Farmaci anti-obesità, la sfida si accende: su Lancet il confronto tra orforglipron e semaglutide

Secondo i dati pubblicati su Lancet, il farmaco sperimentale orale orforglipron si è dimostrato più efficace nel controllo dell’emoglobina glicata e la riduzione del peso corporeo

Pubblicato:

Federico Mereta

Giornalista scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Arrivano i risultati di ACHIEVE-3, primo studio di Fase 3 testa-a-testa che ha valutato sicurezza ed efficacia di orforglipron, una piccola molecola orale agonista del recettore GLP-1 senza restrizioni relative a cibo o acqua, rispetto a semaglutide orale.
Lo studio ha preso in esame adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina. Stando a quanto riporta la pubblicazione sulla rivista Lancet, orforglipron ha dimostrato superiorità rispetto a semaglutide orale sull’obiettivo primario e su tutti gli endpoint secondari chiave, con miglioramenti significativamente maggiori di emoglobina glicata a peso.

Cosa dice la ricerca

Lo studio, della durata di 52 settimane, ha arruolato 1.698 partecipanti in quattro gruppi di trattamento: orforglipron 12 e 36 milligrammi e semaglutide orale 7 e 14 milligrammi. Orforglipron ha inoltre evidenziato miglioramenti clinicamente rilevanti rispetto al basale su fattori di rischio cardiovascolare chiave, tra cui colesterolo non-HDL, colesterolo HDL, colesterolo VLDL, colesterolo totale, pressione arteriosa sistolica e trigliceridi.

“Nel confronto diretto con semaglutide orale, lo studio ACHIEVE 3 ha dimostrato la superiorità del trattamento su specifici endpoint chiave, tra cui il controllo dell’emoglobina glicata e la riduzione del peso corporeo. Questi risultati confermano il potenziale di orforglipron come nuova opzione terapeutica orale per il trattamento degli adulti con diabete di tipo 2

segnala Stefano Del Prato, Affiliate Professor, Centro di Ricerca Interdisciplinare Health Science, Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità di orforglipron in ACHIEVE-3 è risultato coerente con quanto osservato negli studi precedenti. Per orforglipron e semaglutide orale, gli eventi avversi più comuni sono stati nausea, diarrea, vomito, dispepsia e riduzione dell’appetito. I tassi di interruzione del trattamento dovuti a eventi avversi sono stati 8,7% (12 mg) e 9,7% (36 mg) per orforglipron, rispetto a 4,5% (7 mg) e 4,9% (14 mg) per semaglutide orale.

Lilly ha presentato orforglipron alle autorità regolatorie in oltre 40 Paesi; negli Stati Uniti è prevista più avanti nel corso dell’anno la sottomissione per l’indicazione diabete di tipo 2.

Come funziona orforglipron

Orforglipron è un farmaco sperimentale orale, agonista del recettore del glucagon-like peptide-1 (GLP-1), piccola molecola (non peptidico), somministrato una volta al giorno, che può essere assunto in qualsiasi momento della giornata senza restrizioni relative all’assunzione di cibo o acqua.

Perché è importante agire sul GLP-1

La sigla GLP-1 indica un target per farmaci già presenti nell’uso clinico. Stiamo parlando di un particolare ormone che, sulla scorta dell’azione combinata che mette in luce il legame tra intestino e cervello, si produce naturalmente dopo i pasti. Quando si verifica questo fenomeno l’ormone in pratica funzione come naturale sistema di controllo (non l’unico ovviamente) della glicemia. Ovvero stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas. In questo senso il Glucagon-like peptide 1, termine inglese che esprime questa componente ormonale, entra a far parte delle cosiddette incretine.

Attenzione però: il GLP-1 non limita la sua attività alla produzione di insulina da parte del pancreas, con conseguente miglior utilizzo degli zuccheri introdotti con il cibo. Infatti favorisce anche il rallentamento dello svuotamento gastrico. Per questo ci si sente più “pieni” e si aumenta il senso di sazietà, riducendo l’appetito.
Non solo. Assieme ad un altro “ingrediente” del metabolismo, il GIP, agisce anche sul cervello. In pratica a livello del sistema nervoso centrale modifica l’attività nervosa di neuroni che hanno come compito il controllo della fame e della sazietà. Ed anche questo contribuisce ad indurre il senso di pienezza, con sostanziale riduzione della quantità di alimenti che si introduce.

Il farmaco orforglipron è stato scoperto da Chugai Pharmaceutical Co., Ltd. e concesso in licenza a Lilly nel 2018.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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