L’Italia vive sempre più a lungo. E più si vive, più si lavora. I nuovi dati Istat sulla speranza di vita aggiornati al 2025 certificano un primato. Ma ha un prezzo: l’accesso alla pensione diventa più lontano per milioni di lavoratori italiani.
L’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla longevità è già una realtà normativa. I numeri più recenti, infatti, delineano con chiarezza lo scenario previdenziale dei prossimi anni.
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Il dato che preoccupa
Secondo le tabelle Istat aggiornate per il 2025, la speranza di vita a 65 anni ha raggiunto 21,4 anni, il valore più alto dall’inizio delle serie storiche nel 2002. Si tratta di un dato provvisorio, che sarà confermato a dicembre, ma già sufficiente per tracciare le prospettive future.
Il confronto storico è significativo. Rispetto al 2020, anno in cui la pandemia aveva fatto crollare l’aspettativa di vita, il valore è cresciuto di 1,4 anni. Rispetto al 2015, l’aumento è di 1,1 anni. Anche rispetto al 2019 (ultimo anno pre-Covid, quando la speranza di vita a 65 anni era di 21 anni) il miglioramento è evidente.
Come funziona il meccanismo di adeguamento
Il sistema italiano prevede che i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata vengano rivisti ogni due anni, sulla base della variazione della speranza di vita certificata dall’Istat per chi ha 65 anni. È un meccanismo automatico introdotto dalla riforma Fornero: se si vive più a lungo, si lavora più a lungo.
Per calcolare lo scatto del 2029 si confronteranno i dati del biennio 2023-2024 con quelli del biennio 2025-2026. Se la tendenza positiva si consoliderà, come indicano le attese, ne deriverà un ulteriore inasprimento dei requisiti. I dati del 2024 si attestavano già a 21,2 anni, il valore più alto dell’ultimo quinquennio.
Cosa cambia dal 2027
Dopo otto anni di sostanziale stabilità, il 2026 sarà l’ultimo anno senza modifiche. Dal 1° gennaio 2027 scatterà un primo aumento di un mese, seguito da un incremento di ulteriori due mesi dal 1° gennaio 2028.
Il calendario degli aumenti è il seguente:
- la pensione di vecchiaia passa da 67 anni a 67 anni e 1 mese nel 2027, poi a 67 anni e 3 mesi nel 2028;
- la pensione anticipata ordinaria per gli uomini va da 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi nel 2027, poi a 43 anni e 2 mesi nel 2028;
- la pensione anticipata ordinaria per le donne passa da 41 anni e 10 mesi a 41 anni e 11 mesi nel 2027, poi a 42 anni e 2 mesi nel 2028.
Gli aumenti sono stati confermati dalla Legge di Bilancio 2026, che non è riuscita a bloccare gli adeguamenti legati alla speranza di vita, come alcuni auspicavano. Vedendo i nuovi dati Istat, come già detto, dal 2029 potrebbe aumentare ulteriormente l’età pensionabile.
Chi è escluso dagli aumenti
Non tutti i lavoratori saranno soggetti agli stessi scatti. Le categorie esonerate o parzialmente tutelate includono:
- lavoratori usuranti (ad esempio chi lavora di notte in modo continuativo);
- addetti a mansioni gravose (come edili, siderurgici e conducenti di mezzi pesanti);
- lavoratori precoci in particolari condizioni di tutela: disoccupati di lunga durata, invalidi e caregiver familiari.
Per questi ultimi, l’accesso alla pensione anticipata con 41 anni di contributi subirà aumenti più contenuti: 41 anni e 1 mese nel 2027 e 41 anni e 3 mesi nel 2028.