La memoria che si offusca. Gli affetti che si annullano. La mente che appare lontana, quasi irraggiungibile. E una nebbia che si addensa sul pensiero. Per chi affronta la malattia di Alzheimer e per chi vive al suo fianco, la sfida è difficile. Ed occorre che i servizi sanitari e sociali offrano risposte a chi assiste queste persone, spesso. 24 ore su 24. Quindi se sul fronte dell’assistenza clinica le risposte ci sono, ci vuole sempre più attenzione ai bisogni sociali, anche alla luce dei numeri che parlano dell’attesa di un incremento dei casi.
Ma quali servizi andrebbero erogati? Una risposta viene da una ricerca pubblicata su Scandinavian Journal of Public Health, condotto dagli esperti dell’Università di Helsinki sulla situazione della Finlandia. Lo studio è stato condotto nell’ambito di un progetto intitolato “Il corso della vita e le implicazioni economiche del cambiamento demografico” (LIFECON), finanziato dal programma DEMOGRAPHY del Consiglio per la Ricerca Strategica. Il Consiglio per la Ricerca Strategica opera sotto l’egida del Consiglio per la Ricerca della Finlandia.
Indice
Il bisogno aumenta
Ogni paziente è diverso. Ed è imprevedibile. Quindi occorre sostenere sia lo stesso paziente sia chi vive vicino al malato. Fatta questa precisazione, andiamo a vedere cosa presenta la ricerca. Lo studio ha utilizzato i dati dei registri nazionali per analizzare le diagnosi di demenza e l’utilizzo dei servizi di assistenza a lungo termine, sia in strutture residenziali che in strutture sanitarie e di assistenza sociale, tra le persone di età pari o superiore a 65 anni, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2018. Le tendenze future sono state valutate in diversi scenari alternativi, basati su ipotesi relative all’andamento dell’incidenza della demenza, della mortalità e dell’offerta di assistenza a lungo termine.
Lo studio fornisce una prima proiezioni numerica basata sui dati del registro nazionale, valutando separatamente il numero di persone con demenza che vivono a casa e in strutture di assistenza a lungo termine entro il 2040. Secondo le previsioni, il numero totale di persone con demenza aumenterà da circa 124.000 nel 2018 a circa 216.000 entro il 2040, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento dell’aspettativa di vita.
“Il fenomeno è di per sé positivo, poiché indica che sempre più persone vivono più a lungo. Allo stesso tempo, cresce il numero di persone affette da demenza, aumentando il bisogno di assistenza e servizi”
è il commento di una degli studiosi, Maria Guzman-Castillo dell’Università di Helsinki.
Come organizzare i servizi
L’analisi ha presa in esame due tendenze alternative nell’erogazione di servizi istituzionali e residenziali. Se l’offerta di servizi rimanesse ai livelli del 2018, il numero totale di persone che necessitano di assistenza a lungo termine aumenterebbe di circa il 60%, raggiungendo circa 117.000 persone entro il 2040. Circa tre quarti di queste sarebbero affette da demenza, con una stima di 126.000 persone che vivrebbero a casa con questa patologia. Se, d’altro canto, l’offerta di servizi continuasse a diminuire allo stesso ritmo di prima del 2018, il numero di persone che necessitano di assistenza a lungo termine si ridurrebbe di circa il 10% rispetto al 2018. Allo stesso tempo, il numero di persone che vivono a casa con demenza aumenterebbe da 71.000 a ben 170.000.
“Indipendentemente dal numero di posti disponibili nelle strutture di assistenza, il bisogno di cure della popolazione aumenterà. Molte persone con demenza che vivono a casa necessitano anch’esse di un notevole supporto e di cure”
fa notare Kaarina Korhonen, ricercatrice post-dottorato presso l’Università di Helsinki.
L’esperta segnala anche come l’assistenza domiciliare per le persone con bisogni assistenziali significativi non è necessariamente più economica per la società rispetto all’assistenza 24 ore su 24.