Rifiuti Covid, l’Italia paga ancora la pandemia: 84 milioni per smaltire 22.000 tonnellate

Tra contenziosi e più di 22.000 tonnellate di rifiuti sanitari, l’eredità del Covid pesa ancora sull'Italia. Ecco quanto spenderemo per smaltire le mascherine non utilizzate.

Pubblicato:

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

I resti della pandemia da Covid-19 non sono solo economici ma anche ambientali. E l’intersezione tra i due aspetti è più ampia del solito stavolta. Il conto economico per gestire lo smaltimento della montagna di materiali sanitari sarà salatissimo. L’emergenza si è chiusa da tempo, ma la fattura da saldare è appena arrivata.

Tra contenziosi giudiziari milionari e tonnellate di mascherine stoccate nei magazzini, l’Italia si ritrova a pagare la gestione di ieri con le risorse di oggi. È la fotografia nitida che emerge dall’ultimo Decreto Legge su Pubblica Amministrazione e Protezione Civile, pronto all’iter di conversione in Senato.

Quanto costa smaltire i rifiuti del Covid

L’ennesimo corto circuito è esploso durante le audizioni davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta. Da un lato Giuseppe Conte, intenzionato a difendere la legittimità dei Dpcm e dello stato d’emergenza, e dall’altro la maggioranza di Governo, guidata da Giorgia Meloni.

Al centro del contendere c’è il caso Jc Electronics, la società le cui forniture di mascherine furono bloccate dall’allora struttura commissariale per dubbi sulla loro conformità. L’azienda ha fatto causa allo Stato vincendo in primo grado, e l’attuale esecutivo ha chiuso la partita con una transazione da 100 milioni di euro. Per Conte si tratta di un esborso sospetto per dispositivi potenzialmente non a norma, tanto da aver consegnato un fascicolo in Procura. Per Meloni e la maggioranza, la Commissione sta semplicemente facendo luce su una gestione opaca che è costata cara ai cittadini.

Quante mascherine sono stoccate nei magazzini

Ma la vera eredità della pandemia non si consuma solo nelle aule di tribunale. Si tratta di numeri molto elevati. La relazione tecnica del decreto quantifica un accumulo senza precedenti: 312.504 metri cubi di materiale, pari a circa 22.692 tonnellate di rifiuti. Per la quasi totalità (il 98,69%) si tratta di dispositivi di protezione mai utilizzati, ufficialmente catalogati come spazzatura non pericolosa da smaltire, stipata in 16 magazzini nazionali.

La soluzione straordinaria e il travaso di fondi

Per gestire questa imponente operazione di dismissione, l’articolo 4 del Decreto n. 76 dell’11 giugno 2026 ha introdotto la figura di un Commissario straordinario, un manager pubblico cui verrà affidata la regia di trasporti, custodia e smaltimento definitivo entro il 31 marzo 2027.

La vera nota dolente riguarda la copertura finanziaria. Liberarsi di più di 22.000 tonnellate di dispositivi di protezione individuale costerà allo Stato circa 84 milioni di euro, prosciugando risorse da altri capitoli di spesa pubblica. Così saranno divise le voci di spesa:

  1. 44 milioni per l’anno in corso, il 2026, recuperati tagliando la dote per i soggetti danneggiati da trasfusioni infette, fondi della finanziaria e il Fondo per le esigenze indifferibili;
  2. 40 milioni per il prossimo anno, attinti direttamente dalle risorse destinate agli indennizzi per i danneggiati da vaccinazione anti-Covid.

Un travaso di risorse che mostra chiaramente come l’emergenza di ieri continui a ipotecare le risorse di domani.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963