Pensioni di invalidità in aumento dopo lo stop al Reddito di cittadinanza

Invalidità civile, boom nel Mezzogiorno: più assegni che al Nord nonostante meno abitanti. Cosa c'entra la fine del Reddito di cittadinanza

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Al 31 dicembre 2024 le pensioni di invalidità in Italia hanno raggiunto quota 4.313.351. Si tratta di un aumento di oltre 82.000 unità rispetto al 2020.

Dietro questo dato si nasconde il calo delle prestazioni previdenziali e la crescita di quelle civili, che oggi rappresentano quasi l’80% del totale.

Pensioni di invalidità, la mappa italiana: Calabria e Puglia al top

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2020 e il 2024 le pensioni di invalidità previdenziali sono diminuite del 14,5%, mentre quelle civili sono aumentate del 7,4%, con un’accelerazione evidente nel biennio 2022–2024. Una coincidenza temporale che si intreccia, come si nota subito, con la cancellazione del Reddito di cittadinanza, avvenuta gradualmente nel corso del 2023 ad opera del Governo Meloni.

Le due misure rispondono a finalità diverse: il Reddito di cittadinanza era uno strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa mentre le pensioni di invalidità civile tutelano soggetti con menomazioni fisiche o psichiche certificate.

La fine del sussidio fortemente voluto dal M5S ha lasciato scoperte fasce sociali fragili, caratterizzate da bassa occupabilità, marginalità economica e difficoltà strutturali di inserimento nel mercato del lavoro.

Oggi al posto del Reddito di cittadinanza ci sono due misure: l’Adi (Assegno di inclusione) e l’Sfl (Supporto per la Formazione e il Lavoro). Ma i requisiti, e i controlli, sono più stringenti.

In questo contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato, per molte famiglie, l’unica forma di sostegno economico stabile. Dimostrare una correlazione diretta è praticamente impossibile, per mancanza di dati comparabili e per la delicatezza dei diritti coinvolti. Tuttavia, il dubbio che lo stop al Reddito abbia indirettamente spinto una parte della domanda verso l’invalidità civile resta sul tavolo, soprattutto in alcune aree del Paese.

Qui sotto le 10 città con il maggior numero di prestazioni di invalidità previdenziali e civili ogni 100 abitanti:

Qui sotto le 10 città con il minor numero di prestazioni di invalidità previdenziali e civili ogni 100 abitanti:

Su Aosta, Bolzano e Trento il dato non è disponibile.

Al Sud più invalidi civili che al Nord

Tra il 2020 e il 2024, il Mezzogiorno ha registrato l’incremento più alto di pensioni di invalidità civile: +8,4%, pari a quasi 125.000 prestazioni in più.

Ancora più significativo è il confronto demografico: nel Sud vivono 19,7 milioni di persone, contro i 26,3 milioni del Nord, eppure il Mezzogiorno conta circa 500.000 invalidi civili in più. Una asimmetria che solleva più di un interrogativo, alla luce del fatto che il Sud sconta condizioni socioeconomiche più fragili, tassi di disoccupazione elevati, lavoro nero diffuso e minori opportunità di inclusione.

A livello regionale, la Calabria presenta l’incidenza più elevata di prestazioni di invalidità sul totale degli abitanti: 13,2%. Seguono Puglia (11,6%), Umbria (11,3%) e Sardegna (10,7%). All’estremo opposto si collocano Lombardia, Veneto e Piemonte, tutte ferme al 5,1% per cento.

Quanto costano le pensioni di invalidità allo Stato

Nel 2024 la spesa complessiva per le pensioni di invalidità è stata stimata in 34 miliardi di euro, di cui 21 miliardi destinati alle prestazioni civili. Quasi la metà (46,6%) di questa spesa è concentrata nel Mezzogiorno.

La Campania è la regione con l’esborso più elevato: 2,73 miliardi di euro annui, seguita da Lombardia (2,67) e Lazio (2,38). L’importo medio mensile nazionale è relativamente uniforme e si attesta intorno ai 501 euro.

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