Pensione di reversibilità 2026, tagli fino al 50%: cambiano gli importi

Nel 2026 cambiano gli importi delle pensioni di reversibilità: nuove soglie Inps e riduzioni fino al 50%. Tutti i casi esclusi dai tagli

Pubblicato:

Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Nel 2026 cambiano gli importi delle pensioni di reversibilità, il sostegno economico riconosciuto dall’Inps ai familiari superstiti di un pensionato o di un lavoratore deceduto. Le modifiche derivano dall’aggiornamento della pensione minima sulla base della rivalutazione ordinaria e incidono direttamente sulle soglie di reddito oltre le quali scattano le riduzioni dell’assegno. Per alcuni beneficiari, in presenza di altri redditi, le decurtazioni possono arrivare fino al 50%.

Cos’è la pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale destinata ai familiari di un soggetto deceduto che era già pensionato o che aveva maturato i requisiti contributivi per una pensione. Il trattamento è riconosciuto principalmente al coniuge superstite, ma può essere esteso anche ai figli, ai nipoti, ai genitori e, in determinate condizioni, ai fratelli e alle sorelle, solo se risultino a carico del lavoratore o pensionato deceduto e non titolari di altre pensioni.

L’assegno decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso e viene calcolato applicando specifiche percentuali alla pensione percepita o maturata dal defunto.

Il ruolo della pensione minima nel calcolo dei tagli

I tagli alla pensione di reversibilità scattano quando il beneficiario percepisce altri redditi oltre determinate soglie. Queste soglie sono calcolate prendendo come riferimento la pensione minima annua, rivalutata con l’adeguamento ordinario ma al netto della maggiorazione straordinaria.

Per il 2026, la rivalutazione ordinaria dell’1,4% porta la pensione minima a circa 611 euro mensili, pari a circa 7.953 euro l’anno. Su questo valore si basano i nuovi limiti reddituali che determinano l’applicazione delle decurtazioni.

A chi si applicano le riduzioni nel 2026

La pensione di reversibilità è cumulabile con altri redditi solo entro una certa soglia. Superato il limite pari a tre volte il trattamento minimo annuo, l’assegno viene progressivamente ridotto. Con i nuovi importi in vigore dal 2026, le riduzioni sono così articolate:

Le decurtazioni si applicano solo alla quota di pensione di reversibilità e non incidono sugli altri redditi percepiti dal beneficiario.

Quando i tagli non si applicano

Non tutti i beneficiari sono soggetti alle riduzioni. L’Inps chiarisce che i limiti di cumulabilità non si applicano quando il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. In questi casi la pensione di reversibilità resta integralmente cumulabile con altri redditi.

Un ulteriore limite alle decurtazioni è stato introdotto dalla Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 162 del 2022, la Consulta ha stabilito che la riduzione non può superare l’importo dei redditi aggiuntivi percepiti, evitando così penalizzazioni eccessive.

Le percentuali di reversibilità per coniuge e figli

L’importo della pensione di reversibilità varia anche in base al numero e alla tipologia dei familiari superstiti. Le aliquote principali prevedono:

Quando non è presente il coniuge, le percentuali cambiano in base al numero dei beneficiari. Se i beneficiari sono esclusivamente figli, genitori o fratelli e sorelle, le aliquote sono diverse. A titolo esemplificativo, spetta il 70% a un figlio solo, l’80% a due figli e il 100% a tre o più figli. Per i genitori e i fratelli o sorelle le percentuali sono più basse e aumentano progressivamente in base al numero dei beneficiari.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963