Il riscatto della laurea dovrebbe permettere ai lavoratori che sono in possesso di un titolo di studio di educazione terziaria di andare in pensione in anticipo, versando un contributo per ogni anno passato a studiare all’università, in modo che lo Stato li consideri come anni lavorati ai fini del calcolo dell’età pensionabile.
In molti casi, però, questo beneficio può essere del tutto superato dalle varie forme di pensione anticipata che esistono nel sistema italiano. Esistono poi alcuni specifici casi limite in cui, riscattando la laurea, si finisce per allontanare la data di uscita dal mondo del lavoro.
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Come funziona il riscatto della laurea
Il riscatto della laurea permette di far risultare gli anni di studio all’università come anni lavorati ai fini pensionistici. Si possono riscattare:
- gli anni di laurea triennale, magistrale o di vecchio ordinamento a ciclo unico;
- i master, le specializzazioni e, in alcuni casi, i dottorati di ricerca;
- il riscatto è limitato ai soli anni in corso.
Il costo può variare in maniera molto netta. Per quanto riguarda il riscatto ordinario, infatti, prevede una proporzionalità con il reddito del richiedente e può quindi raggiungere costo molto alti. Esiste l’opzione del riscatto agevolato a tasso fisso. Nel 2026, il costo di un anno di riscatto è di 6.200 euro.
In teoria il riscatto della laurea a fini pensionistici dovrebbe essere utile per avvicinare la data di uscita dal lavoro. In alcuni casi, però, risulta essere del tutto inutile.
I casi in cui il riscatto della laurea è inutile
Rispondendo alla lettera di un lettore, il Corriere della Sera ha esaminato proprio uno di questi casi. Un lavoratore 52enne chiedeva se gli convenisse riscattare gli anni di laurea e gli esperti di smileconomy hanno riscontrato che il beneficio, per lui, sarebbe stato del tutto nullo.
La ragione dell’inutilità del riscatto della laurea in questo caso preciso è legata al fatto che il modo migliori per andare in pensione per questo specifico lavoratore sarebbe la pensione anticipata con il ricalcolo contributivo, che gli permetterebbe di uscire dal mondo del lavoro a 64 anni.
Il riscatto della laurea non interverrebbe su questo calcolo, ma su un altro, quello della normale pensione anticipata, facendolo scendere da 17 a 13 anni, un anno in più del ricalcolo contributivo. Si verrebbe a creare quindi un’opzione ulteriore per il lavoratore, quella di pagare il riscatto per evitare il ricalcolo e lavorare un solo anno in più, ma non ci sarebbe nessun vantaggio in termini di riduzione dell’età pensionabile.
Quando il riscatto della laurea diventa dannoso
Esiste anche un caso limite in cui riscattare la laurea diventa dannoso. Coinvolge soltanto una specifica categoria di lavoratori, quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 ma hanno studiato all’università prima di quell’anno. Riscattando gli anni di studio precedenti al ’96, questi risulteranno all’Inps come anni lavorati.
Di conseguenza verrebbe meno uno dei requisiti fondamentali per la pensione anticipata contributiva, appunto quello di aver iniziato a lavorare dopo il 1996. Soltanto in questo specifico caso limite, il riscatto della laurea è dannoso.