparti industriali. Spiega:

Non operiamo secondo una logica just-in-time: lungo tutta la filiera, dai fornitori fino alle strutture ospedaliere, esistono scorte operative che garantiscono una certa continuità.

Quindi, nel breve periodo, dice la presidente di Sirm, non si prevedono blocchi né rallentamenti rilevanti. Ma cosa può succedere in caso di guasti o manutenzioni straordinarie? Il vero problema, quindi, è l’impatto indiretto, con il rischio di ritardi nella produzione e nella consegna di tecnologie avanzate o di pezzi di ricambio.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963