Pensione di reversibilità alle coppie civili, in 10 anni 622 assegni: il 78,1% va a uomini

I numeri dell'INPS mostrano che la pensione di reversibilità nelle unioni civili viene pagata soprattutto alle coppie composte da uomini

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

La legge Cirinnà sulle unioni civili aveva, tra le tante carenze, anche una discriminante sull’aspetto delle pensioni di reversibilità. In una sentenza del 2026 la Corte Costituzionale ha risolto la lacuna legislativa (la retroattività della norma), definendo una svolta nella tutela dei diritti delle coppie omosessuali. Infatti, la Consulta ha dichiarato illegittima la norma che escludeva dalla pensione di reversibilità il partner superstite di una coppia dello stesso sesso sposata all’estero nel caso in cui il decesso fosse avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge Cirinnà.

Il 25º rapporto dell’INPS arriva al compimento dei 10 anni della legge 76 del 2016, quindi mostra ancora i dati precedenti a questa svolta. Si registra nel complesso un numero crescente di pensioni di reversibilità, dal primo anno nel quale se ne attivarono 7, fino al 2025 con 90 pensioni confermate. In totale siamo a 622 pensioni di reversibilità pagate per i partner superstiti di coppie omosessuali.

La pensione di reversibilità spetta anche alle unioni civili

La legge 76 del 2016, la legge sulle unioni civili o legge Cirinnà, prevede una serie di diritti come l’assistenza morale e materiale, la comunione dei beni, il diritto di successione e la reversibilità appunto.

Quindi in base alla normativa vigente, aggiornata dalla sentenza della Corte Costituzionale, le disposizioni riferite al matrimonio si applicano anche alle unioni civili. Sul piano pensionistico funziona allo stesso modo, incluso il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità in favore del partner superstite.

Chi sono i maggiori beneficiari?

Il 25º rapporto dell’INPS fa un’analisi delle pensioni di reversibilità nelle unioni civili. Nel primo decennio dalla sua applicazione, quindi tra il 2016 e il 2025, si sono costituite 27.149 unioni civili, con una maggioranza di unioni tra uomini (61%).

Sono anche la maggioranza delle pensioni di reversibilità pagate, non solo per numero, ma anche per età anagrafica. Infatti, secondo i dati Istat del 2024, le unioni femminili tendono a formarsi in età più giovane, mentre quelle maschili si concentrano maggiormente nelle età mature e presentano spesso un divario anagrafico più marcato tra i partner.

I numeri delle pensioni di reversibilità

Entrando nel dettaglio dei numeri, nel periodo 2016-2025 risultano liquidate complessivamente 622 pensioni ai superstiti da unione civile. Nella maggior parte dei casi si tratta di unioni tra uomini (nel 78,1%) e appena 136 a coppie di donne (pari al 21,9%).

Divise per anno, notiamo l’incremento delle nuove liquidazioni e la stabilizzazione dei numeri:

Il profilo economico

C’è una differenza non solo anagrafica e di genere, ma anche di profilo economico. Emergono infatti differenze rilevanti tra le unioni civili tra uomini e quelle tra donne. Gli importi medi annui risultano più elevati tra i beneficiari uomini, pari a circa 10.700 euro, mentre per le donne la cifra è più bassa, pari a 10.300 euro.

Non stupisce se si guarda il dato nel contesto della partecipazione al mercato del lavoro delle donne. Invece, per le pensioni ai superstiti da matrimonio la dinamica è differente: nel caso in cui sia l’uomo il superstite gli assegni medi sono di circa 8.800 euro, mentre le donne beneficiano di importi medi fino a 17.700 euro perché dall’altra parte c’è una carriera contributiva del coniuge deceduto spesso più continua e meglio retribuita.

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