Pensioni più basse per 700mila lavoratori e aumenta l’età pensionabile

Tagli agli assegni, finestre più lunghe e requisiti più alti. Le nuove regole rischiano di far perdere agli italiani fino a 273mila euro

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Taglio delle aliquote di rendimento, finestre mobili più lunghe per la pensione anticipata e adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. È la tripla stretta che rischia di colpire i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni Cpdel (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali), Cps (Cassa per le pensioni ai sanitari), Cpi (Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate) e Cpug (Cassa per le pensioni degli ufficiali giudiziari, aiutanti ufficiali giudiziari e coadiutori).

È questo il quadro che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Previdenza Cgil, presentata in occasione dell’iniziativa della Fp Cgil “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico”.

Chi è coinvolto

La platea interessata a questi cambiamenti coinvolge circa 700.000 lavoratrici e lavoratori pubblici, con effetti particolarmente pesanti sulle cosiddette carriere “miste”, cioè quelle maturate in parte nel sistema retributivo e in parte in quello contributivo. Secondo le stime della relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2024, il taglio complessivo ammonterà a 32,9 miliardi di euro lordi nel periodo 2024-2043.

Il numero dei trattamenti pensionistici coinvolti è destinato a crescere in modo costante: da circa 31.500 nel 2024 si passerà a oltre 732.000 nel 2043, con la gestione Cpdel che rappresenta stabilmente la quota più ampia della platea colpita.

Per la Cgil e la Fp Cgil si tratta di:

una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che colpisce lavoratrici e lavoratori, intervenendo retroattivamente sul rendimento di contributi già versati e modificando le aspettative previdenziali costruite in decenni di attività lavorativa.

Il taglio delle aliquote di rendimento

L’analisi prende in esame la riduzione delle aliquote di rendimento per le pensioni liquidate dal 1° gennaio 2024, misura introdotta dalla Legge n. 213/2023. I coefficienti applicati alla quota retributiva della pensione sono stati drasticamente ridotti, con penalizzazioni che si azzerano solo al raggiungimento dei 15 anni di anzianità contributiva nel sistema retributivo

Le conseguenze economiche sono pesanti e crescono al diminuire degli anni di contribuzione retributiva. Ecco un riepilogo per fascia di reddito annuo e anno di inizio contribuzione:

Anno inizio contribuzione Taglio annuo (30.000 euro) Taglio annuo (50.000 euro) Taglio annuo (70.000 euro)
1983 927 euro 1.545 euro 2.163 euro
1987 2.645 euro 4.409 euro 6.173 euro
1990 4.077 euro 6.796 euro 9.515 euro
1992 5.100 euro 8.501 euro 11.901 euro
1994 6.177 euro 10.296 euro 14.415 euro

Le generazioni più giovani del pubblico impiego sono quindi le più penalizzate: chi ha iniziato a lavorare nel 1994 può perdere fino a 14.415 euro all’anno con una retribuzione di 70.000 euro. Proiettando questo taglio sull’intera vita pensionistica, la perdita complessiva può superare i 273.000 euro.

Finestre mobili sempre più lunghe

A questo si aggiunge l’incremento progressivo delle finestre di accesso alla pensione anticipata, anch’esso introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. L’allungamento delle finestre crescerà negli anni, con i lavoratori costretti a restare in servizio ulteriori mesi dopo aver già maturato il diritto alla pensione anticipata:

Anno Vecchia finestra Nuova finestra Allungamento
2024 3 mesi 3 mesi 0 mesi
2025 3 mesi 4 mesi +1 mese
2026 3 mesi 5 mesi +2 mesi
2027 3 mesi 7 mesi +4 mesi
2028 3 mesi 9 mesi +6 mesi

L’adeguamento alla speranza di vita

La Legge di Bilancio 2026 non ha bloccato il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. Il governo si è limitato a ridurre temporaneamente a un solo mese l’aumento previsto per il 2027, ma già dal 2028 l’incremento tornerà pienamente operativo con un aumento di 3 mesi. Le stime della Ragioneria Generale dello Stato indicano poi un progressivo innalzamento sia dell’età pensionabile sia dei requisiti contributivi in ogni biennio fino al 2050.

Tre esempi

Per far capire meglio questi tre effetti sulle pensioni, l’analisi esamina tre profili di lavoratori con carriere lunghe e iniziate in giovane età:

Anno nascita Inizio attività lavorativa Pensione anticipata Pensione anticipata con finestra mobile incrementata Accesso alla pensione per evitare il taglio Anni complessivi di lavoro
1968 1987 (19 anni) Nel 2030 con 43 anni e 4 mesi di contributi Uscita effettiva nel 2031 con 44 anni e 1 mese di lavoro Pensione a 67 anni e 10 mesi nel 2036 49 anni e 2 mesi
1970 1990 (20 anni) Nel 2034 con 43 anni e 7 mesi di contributi Uscita effettiva nel 2034 con 44 anni e 5 mesi di lavoro Pensione a 68 anni nel 2038 48 anni e 4 mesi
1972 1993 (21 anni) Nel 2037 con 43 anni e 10 mesi di contributi Uscita effettiva nel 2038 con 44 anni e 7 mesi di lavoro Pensione a 68 anni e 2 mesi nel 2040 47 anni e 8 mesi

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