Il podio di utili e incassi nell’industria musicale: quanto guadagnano Vasco, Fedez e Ultimo

Dai tour al business immobiliare, i ricavi reali dei cantanti italiani derivano molto poco dai diritti d'autore sulle riproduzione dei propri brani

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Settembre è appena iniziato e con la mente proiettata verso l’autunno sfumano gli ultimi effetti dopaminici delle hit estive. Mentre la riproduzione di Sorry scusa lo siento giunge alle ultime note, restano i dati freddi delle Camere di Commercio.

Mettendo il naso nei bilanci delle società che gestiscono le carriere dei big nostrani, da Vasco Rossi a Fedez passando per Ultimo, la fotografia dell’economia della scena musicale italiana rivela un paradosso economico. Persino chi riempie gli stadi non può permettersi di vivere unicamente di canzoni e diritti d’autore.

Come operano le società dei big della musica

I conti evidenziano che le società dei principali artisti italiani funzionano come aziende ben strutturate, la cui forza economica risiede nella diversificazione delle attività al di fuori del mercato discografico.

Le strategie con cui queste aziende producono e proteggono la ricchezza spaziano in settori del tutto indipendenti dalle classifiche di ascolto:

La classifica dei fatturati

Analizzando i bilanci depositati dalle società che fanno capo ai principali cantanti della nostra scena, la graduatoria degli incassi evidenzia la portata finanziaria di questi gruppi aziendali.

Artista Società di riferimento Ricavi Utile netto
Vasco Rossi Giamaica Srl 12,9 milioni di euro 1,8 milioni di euro
Fedez Zedef, Doom, Autoscontri 11,8 milioni di euro 2,5 milioni di euro
Ultimo Ultimo Entertainment Srl 10 milioni di euro 3,3 milioni di euro

Perché i numeri dello streaming non bastano mai

Lo streaming ci ha convinti che ascoltare musica ovunque fosse una rivoluzione a costo zero, ma ha anche polverizzato il valore della singola traccia. I cantanti devono trasformarsi in manager per poter vivere solo della propria arte.

Mettendo in fila i numeri reali dei pagamenti riconosciuti nel nostro Paese dalle varie piattaforme, la matematica non lascia spazio alle interpretazioni:

In sostanza, fare un milione di ascolti su internet garantisce una rendita diretta che non copre nemmeno un affitto a Milano.

Dai tour ai mercati globali e la trasformazione dell’artista in holding

Persino l’attività dal vivo, considerata il porto sicuro in cui rifugiarsi quando i dischi non si vendono più, oggi deve fare i conti con un’esplosione dei costi di produzione che tra trasporti, allestimenti, sicurezza e service si mangia fino all’80 percento degli incassi dei biglietti.

Per sopravvivere a questa tenaglia i grandi nomi della musica italiana non hanno fatto altro che copiare il modello dei colleghi americani. Il caso scuola a livello globale rimane Jay-Z, diventato il primo rapper miliardario della storia non per merito dei suoi album, ma per aver trasformato il proprio nome in una holding attiva nello champagne di lusso, nei servizi tecnologici, nell’immobiliare e nelle agenzie di management.

La lezione è arrivata forte e chiara anche da noi. La canzone ha smesso di essere la fonte primaria di sostentamento economico dei musicisti e si è trasformata in un’esca ad altissima visibilità, che serve ad alimentare contratti di sponsorizzazione, diritti d’immagine, linee di abbigliamento o di cosmetica. In una parola: investimenti societari. Senza una Srl a fare da scudo e da cassa di compensazione, persino la hit dell’estate rischia di rivelarsi un’operazione in perdita.

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