Settembre è appena iniziato e con la mente proiettata verso l’autunno sfumano gli ultimi effetti dopaminici delle hit estive. Mentre la riproduzione di Sorry scusa lo siento giunge alle ultime note, restano i dati freddi delle Camere di Commercio.
Mettendo il naso nei bilanci delle società che gestiscono le carriere dei big nostrani, da Vasco Rossi a Fedez passando per Ultimo, la fotografia dell’economia della scena musicale italiana rivela un paradosso economico. Persino chi riempie gli stadi non può permettersi di vivere unicamente di canzoni e diritti d’autore.
Indice
Come operano le società dei big della musica
I conti evidenziano che le società dei principali artisti italiani funzionano come aziende ben strutturate, la cui forza economica risiede nella diversificazione delle attività al di fuori del mercato discografico.
Le strategie con cui queste aziende producono e proteggono la ricchezza spaziano in settori del tutto indipendenti dalle classifiche di ascolto:
- con Giamaica Srl Vasco Rossi trasforma l’incredibile flusso di cassa dei tour in un’operazione di pura gestione patrimoniale, mettendo al sicuro la liquidità in un portafoglio fatto di terreni, immobili e investimenti finanziari;
- con il suo gruppo societario Fedez sposta il baricentro dal brano musicale alle produzioni per la televisione, alla pubblicità, al noleggio di auto per il cinema e alle partnership commerciali;
- la Ultimo Entertainment si porta a casa la coppa degli utili netti grazie a una struttura snella e a un uso chirurgico delle leve fiscali riservate alle aziende, tra tax credit e bonus per le assunzioni.
La classifica dei fatturati
Analizzando i bilanci depositati dalle società che fanno capo ai principali cantanti della nostra scena, la graduatoria degli incassi evidenzia la portata finanziaria di questi gruppi aziendali.
| Artista | Società di riferimento | Ricavi | Utile netto |
| Vasco Rossi | Giamaica Srl | 12,9 milioni di euro | 1,8 milioni di euro |
| Fedez | Zedef, Doom, Autoscontri | 11,8 milioni di euro | 2,5 milioni di euro |
| Ultimo | Ultimo Entertainment Srl | 10 milioni di euro | 3,3 milioni di euro |
Perché i numeri dello streaming non bastano mai
Lo streaming ci ha convinti che ascoltare musica ovunque fosse una rivoluzione a costo zero, ma ha anche polverizzato il valore della singola traccia. I cantanti devono trasformarsi in manager per poter vivere solo della propria arte.
Mettendo in fila i numeri reali dei pagamenti riconosciuti nel nostro Paese dalle varie piattaforme, la matematica non lascia spazio alle interpretazioni:
- considerando che le piattaforme pagano 0,0038 per riproduzione, un milione di ascolti lordi genera un valore economico complessivo di appena 3.800 euro;
- di questa cifra le etichette discografiche e i distributori si prendono una fetta gigante compresa tra il 70 e l’80 percento;
- all’artista va la quota di royalty pattuita da contratto, che si aggira mediamente attorno al 20 percento, ovvero circa 760 euro lordi;
- una volta tolte le commissioni del management, i costi fissi e il prelievo del fisco, nelle tasche del cantante finiscono all’incirca 456 euro netti.
In sostanza, fare un milione di ascolti su internet garantisce una rendita diretta che non copre nemmeno un affitto a Milano.
Dai tour ai mercati globali e la trasformazione dell’artista in holding
Persino l’attività dal vivo, considerata il porto sicuro in cui rifugiarsi quando i dischi non si vendono più, oggi deve fare i conti con un’esplosione dei costi di produzione che tra trasporti, allestimenti, sicurezza e service si mangia fino all’80 percento degli incassi dei biglietti.
Per sopravvivere a questa tenaglia i grandi nomi della musica italiana non hanno fatto altro che copiare il modello dei colleghi americani. Il caso scuola a livello globale rimane Jay-Z, diventato il primo rapper miliardario della storia non per merito dei suoi album, ma per aver trasformato il proprio nome in una holding attiva nello champagne di lusso, nei servizi tecnologici, nell’immobiliare e nelle agenzie di management.
La lezione è arrivata forte e chiara anche da noi. La canzone ha smesso di essere la fonte primaria di sostentamento economico dei musicisti e si è trasformata in un’esca ad altissima visibilità, che serve ad alimentare contratti di sponsorizzazione, diritti d’immagine, linee di abbigliamento o di cosmetica. In una parola: investimenti societari. Senza una Srl a fare da scudo e da cassa di compensazione, persino la hit dell’estate rischia di rivelarsi un’operazione in perdita.