Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età
In Italia, nella settimana più recente di monitoraggio della stagione invernale, la rete di sorveglianza delle infezioni respiratorie acute (ARI) indica un livello di trasmissione complessivamente contenuto, con un progressivo rallentamento rispetto alle settimane precedenti. La concentrazione rimane maggiore nei più piccoli, mentre la distribuzione geografica mostra differenze tra territori senza evidenza di picchi diffusi.
Riassunto della settimana: casi totali
Nella settimana di riferimento, si stimano circa 406.395 casi di ARI nella popolazione, con un’incidenza di 7,50 casi per 1.000 assistiti.
Questo valore colloca l’attività settimanale su un livello basso, con segnali di flessione rispetto alla settimana precedente.
Distribuzione per fascia d’età
La circolazione è marcatamente età-dipendente: la fascia 0-4 anni registra la incidenza più elevata, pari a circa 30,1 casi per 1.000 assistiti.
Valori nelle altre fasce:
- 5-14 anni: 9,32 casi per 1.000 assistiti
- 15-24 anni: 6,63 per 1.000
- 25-44 anni: 7,43 per 1.000
- 45-64 anni: 5,52 per 1.000
- 65 anni e oltre: 4,00 per 1.000
La maggiore incidenza nei più piccoli, unita alla co-circolazione di altri virus respiratori (in particolare Rhinovirus, VRS e Metapneumovirus), contribuisce ai livelli osservati nelle ARI.
Influenza: casi per regione
L’attività risulta eterogenea sul territorio. Tra i valori più alti di incidenza settimanale si segnalano Basilicata (~11,37 per 1.000), Friuli-Venezia Giulia (~10,76), Abruzzo (~9,86) e Puglia (~9,18). Valori più contenuti si osservano, ad esempio, in Veneto (~5,54) e Liguria (~6,00). In diversi territori l’incidenza nei bambini 0-4 anni supera ampiamente la media regionale.
Confronto con gli anni precedenti
L’incidenza attuale (7,50/1.000) è lontana dai picchi tipici della piena stagione invernale e rimane su livelli contenuti. La fascia 0-4 anni, pur registrando il valore più elevato questa settimana, si mantiene comunque al di sotto dei massimi stagionali osservati nei periodi di picco. Questo quadro è coerente con una fase di attenuazione dell’attività delle ARI, che richiede comunque monitoraggio per cogliere eventuali inversioni di tendenza.