La previdenza complementare in Italia si prepara a entrare in una nuova fase: da una parte è attesa l’entrata in funzione dell’Arbitro dei fondi pensione, destinato a risolvere le controversie tra aderenti e operatori del settore.
E dall’altra parte, dal 31 ottobre 2026, entreranno in vigore nuove regole sulla portabilità dei contributi datoriali. Si tratta di una novità che riporta al centro dell’attenzione il confronto sui costi tra fondi negoziali, fondi aperti e Piani individuali pensionistici (Pip).
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In Italia quasi 10,5 milioni di iscritti alla previdenza complementare
Secondo la Relazione annuale della Covip, alla fine del 2025 gli iscritti a qualche forma di previdenza complementare in Italia hanno sfiorato quota 10,5 milioni, pari al 39,9% della forza lavoro. Rispetto all’anno precedente la crescita è stata del 48%.
Complessivamente risultano attive 273 forme pensionistiche complementari. I numeri, nel complesso, incoraggiano il Governo che da anni spinge per implementare il binario parallelo della previdenza complementare, soprattutto per chi ha iniziato a lavorare tardi o chi ha avuto carriere discontinue.
Arbitro dei fondi pensione operativo entro la fine dell’anno
Presentando la relazione annuale il presidente della Covip, Mario Pepe, ha confermato che l’Arbitro previdenziale dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2026. Oppure, al più tardi, nei primi mesi del 2027.
Il nuovo organismo avrà sede a Roma e sarà composto da tre membri effettivi e due supplenti. Le stime indicano un carico di circa 3mila ricorsi ogni anno.
L’obiettivo è offrire agli aderenti uno strumento dedicato alla risoluzione delle controversie, mentre la Covip punta anche ad ampliare il proprio ruolo nella vigilanza sull’intero sistema del welfare integrativo, comprendendo sia i fondi pensione sia i fondi sanitari integrativi.
Restano i divari tra giovani, donne e territori
Nonostante la crescita delle adesioni, persistono alcune criticità. Una riguarda le donne, che rappresentano solo il 38,8% degli iscritti. Mentre un’altra riguarda i lavoratori con meno di 35 anni che si fermano addirittura al 20,8%. Rimane inoltre profonda la differenza tra Nord e resto del Paese nella diffusione della previdenza complementare.
Per favorire una maggiore partecipazione sono previste misure che puntano sull’adesione automatica dei neoassunti, con il conferimento del Tfr insieme ai contributi del lavoratore e del datore di lavoro.
Dal 31 ottobre cambia la portabilità dei contributi
La novità più attesa riguarda la possibilità di trasferire anche il contributo del datore di lavoro verso fondi pensione aperti e Pip, lasciando il fondo negoziale dopo almeno due anni di permanenza.
La riforma è osservata speciale da parte di sindacati e associazioni datoriali, che temono possibili effetti sull’equilibrio dei fondi negoziali, tradizionalmente caratterizzati da costi di gestione più contenuti rispetto alle altre forme di previdenza complementare.
I dati della Covip confermano differenze importanti tra le diverse soluzioni. Come riporta ConfrontaConti.it, su un orizzonte di 15 anni, l’indicatore sintetico di costo è pari allo 0,35% per i fondi negoziali, sale all’1,23% per i fondi aperti e raggiunge l’1,83% per i Pip. Uno scarto che diventa ancora più evidente nei periodi di permanenza più brevi e che potrebbe alimentare nuovi interventi regolatori nei prossimi mesi, mentre il mercato si prepara ad applicare le nuove regole sulla mobilità dei contributi.